I veicoli elettrici sono ormai un’utopia?

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Il primo ministro spagnolo, Pedro Sánchez, a Shanghai, fa dietro front sui dazi che l’Ue vorrebbe imporre alla Cina

Entro il 2030, in Europa, si prevede un numero di immatricolazioni di veicoli elettrici superiore a quelle dei termici. Il costo ridotto del carburante è il vantaggio principale di questo tipo di vettura, ma a esso si aggiungono anche la riduzione di sostanze inquinanti emesse nell’aria (un esempio la CO₂) e del carbonio.

Bruxelles sta iniziando a temere per il futuro dell’elettrico soprattutto dato che la Cinaè più avanti nella produzione a prezzi accessibili”. Il mercato in quest’ultimi anni è comandato dalla Tesla e Pechino è pronta a sbarcare in gran quantità nelle concessionarie e nelle fabbriche. «La produzione europea di veicoli elettrici è in calo (nel 2024 si prevede che ne saranno realizzati di meno rispetto agli 1,8 milioni di modelli del 2023, ndr), dal momento che la domanda ristagna», ha affermato il commissario al Mercato interno Ue, Thierry Breton, che, inoltre, spinge affinché tutti si mobilitino per raggiungere gli obiettivi dell’Europa per il 2035 senza «stare seduti ad aspettare che si materializzino magicamente».

Il vantaggio per i produttori cinesi è quello di avere modelli a prezzi ridotti interessando maggiormente in questo modo i consumatori europei i quali, ad oggi, mostrano di non essere disposti a spendere per i veicoli elettrici il 25-30% in più dei modelli simili a motore termico.

Bastian contrario

Il primo ministro Pedro Sánchez, a Shanghai, ultima tappa della sua visita ufficiale di quattro giorni in Cina, propone l’idea di «costruire ponti tra l’Ue e la Cina». Il leader spagnolo “criticala scelta della Commissione europea e degli altri 26 Stati membri di imporre tariffe d’importazione sui veicoli elettrici cinesi affermando che non c’è bisogno di un’altra guerra, in questo caso commerciale. L’idea dei dazi è quella di bilanciare quello squilibrio provocato dalla Cina nel sovvenzionare il proprio settore di produzione automobilistica che di conseguenza ha messo a rischio i competitori europei nell’affrontare delle perdite economiche insostenibili. Per aiutare i propri produttori, Bruxelles, ha posto tasse aggiuntive, che variano tra il 7,8 e il 35,3% a seconda del marchio, che si sommerebbero all’aliquota attuale del 10%.

Per Sánchez, però, questo potrebbe non essere l’approccio migliore, soprattutto se dovesse scatenare misure di ritorsione contro i prodotti a base di carne suina, un settore molto prezioso e delicato per la Spagna. «Dobbiamo riconsiderare tutti, non solo gli Stati membri ma anche la Commissione, la nostra posizione nei confronti di questa mossa. Dalla Spagna quello che faremo è essere costruttivi e cercare di trovare una soluzione, un compromesso, tra la Cina e la Commissione europea. Se me lo chiedete, vi risponderò che stiamo riconsiderando la nostra posizione».

Interessi diversi

La dichiarazione rappresenta una significativa inversione di tendenza per Madrid, che normalmente sostiene la linea d’azione della Commissione. Secondo quanto riferito, il Paese ha votato a favore della tariffa durante una consultazione non vincolante a luglio e si prevedeva che avrebbe mantenuto questa posizione nella prossima votazione, che si terrà prima di novembre. Il voto si preannuncia come una cartina di tornasole della volontà dell’Ue di opporsi alle pratiche commerciali sleali della Cina, da sempre punto di attrito.

La Francia e l’Italia sono considerate sostenitrici delle tariffe aggiuntive, mentre l’Ungheria guida l’opposizione. La Germania è sottoposta a forti pressioni da parte dell’industria locale per far deragliare la misura, ma la coalizione al Governo non ha ancora deciso. Per bloccare i dazi sarà necessaria una maggioranza qualificata.

«Abbiamo espresso la nostra sorpresa per il fatto che questi negoziati commerciali si siano intrecciati con potenziali sanzioni contro il settore suino che non ha nulla a che fare con l’automobilistico», ha dichiarato Sánchez a proposito del suo incontro con il presidente Xi Jinping. «Penso che la popolazione e il Governo cinese siano molto consapevoli del valore del settore suino», ha aggiunto. «Il settore suinicolo può avere la garanzia che il Governo spagnolo difenderà, ovviamente, i suoi interessi».

Un portavoce della Commissione Ue ha dichiarato comunque che il dialogo con la Cina continuerà confermando l’incontro a Bruxelles tra il vicepresidente dell’esecutivo Ue, Valdis Dombrovskis e il ministro del Commercio cinese, Wang Wentao, previsto per il 19 settembre.

Il mercato influenza il progresso

La casa automobilistica Volvo ha incolpato i cambiamenti delle condizioni di mercato per la sua scelta di abbandonare l’obiettivo di produrre solo macchine completamente elettriche entro il 2030 che aveva annunciato solo tre anni fa. Ciò è avvenuto poiché l’industria si sta confrontando con un rallentamento nella domanda di veicoli elettrici (EV, Electric Vehicles) in alcuni mercati principali e con l’incertezza dovuta all’imposizione di tasse d’importazione sui prodotti in Cina.

La Volvo, che tradizionalmente ha sempre sbandierato le proprie credenziali ambientali, si unisce ad altre grandi case automobilistiche, General Motors e Ford, nel fare marcia indietro sulle ambizioni dei veicoli elettrici. La casa automobilistica svedese prevede che entro il 2030 almeno il 90% della sua produzione sarà costituito da auto elettriche e ibride plug-in. Inoltre ha anche affermato in una dichiarazione separata che i plug-in hybrid saranno una parte fondamentale della crescita futura dei profitti e che rinnoverà la sua Hybrid XC90. A ciò potrebbe aggiungersi anche la possibilità di vendere un numero ridotto di cosiddetti mild hybrid, veicoli più convenzionali con un’assistenza elettrica limitata.

L’aumento di domanda di macchine ibride ha spinto un cambio strategico in un settore che inizialmente mirava a eliminarle a favore di veicoli completamente elettrici. La Toyota, uno dei produttori automobilistici più a rilento nello sviluppo di questi ultimi, continua a scommettere fortemente sull’ibrido con un numero sempre più alto di modelli. Il produttore francese Renault ha affermato anch’esso che ha intenzione di continuare a lanciare sul mercato modelli ibridi.

Anche la Ford ha fatto dietrofront sui suoi piani riguardanti gli EV. Proprio lo scorso mese il gigante automobilistico statunitense ha annunciato l’abbandono del progetto di un veicolo sportivo di grandi dimensioni completamente elettrico e il posticipo del lancio del suo pick-up truck elettrico. Anche la sua rivale, la General Motors, ha ridotto gli obiettivi di produzione nell’ultimo anno.

Dubbio dei consumatori ostacola il solo elettrico

«Siamo fermamente convinti che il nostro futuro sarà nell’elettrico», ha affermato Jim Rowan, amministratore delegato della Volvo. «Tuttavia, è chiaro che la transizione non sarà lineare e sia i clienti che i mercati si muovono a velocità diverse».

La compagnia ha anche dichiarato che il clima aziendale per le EV è cambiato, a causa di fattori come la lenta installazione di infrastrutture di ricarica e la revoca degli incentivi ai consumatori. L’analista azionaria indipendente Anna MacDonald ha affermato che gli utenti hanno ancora dei dubbi riguardo il passaggio all’elettrico. «Alcuni dei sussidi che i Governi hanno messo in atto per incoraggiarne l’acquisto sono terminati e inoltre c’è anche una continua mancanza di domanda poiché i consumatori sono preoccupati per quanto riguarda la ricarica», ha dichiarato alla BBC Today. «Resta comunque il fatto che le macchine elettriche sono più costose».

«I produttori di automobili non sono inclini a subire perdite con questi veicoli», ha aggiunto la MacDonald. Le immatricolazioni di EV nell’Unione europea sono calate di quasi l’11% a giugno, secondo quanto afferma la European Automobile Manufacturers Association.

In difesa delle aziende occidentali

La Volvo è per la maggior parte di proprietà del gigante automobilistico cinese Geely e poiché utilizza le industrie del Paese, sarà colpita dai dazi sulle importazioni in Unione europea e USA dei veicoli elettrici prodotti in Cina. La scorsa settimana anche il Canada ha annunciato che si imporrà, ma lo farà con il 100%. I Paesi occidentali hanno accusato Pechino di sussidiare la propria industria di EV, dando ai propri produttori un vantaggio ingiusto.

La Cina ha respinto le accuse e ha criticato le tariffe definendole “discriminatorie”. Quest’ultima, con lo scopo di “venire incontro” all’Unione europea, ha avanzato delle proposte per sedare i timori riguardo gli effetti dannosi dei sussidi di Pechino. Finora Bruxelles, non convinta dalle idee presentate, ritiene quest’ultime insufficienti in quanto l’antitrust europeo, dopo aver analizzato i rimedi avanzati dai costruttori cinesi, non li ha trovati concordi con i criteri richiesti.

A sostegno dell’ambiente e dei lavoratori

Fino a 600 km di autonomia con una sola ricarica. È quanto lontano si potrà arrivare con il camion elettrico pesante di nuova generazione della Volvo. La maggiore autonomia rappresenta una svolta per il trasporto su lunghe distanze a zero emissioni di gas di scarico. L’elettrificazione degli autocarri pesanti continua in tutto il Mondo e le distanze più lunghe stanno diventando una possibilità. “Sarà un’ottima soluzione per le aziende di trasporto con un elevato chilometraggio annuale dei loro camion e con un forte impegno a ridurre le emissioni di CO2”, ha dichiarato Roger Alm, presidente di Volvo Trucks.

Questo nuovo camion long range utilizza una nuova tecnologia di trasmissione, il cosiddetto e-axle, che crea spazio per una capacità maggiore della batteria maggiore. Anche la capacità e il sistema di gestione della batteria nonché l’efficienzacomplessiva della catena cinematica contribuiscono all’estensione dell’autonomia. La sua ampia gamma di prodotti consente di elettrificare la distribuzione urbana e regionale, l’edilizia, la gestione dei rifiuti e, presto, il trasporto a lunga distanza. Ad oggi ha consegnato in 46 Paesi del Mondo più di 3.800 camion elettrici.

Roger Alm spiega che il settore dei trasporti rappresenta il 7% delle emissioni globali di carbonio. I camion elettrici a batteria sono strumenti rilevanti per ridurre l’impronta climatica. Oltre agli evidenti vantaggi ambientali, offrono agli autisti un ambiente di lavoro migliore, con livelli di rumore e vibrazioni molto più bassi. Lo scopo della compagnia automobilistica è guidare la transizione verso un trasporto privo di combustibili fossili per raggiungere il suo obiettivo di emissioni nette zero entro il 2040. Ciò dovrebbe avvenire utilizzando una strategia tecnologica a tre percorsi che si basa su motori elettrici a batteria, elettrici a celle a combustibile e a combustione che funzionano con carburanti rinnovabili come l’idrogeno verde, il biogas o l’HVO (Hydrogenated Vegetable Oil).

Tecnologia al servizio dei consumatori

Volvo ha inoltre sviluppato due app per facilitare la ricarica ad alta potenza dei suoi veicoli e ha firmato uno dei più consistenti contratti di fornitura (300 mezzi) con il leader veicoli elettricimondiale della logistica DSV. Con questo ordine, facente parte del piano che prevede l’impiego di 2.000 mezzi elettrici entro il 2030, avrà una delle più vaste flotte aziendali elettriche d’Europa. Da segnalare anche che il 5 agosto 2024 è stato consegnato un camion elettrico FH Aero in Italia alla storica azienda di trasporto e logistica Bergamin Srl di Vicenza. Questo camion si aggiunge alla flotta di 73 mezzi a motore endotermico impegnati nel trasporto di rifiuti speciali pericolosi e non.

I miglioramenti applicati, come ad esempio il design aerodinamico della cabina, permetteranno una riduzione fino al 5% dei consumi di carburante e quindi di emissioni di CO2. Il nuovo sistema Camera Monitor System consentirà al conducente di avere una visuale più chiara migliorando la sicurezza per strada.

I servizi di ricarica elettrica proposti

Volvo Trucks infine ha introdotto due nuovi servizi per la ricarica dei camion veicoli elettricielettrici. Il primo è il Charging Management e permette di ricaricare efficientemente il proprio mezzo presso il deposito dell’azienda. Questo servizio segue il processo da remoto e per tutta la flotta. “Garantendo”, afferma l’azienda, “che i camion di una flotta siano sufficientemente carichi per le operazioni pianificate e riducendo il numero di sessioni di ricarica non previste”.

L’app Volvo Open Charge offre una ricarica semplice in 3 fasi: trova, prenota, carica. In questo modo aiuta chi usa l’applicazione a trovare e accedere alle stazioni di ricarica pubbliche ed è inoltre possibile abilitare il pagamento tramite l’app presso le stazioni partner di Volvo.

 

John Jeffrey Lerario Mencucci

Foto © SlashGear, Europa Today, Edagricole, Volvo Cars, Zhejiang Geely Holding Group, OmniFurgone, Il giornale dell’ambiente, economyup

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