Lorenzo Milani e Gian Paolo Meucci

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Uno scambio epistolare da cui si percepisce il legame di amicizia tra i due

In occasione del centenario della nascita del sacerdote più innovatore della chiesa italiana del secondo Novecento, don Milani, la casa editrice fiorentina Olschki ha pubblicato un interessante libro dal titolo “Lorenzo Milani e Gian Paolo Meucci. Indagine su un’amicizia nelle pagine di un carteggio (19491956)” a cura di Francesca Capetta. Si tratta di un omaggio di Arcton (Associazione degli archivi di cristiani nella Toscana del Novecento) che ha presentato la raccolta di lettere inviate da don Lorenzo Milani al magistrato Gian Paolo Meucci tra il 1949 e il 1956, mai pubblicate nella loro stretta sequenza cronologica e anche in parte inedite.

Queste testimonianze, dal tono familiare, offrono un punto di vista interessante sulla personalità del priore di Barbiana, legato da una profonda amicizia al magistrato. La forza della scrittura di don Lorenzo getta luce sull’intimità del vincolo che li univa. Il sentimento dell’amicizia era fondamentale. Nel carteggio è stata ritrovata una lettera inedita di Neera Fallaci a Meucci, fino a oggi sconosciuta, che è stata commentata nel saggio storico.

Un lavoro certosino

L’Associazione Arcton custodisce anche l’archivio della famiglia Milani curato dalla nipote di Lorenzo, Valeria Milani Comparetti. Il sentimento dell’ amicizia di don Milani per il magistrato è profondo e sincero. Se ne ha una prova proprio nelle lettere che hanno per tema le insicurezze del cappellano di San Donato di Calenzano prima della pubblicazione delle “Esperienze patorali”. Entrambi gli interlocutori sono diretti nel parlare e sono lontani da ogni sovrastruttura formalistica o psicologica.

Un recupero morale

Chi si avvicina oggi alla memoria documentaria di Lorenzo Milani rimane sorpreso da due dati importanti: la pubblicazione prematura delle sue lettere e la non esistenza di un vero archivio Lorenzo Milani.

D’altronde Michele Gesualdi nel suo volume “L’esilio di Barbiana“, scrive: “hanno sezionato il pensiero di don Lorenzo come fosse carne da macello, andando alla caccia di tutte le piccolezze da pubblicare”. Un’accusa non sempre condivisibile, in quanto don Milani è morto il 26 giugno 1967 e in quel periodo non esistevano mezzi di comunicazione come abbiamo oggi. Premeva il Sessantotto di cui in parte lui è stato figlio per una contestazione educativa. E dagli inizi degli anni Settanta uscivano le sue prime opere. È vero per contro che ancora oggi manca una vera archiviazione dei documenti. Come ha scritto Francesca Capetta, “ci troviamo di fronte a diversi nuclei di carte ma in esse mancano il senso della sedimentazione, la compresenza di documenti redatti e ricevuti e spesso mancano gli originali che si confondono con le copie”.

MilaniA Bologna, dove si conserva il nucleo più cospicuo, vi è una raccolta post mortem di don Milani. Quella fiorentina invece riguarda le lettere degli allievi, anche nella postuma. Uno degli elementi critici a chi si avvicina alle carte di don Milani e che spesso si sovrappongono i libri alla documentazione e che fino ad ora è prevalso l’uso interpretativo e o narrativo dei documenti.

Il Centenario della nascita di don Milani ha segnato un momento di riflessione che ha visto nascere nuove collaborazioni che metteranno in luce contesti documentari inediti e che rafforzeranno la figura di don Lorenzo Milani.

 

Paolo Montanari

Foto © Vatican News, Nove Firenze

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