La plenaria diventa teatro di uno scontro aperto contro il primo ministro ungherese che detiene la presidenza di turno
Dallo scorso primo luglio l’Ungheria detiene la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea e le sue politiche sono da tempo al centro di polemiche e critiche. Questa mattina, durante la sessione della plenaria al Parlamento europeo, Viktor Orbán avrebbe dovuto presentare il programma di lavoro della presidenza. Di fatto è diventato uno scontro tra titani.
L’Unione europea secondo il premier ungherese
«L’Europa è di fronte a una lenta agonia», afferma in apertura Orbán citando Mario Draghi e il suo rapporto sul futuro dell’Ue. «La situazione dell’Unione europea è molto più
grave di qualsiasi altro momento della sua storia. In Ucraina, cioè in Europa, imperversa la guerra e anche in Medio Oriente e Africa ci sono conflitti con un rischio di escalation». Il premier ungherese prova a essere costruttivo: «il Governo di Budapest vuole essere un mediatore onesto. Vogliamo avanzare proposte per garantire la sicurezza, la pace e la prosperità dell’Ue. Oggi sono qui per convincervi che l’Ue deve cambiare». E per Orbán il punto principale ha a che fare con la gestione dell’immigrazione. «Può portare al collasso Schengen. Le frontiere europee vanno difese. E vi garantisco che senza creazione di hotspot esterni non potremo tutelare l’Ue dall’immigrazione clandestina. C’è solo una soluzione: possiamo fare entrare solo chi ha già ricevuto l’autorizzazione».
Poi si riversa sulle politiche economiche/ecologiche: «in virtù del Green Deal avremmo dovuto creare molti posti di lavoro, però la decarbonizzazione potrebbe portare alla riduzione della produzione economica e dell’occupazione. Così non siamo competitivi». E chiude il discorso con lo slogan di Budapest per il semestre: «Make Europe Great Again».
Via alle contestazioni
Dalla Sinistra è partito subito dopo il primo intervento del premier ungherese, che ha bloccato per pochi minuti i lavori, un coro di “Bella ciao“. Orbán ascolta e poi replica: «Pensavo di venire qui a discutere del programma della presidenza ungherese. Ma vedo che non v’interessa».
È stata la presidente del Parlamento, Roberta Metsola, a spingere i cori verso la conclusione. Ha ripetuto diverse volte: «Non siamo all’Eurovision» e «sembra più la Casa di carta», dal nome della celebre serie che ha popolarizzato in Europa il canto partigiano. Dopodiché, mentre la presidente della Commissione europea si preparava a iniziare il suo intervento, Metsola ha invitato al silenzio: «Rispettiamo la dignità di quest’Aula».
Dura risposta
Dopo di Orbán ha preso la parola Ursula von der Leyen, che non ha risparmiato gli attacchi. «Lei dice che l’Ungheria sta proteggendo i suoi confini e che i criminali vengono rinchiusi. Mi chiedo solo come questa affermazione si concili con il fatto che l’anno scorso le vostre autorità hanno fatto uscire di prigione contrabbandieri e trafficanti condannati prima che scontassero la pena. Questa non è lotta all’immigrazione clandestina in Europa. Questo non è proteggere la nostra Unione. Questo è solo gettare problemi oltre il recinto del vicino».
L’altro principale affondo di von der Leyen è sulla politica estera: «Il Mondo è stato
testimone delle atrocità russe in Ucraina. Ma c’è ancora chi dà la colpa della guerra non all’invasore ma all’invaso, non alla voglia di potere di Putin ma di libertà del popolo ucraino. Mi domando: sarebbe stata data la colpa agli ungheresi per l’invasione sovietica del 1956? O ai cechi per l’oppressione nel 1968? O ai lituani per il giro di vite del 1991? Possiamo avere storie e lingue diverse In Europa, ma non c’è lingua in cui pace è sinonimo di resa». E accusa il Governo ungherese pure di aprire la porta (d’Europa) a russi e cinesi, incluse spie e agenti.
Attacchi impietosi
Valerie Hayer, capogruppo dei liberai di Renew e fedelissima di Emmanuel Macron, lo accusa di aver costruito un «sistema basato sulle bufale» a discapito dell’Ue, un regime che dilapida ogni giorno milioni di fondi europei per stare in piedi, dunque di soldi dei contribuenti degli altri Paesi: «L’unica cosa che non rigettate dell’Ue sono i suoi assegni, sapendo che altrimenti gli ungheresi non vi seguirebbero». Sull’immigrazione: «altro che bus di migranti spediti a Bruxelles» (come Orbán ha minacciato più volte, ndr), «i bus dall’Ungheria partono già, ma di cittadini che se ne vogliono andare».
Ad attaccare Orbán sono anche la capogruppo dei Socialisti e Democratici, la spagnola Iratxe García Pérez e l’esponente della Sinistra Martin Schirdewan. Ma la più dura di tutte è quella della co-leader dei Verdi Ue Terry Reintke: «Lei non è il benvenuto qui. Questa è la casa della democrazia europea, non delle bugie e della propaganda. Lei ha costruito un regime ibrido di autocrazia elettorale, è il servo di un regime sanguinario, quello di Putin. Lei ruba il denaro dei cittadini Ue. Non è un leader forte, non finga neppure di esserlo, è un debole».
La replica
«Mi sarebbe piaciuto discutere oggi del programma della presidenza ungherese. Ma vedo che non v’interessa. Avete preferito organizzare invece un’intifada politica, dove ripetete le menzogne e la propaganda politica della sinistra ungherese», replica Orbán alla fine. Sostiene che la maggior parte delle accuse sono false. Alla von der Leyen per le accuse di aver liberato migliaia di trafficanti di esseri umani risponde: «Dovrebbe elogiarci, anziché criticarci». Sull’Ucraina afferma: «La strategia dell’Ue è fallimentare, stiamo perdendo e sta perdendo l’Ucraina, se vogliamo vincere dobbiamo cambiare strada e tornare alla diplomazia».
Poi ai capigruppo dei partiti europeisti replica: «La nostra Costituzione garantisce a tutti gli stessi diritti, ma difende pure la famiglia, con un padre e una madre e i bambini e non la cambieremo pure se non vi piace». Sulla corruzione: «E qui al Parlamento europeo non ci sono stati casi? Fate sul serio?» La gente lascia l’Ungheria? «Non è vero, va via la stessa proporzione di austriaci che vanno all’estero: è falsa propaganda». Il mio Governo dilapida fondi europei? Macché. «Sappiamo tutti che di quelli che arrivano l’80% vi torna indietro perché finisce nelle tasche delle vostre imprese».
La diretta della sessione della plenaria del Parlamento europeo: https://www.facebook.com/Eurocomunicazione/videos/1963543034129116
Ginevra Larosa
Foto © European Parliament, Europarl













