Per rafforzare l’Autorità palestinese e l’economia della Cisgiordania. Corte di Giustizia dell’Onu dichiara illegale l’occupazione di Israele. Tajani: «Popolazione Gaza va protetta, la guerra deve finire»
La Commissione europea stanzierà 400 milioni di euro in sovvenzioni e prestiti alla Cisgiordania da erogare in tre rate tra luglio e settembre 2024 a seconda dei progressi nell’attuazione del programma di riforme dell’Autorità nazionale palestinese Anp concordate in una lettera d’intenti che definisce una strategia per risolvere situazione fiscale e di bilancio critica dell’Autorità e dell’economia palestinese.
La strategia concordata mira a rafforzare l’Anp e l’economia della Cisgiordania
Il programma di riforme pone le basi per la ripresa e la costruzione della resilienza “e mira a creare le condizioni migliori per la ricostruzione di Gaza quando le circostanze sul campo lo permetteranno”, si legge in una nota. Come primo passo, “l’Ue fornirà un’assistenza finanziaria d’emergenza a breve termine all’Autorità nazionale palestinese Anp per soddisfare le sue esigenze finanziarie più urgenti e per sostenere il suo programma di riforme sostanziale e credibile”, si legge ancora.
“Il sostegno finanziario a breve termine aprirà la strada a un programma globale per la ripresa e la resilienza della Palestina”, spiega Bruxelles. “Saranno necessari anche finanziamenti da parte di altri donatori”, e la Commissione propone quindi di istituire “una piattaforma di coordinamento dei donatori palestinesi a partire dall’autunno 2024, fino alla fine del 2026“. La proposta legislativa per questo programma sarà presentata all’inizio di settembre, in modo che i pagamenti possano iniziare prima della fine dell’anno, a condizione che siano soddisfatte le condizioni.
Corte Giustizia Onu: illegale l’occupazione di Israele
La Corte internazionale di Giustizia (Icj, dall’acronimo inglese International Court of Justice) ha giudicato illegale la politica degli insediamenti coloniali che lo Stato di Israele realizza in Cisgiordania e Gerusalemme Est, così come lo sfruttamento delle risorse naturali di quei territori. Si tratta di un parere consultivo, quindi non è vincolante. Il tribunale delle Nazioni Unite – il più antico tribunale internazionale, con sede all’Aja, da non confondersi con la Corte penale internazionale (Icc, dall’acronimo inglese International Criminal Court) – ha emesso tale parere su richiesta dell’Assemblea generale dell’Onu.
Cionondimeno, come osservano diversi organi di stampa, ha un forte peso giuridico e politico, dal momento che stabilisce che a partire dal 1967 i Governi che si sono succeduti a Tel Aviv hanno violato il diritto internazionale, compresa la Carta delle Nazioni Unite e la Convenzione di Ginevra, e questo rimette in discussione quanto realizzato finora da Israele nei Territori occupati.
Parere non vincolante che sancisce violazioni dal 1967
“L’illegalità” – si legge nel testo del parere dell’Icj – “riguarda l’intero territorio palestinese occupato da Israele nel 1967. Questa è l’unità territoriale attraverso la quale Israele ha imposto politiche e pratiche per dividere, frammentare e frustrare la capacità del popolo palestinese di esercitare il proprio diritto all’autodeterminazione”. Più in generale si tratta di “aree in cui è stata estesa la sovranità israeliana in violazione del diritto internazionale. L’insieme del Territorio palestinese occupato è anche il territorio sul quale risiede il popolo palestinese, e su cui la popolazione dovrebbe poter esercitare il proprio diritto all’autodeterminazione, la cui integrità deve essere rispettata”.
Come riporta il Times of Israel, la reazione del premier Benjamin Netanyahu non si è fatta attendere: «Il popolo ebraico non è occupante nella propria terra, non nella nostra eterna Capitale Gerusalemme, non nella terra dei nostri antenati in Giudea e Samaria. Nessuna falsa decisione dell’Aja distorcerà questa verità storica, così come la legalità degli insediamenti israeliani in tutti i territori della nostra patria non può essere contestata». Israele si sta difendendo all’icj anche dall’accusa di genocidio nella Striscia di Gaza, presentata dal Governo del Sudafrica a gennaio.
Tajani: «Popolazione Gaza va protetta, la guerra deve finire»
In occasione dell’arrivo ad Amman di un carico di oltre 60 tonnellate di aiuti umanitari raccolti dal Governo italiano attraverso l’iniziativa “Food for Gaza”, il ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Antonio Tajani, ha inviato lettere ai suoi omologhi di Israele, Israel Katz, dell’Autorità nazionale palestinese Anp, Mohammed Mustafa, e della Giordania, Ayman Al Safidi. Lo fa sapere la Farnesina in una nota.
Nel ribadire la costante attenzione con cui il Governo italiano segue l’evoluzione della gravissima crisi umanitaria nella Striscia, da ultimo al centro della riunione dei ministri del G7 conclusasi ieri a Reggio Calabria, il ministro Tajani ha sottolineato la “necessità di pervenire a un cessate il fuoco, completare la liberazione degli ostaggi e garantire l’accesso umanitario agli aiuti destinati alla popolazione civile di Gaza”.
Lettera del vicepremier a omologhi di Israele, Anp e Giordania
Per Tajani «Gaza non può attendere, la pace deve arrivare, la popolazione civile deve essere protetta e gli ostaggi devono essere rilasciati». Come indicato dal titolare della Diplomazia, «a nome del Governo ho voluto lanciare l’iniziativa “Food for Gaza” per rafforzare l’assistenza umanitaria a favore della popolazione di Gaza con il Polo delle Agenzie Onu di Roma, la Croce Rossa/Mezzaluna Rossa e le migliori forze del nostro Paese, in vista della ricostruzione materiale e sociale della Striscia». Le oltre 60 tonnellate di materiale alimentare e medico, arrivate ieri in Giordania con un volo della Cooperazione italiana saranno poi trasferite nella Striscia di Gaza attraverso il “corridoio giordano” con la collaborazione della Mezzaluna Rossa e della Jordan Hashemite Charity Organization.
Klivia Böhm
Foto © European Commission, Middle East Monitor, The Times of Israel, ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale













