Una commedia divertente che affronta in chiave ironica il disturbo ossessivo compulsivo
Le nostre ossessioni raccontate in una commedia brillante. Dal 21 novembre Warner Bros. Pictures distribuisce al cinema Una terapia di gruppo, un film corale prodotto da Warner Bros. Entertainment Italia e Roberto Sessa per Picomedia. Divertente, umanamente e sfacciatamente vero, Una terapia di gruppo è un film che affronta temi importanti come i disturbi, i tormenti e le ossessioni con cui ci confrontiamo tutti, così tanto che si innesca involontariamente un’empatia per entrare in connessione con il film.
Paolo Costella firma la regia del film con Claudio Bisio, Margherita Buy, Claudio Santamaria, Valentina Lodovini, Leo Gassmann, Ludovica Francesconi e con Lucia Mascino.
Tratto dal soggetto originale di Laurent Baffie e dall’adattamento spagnolo di Julián Quintanilla “Tic Toc”, diretto da Vicente Villanueva, Una terapia di gruppo è scritto da Michele Abatantuono e Lara Prando, da un adattamento di Michele Abatantuono, Paolo Costella e Lara Prando.
Le piccole difficoltà quotidiane
Il tono narrativo divertente utilizzato nel film non vuole sminuire né ridicolizzare, è utilizzato più per mostrarci, sotto una chiave speciale, quelle situazioni che siamo portati a vivere, anche quotidianamente. Quelle piccole o grandi ossessioni, manie, fissazioni che in alcuni casi diventano patologiche, trasformandosi in difficoltà nella nostra gestione della quotidianità. In questo caso, viste sullo schermo, ci fanno sorridere ma scatenano nello spettatore anche un’attenta autoanalisi, seppur ironica. La nostra salute mentale va di pari passo alla nostra serenità ed è alla base di una consapevolezza quanto mai necessaria per vivere in armonia la nostra vita, innanzitutto con noi stessi e poi con gli altri.
La storia
Sei pazienti affetti da disturbo ossessivo compulsivo ricevono per errore un appuntamento alla stessa ora nello studio di un luminare della psicoterapia. C’è Federico affetto dalla sindrome di Tourette, Annamaria maniaca del controllo che verifica sempre tutto, Emilio il più espansivo e socievole, ossessionato dal calcolo aritmetico, Bianca fissata con la pulizia che sfugge qualsiasi contatto, Otto terrorizzato dall’idea di rimanere escluso da qualsiasi occasione di lavoro che non si stacca mai dal suo cellulare, Lilli maniaca della simmetria che ripete sempre tutto due volte. Infine, insieme a loro completa il quadretto Sonia, la segretaria logorroica e nevrotica che prova in tutti i modi di tenerli buoni. Nell’attesa che il professore arrivi, decidono di improvvisare una terapia di gruppo autogestita. I sei dovranno riuscire ad andare d’accordo e affrontare i propri traumi di fronte agli altri.
La costruzione di un film
«Raccontare in commedia le ossessioni del nostro tempo attraverso la storia di persone affette da DOC, i disturbi ossessivo compulsivi, mi è sembrata un’occasione preziosa. Il tema contiene e richiede una grande attenzione nel trattare problematiche comportamentali e sociali in cui tutti ci possiamo immedesimare. Il primo passo è stato scegliere un cast originale e di qualità, un gruppo eterogeneo ma affiatato», racconta il regista Paolo Costella.
Dalla pièce teatrale e un progetto strutturato
«Sono molteplici i fattori che mi hanno fatto sposare il progetto. Sono affascinata dai testi teatrali adattati per il grande schermo. Bianca è un personaggio che mi ha toccato l’anima subito ed è un’opportunità, mi interessava tanto perché ci sono tabù nei confronti delle malattie e volevo venissero raccontate le ferite dei disturbi compulsivi. C’è un invito e una denuncia a chiedere aiuto e non restare in silenzio. Penso sia un progetto prezioso», spiega Valentina Lodovini.
«È un film di sostanza perché tratta una materia vera della società e viene affrontata attraverso una commedia con una certa leggerezza, nonostante il tema sia corposo. È stata un’esperienza di rara felicità, mi sentivo sicura», evidenzia Lucia Mascino.

Il film segue una sua narrativa, una certa vitalità specifica che si allontana dalla versione spagnola. L’ispirazione è legata più alla commedia teatrale francese.
«Era una scommessa, una bella sfida. La cosa più importante di una commedia ispirata a una pièce teatrale», racconta Roberto Sessa per Picomedia.
Sfondare il muro del silenzio
L’auspicio è quello di combattere lo stigma che c’è dietro certe tematiche, soprattutto nelle scuole. «Queste ossessioni compulsive di cui si parla nel film in realtà le abbiamo un po’ tutti e diventano patologiche in alcuni casi. È importante parlarne», commenta Claudio Bisio.

«Ho sempre vissuto le diversità come ricchezza. Penso che l’empatia vada insegnata nelle scuole. Diventa uno specchio sul quale riflettere. È importante non rimanere in silenzio e il fatto che il film sia in chiave di commedia è anche meglio. Credo che l’arte, il cinema e la cultura siano una formazione», aggiunge Lodovini.
Lucia Mascino riscontra quanto l’attualità ci mostri che c’è una nuova ondata di bullismo e che a maggior ragione è importante parlare. Anche ritrovarsi a parlare in gruppo, affrontare le proprie paure è sicuramente un modo per far sì che si portino a galla argomenti importanti.
Abbracciare le proprie paure
«Il messaggio del film è mostrarsi per quello che si è. I personaggi trovano un modo per convivere con le loro paure. Un mondo dove le persone si confrontano a vicenda è un mondo migliore», dichiara Leo Gassmann.
Non è forse una delle nostre più grandi paura quella di mostrare agli altri le nostre parti più nascoste? Lasciar andare la parte più intima di noi, farla incontrare con chi ci circonda è probabilmente la terapia più impattante che siamo portati a vivere quotidianamente.

«Riconoscere che hai un disagio e decidere di farti aiutare è un grande passo. Questa è una commedia, un racconto dove si arriva al limite della sopportazione, fino ad avere la voglia di farsi aiutare. Questo penso sia un messaggio giusto», sostiene Margherita Buy.
Saper riconoscere un malessere
In Italia è ancora un tabù dire che si va in terapia. Ci si chiede se attraverso il film si riesca a smuovere qualcosa. «Se nel buio della sala, non sentendosi giudicati, qualcuno sentirà il bisogno di parlarne, penso sarà un ottimo risultato», specifica Paolo Costella.
L’attenzione viene puntata sull’attualità e questo crea un focus di riflessione durante l’incontro con i giornalisti. «Penso che tante cose che stanno accadendo siano una conseguenza del fatto che tanti ragazzi non hanno chiesto aiuto. La salute mentale è importante tanto quanto quella fisica», aggiunge la Buy.
«Bisognerebbe rendere accessibile a tutti poter andare dallo psicologo e sensibilizzare che non è una cosa per persone malate, ma per persone che chiariscono nella loro testa diverse perplessità», afferma Gassmann.

«Questo film condivide due temi, la richiesta di aiuto e il normalizzare queste cose. Penso sia importante imparare a dire sto male e ho bisogno di aiuto, lo stare male si nasconde dietro piccole cose», precisa Ludovica Francesconi.
Non dovremmo mai dimenticare che la vita è per il 10% ciò che ti accade e per il 90% come reagisci. «Viviamo in un mondo in cui veniamo schiacciati da una realtà complicata e spesso ci sentiamo inermi. La differenza la fa come reagisci alle notizie che ricevi e agli ostacoli che la vita ti mette davanti. È un mondo in cui troppo spesso ci lasciamo andare e non troviamo la forza di reagire alle intemperie della vita», conclude Gassmann.
L’ansia, questa grande nemica
È sicuramente l’ansia l’emozione che accomuna gli attori protagonisti di Una terapia di gruppo e ognuno di loro ha una sua personale tecnica di rilassamento per riuscire a sedarla.
«La sento quasi sempre, ma a un livello basso, mi aiuta passare il tempo con bella gente», rivela Gassmann.
«Per me la terapia è parlare con qualcuno», prosegue Buy.
«Penso al volto delle persone con cui ho lavorato, agli incontri belli che mi danno forza», riferisce Costella.
«Ho scelto questo mestiere perché mi fa passare l’ansia. Per rilassarmi dai momenti di stress, mi aiuta parlare anche da sola ad alta voce, è un modo per concretizzare le cose», rivela Francesconi.
Alessandra Caputo
Foto © Riccardo Ghilardi













