Nuova sfida del primo ministro della Macedonia da Washington

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Macedonia

Hristjan Mickoski prima del vertice Nato ha allarmato Atene con un videomessaggio dalla Capitale Usa seguendo la linea della nuova presidente

Ancora una volta è apparso provocatorio il primo ministro della Macedonia del Nord, Hristjan Mickoski, che ha partecipato al vertice Nato di tre giorni (9-11/7) a Washington, insistendo con le sue dichiarazioni sull’uso del termine Macedonia.

Mickoski, in un videomessaggio da Washington, dove si trovava già da domenica (7/7), ha dichiarato: «Quello che voglio anche notare è il gran numero di incontri bilaterali che avrò nei prossimi giorni con i leader degli Stati che sono membri dell’alleanza NATO. Avrò anche incontri con i circoli imprenditoriali qui negli Usa, dove presenterò le possibilità che la Macedonia offre per gli investimenti».

Le parole di Mickoski

«Annuncerò l’ennesimo nuovo investimento straniero da parte di una società che è tra le 500 più grandi qui negli Stati Uniti, nuovi investimenti per decine di milioni di euro e nuovi posti di lavoro per i cittadini macedoni».

«Questa è la principale priorità del nuovo Governo macedone. Vorrei anche menzionare che userò i prossimi giorni a New York per incontrare la diaspora macedone, gli espatriati macedoni», ha concluso Mickoski nel suo messaggio.

Le preoccupazioni greche

La posizione della Macedonia del Nord ha allarmato Atene, con il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis che si è rivolto agli alleati sulla posizione della nuova leadership della Macedonia del Nord e ha chiesto il pieno rispetto dell’accordo di Prespa.

Il primo ministro della Macedonia del Nord è accompagnato in questa visita dai ministri degli Affari esteri, della Difesa e dell’Interno. La nuova presidente della Macedonia del Nord, Gordana SiljanovskaDavkova, ha dichiarato di rispettare l’accordo di Prespa, ma di avere il diritto personale di usare il termine “Macedonia”.

La posizione della nuova presidente macedone

Siljanovska, rispondendo alle domande della stampa dalla città di Ohrid, ha affermato che il modo in cui userebbe il nome del Paese: «È una questione di determinazione personale, un diritto garantito da atti superiori a quelli applicabili negli accordi bilaterali».

Ha inoltre sottolineato che attraverso il dialogo cercherà di “convincere” la Grecia della “correttezza” delle sue affermazioni, aggiungendo di avere un piano su come agire. «Certo che ho un piano. Il piano è quello di costruire relazioni di buon vicinato. Il piano è quello di avere rispetto ma anche rispetto di sé. E penso che, come in politica, si debba cercare l’arte del possibile. Lo faremo presto», ha rilevato Siljanovska.

Se venisse meno l’accordo di Prespa

Alla domanda sugli avvertimenti della Grecia sul possibile ricorso alla Corte internazionale di giustizia per il mancato rispetto delle disposizioni dell’accordo di Prespa, Siljanovska ha ricordato la precedente decisione della stessa Corte (nel 2011), nell’appello dell’allora ex Repubblica jugoslava di Macedonia contro la Grecia per violazione dell’accordo interinale dal 1995.

«Questa stessa Corte internazionale di Giustizia, in cui abbiamo affrontato la Grecia, si è pronunciata per violazione dell’articolo 11 dell’Accordo Interinale, che era anche un accordo internazionale. Non credo che andremo immediatamente in tribunale. C’è una gradazione nell’accordo di Prespa. Prima si fa notare, si discute, si rivolge la questione all’ONU e poi si va in tribunale. Le decisioni del tribunale dovrebbero essere erga omnes (vale per tutti), ma nel nostro caso questo non è accaduto», ha ribadito Siljanovska.

Già all’insediamento…

La nuova presidente della Macedonia del Nord, Gordana Siljanovska (che è stata eletta nuova presidente del Paese alle elezioni presidenziali dell’8 maggio, come candidata del partito di destra VMRO-DPMNE), al suo insediamento il 12 maggio ha chiamato il PaeseMacedonia“, nonostante il fatto che nel testo del giuramento dettatole, il Paese fosse indicato come “Macedonia del Nord”.

Questa azione del nuovo presidente della Macedonia del Nord ha provocato forti reazioni da parte greca, mentre è stata condannata dall’Ue e dagli Stati Uniti.

Gordana Siljanovska continua a provocare. A poche ore dal giuramento del nuovo Governo, l’accordo di Prespa viene nuovamente ostentatamente ignorato, questa volta parlando di “Macedoni dell’Egeo”.

La risposta greca

Siljanovska ha incontrato i rappresentanti dei “Bambini rifugiati dalla Macedonia dell’Egeo” e ha discusso con loro delle celebrazioni per il 75° anniversario della “persecuzione dei macedoni dell’Egeo”. Ha sottolineato che «il destino e la tragedia dei 30.000 bambini rifugiati e del loro Golgota non devono essere messi a tacere o relativizzati» e ha sottolineato che il rispetto e la conoscenza del passato «danno molto spazio per un futuro amichevole per il bene di tutti nei Balcani e in Europa».

MacedoniaKyriakos Mitsotakis ha lanciato un nuovo chiaro avvertimento a Skopje, in occasione delle nuove dichiarazioni provocatorie di Gordada Siljanovska sui “macedoni dell’Egeo”. Il premier dai Bruxelles ha sollevato la questione della violazione da parte della nuova leadership del Paese dell’accordo di Prespa al vertice del G27, chiarendo che se Skopje insisterà sulla stessa direzione, annullerà di fatto il suo corso europeo.

Le parole di Mitsotakis

«Così ho informato i miei colleghi del Consiglio europeo di questo spiacevole sviluppo e ho anche chiarito che se Skopje persiste su questa linea, in realtà lo renderà estremamente difficile, se non anullerà in pratica qualsiasi processo di convergenza diretta con la famiglia europea».

«Quindi penso che tutti dovrebbero capire le conseguenze delle loro azioni e sapere che il rispetto dell’acquis europeo passa, ovviamente, attraverso la fedele osservanza degli accordi internazionali firmati, in questo caso, da entrambe le parti», ha sostenuto il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis, citato da ERT.

Il primo ministro ha riproposto la questione dell’eurodeputato Fredis Beleris, sottolineando che considera la sua presenza a Strasburgo eloquente. «Penso che sia ovvio, se vogliamo, che Fredis Beleris sarà a Strasburgo per assumere ufficialmente le sue funzioni di eurodeputato e parteciperà ovviamente al voto estremamente cruciale per scegliere il prossimo presidente della Commissione europea. Non dirò altro, ma penso che sia perfettamente logico ed evidente che questo accadrà», ha concluso.

 

George Labrinopoulos

Foto © eKathimerini.com, Deutschlandfunk, Tovima

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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