Il gas torna al centro dei dibattiti

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Il presidente Zelensky non farà più passare il gas russo attraverso il territorio ucraino e l’Ue non pare preoccupata. Trump minaccia dazi

Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, dopo aver incontrato i leader dell’Unione europea a Bruxelles, ha annunciato che non permetterà più il transito del gas russo attraverso il territorio nazionale dopo la fine di quest’anno, data in cui il contratto con Gazprom giunge alla sua naturale scadenza.

Ciò dovrebbe riguardare qualsiasi flusso di gas «proveniente dalla Russia» per evitare il rischio che sia venduto all’Europa sotto la veste di gas prodotto in Azerbaigian. «Non permetteremo loro di guadagnare altri miliardi sul nostro sangue. E tutti i Paesi del Mondo che possono ottenere qualcosa a basso costo dalla Russia finiranno per dipendere dalla Russia, sia che ciò avvenga in un mese o in un anno. Questa è la loro politica».

Tuttavia nell’Ue c’è chi sta lavorando per trovare un modo di non interrompere i flussi e garantire che gli idrocarburi continuino ad arrivare attraverso questi canali.

Una soluzione un po’ contorta

La nuova situazione piace poco alla Slovacchia dato che è uno dei principali acquirenti di gas russo inviato attraverso l’Ucraina. Infatti il presidente Fico sta provando a spingere affinché i rubinetti non vengano chiusi o a una eventuale alternativa. «Abbiamo soluzioni per far sì che attraverso l’Ucraina non transiti gas russo», ma che «sia invece di proprietà di qualcun altro», ha dichiarato Fico, senza però fornire ulteriori dettagli. La Slovacchia importa ogni anno tre miliardi di metri cubi da Gazprom, il colosso russo del gas, coprendo così la maggior parte della sua domanda interna. L’alternativa, potrebbe essere ricorrere all’Azerbaigian, che si è posizionato come opzione conveniente per l’Europa per sostituire il gas russo. Ma questi accordi sono controversi anche a causa della scarsa reputazione del Paese del Caucaso in materia di diritti umani.

In pratica alcuni Paesi dell’Europa orientale stanno valutando la possibilità di assicurarsi forniture dall’Azerbaigian, che potrebbero transitare attraverso l’Ucraina. Di fatto Mosca dovrebbe acconsentire a fare da “mediatore” per il transito di gas azero (o proveniente da altre Nazioni della Regione), chiedendo ovviamente che gli venga corrisposta una commissione. Ma Kiev non ci sta perché teme che il gas russo possa ancora essere venduto nel mix e chiede rassicurazioni affinché ciò non avvenga.

«Non vogliamo giocare. Se è un altro Paese a ricevere il gas russo e per poi farlo di nuovo passare nel gasdotto che arriva in Europa, è come se continuasse a guadagnare da questa guerra e a trasferire denaro alla Russia», ha spiegato Zelensky. Per evitare insomma ogni rischio il presidente ha aperto la porta solo a un caso molto specifico. «Se un Paese europeo è disposto a ricevere il gas e a non pagare il denaro alla Russia fino alla fine della guerra, allora possiamo pensarci».

Tensioni

Da Bruxelles, apparentemente, non c’è molto interesse per la questione. Non sembra nemmeno preoccupino le conseguenze della chiusura del gasdotto. «La Commissione non ha alcun interesse affinché il gas russo continui a transitare attraverso l’Ucraina», ha dichiarato un portavoce alla Reuters, sostenendo che l’esecutivo comunitario «non sostiene alcuna discussione sull’estensione del contratto, né altre soluzioni per mantenere i flussi di transito e non è stata coinvolta in alcun tipo di negoziato in merito». Quindi il problema sarebbe solo con la Slovacchia?

Zelensky e Fico hanno avuto rapporti tesi da quando il populista slovacco è tornato al potere nell’ottobre dello scorso anno. Fico si è gradualmente allineato con l’ungherese Orbán per adottare una posizione profondamente scettica nei confronti del sostegno militare a Kiev. «L’Ucraina non sarà invitata alla Nato. Perderà un terzo del suo territorio. Ci saranno forze militari straniere», ha dichiarato il presidente slovacco il giorno prima del vertice di Bruxelles. La Slovacchia è in contatto sia con il Governo ucraino che con la Commissione europea.

Cosa ne pensano i fornitori

Le principali aziende dell’Europa centrale stanno però spingendo per un accordo che permetta di continuare il transito del gas il prossimo anno per evitare un’interruzione delle forniture che potrebbe innescare un’impennata dei prezzi. La slovacca Spp e il suo operatore di rete del gas, Eustream As, nonché le ungheresi Mol Hungarian Oil and Gas Plc e Mvm Zrt sono tra quelle che hanno firmato una dichiarazione a sostegno del proseguimento del transito. Figurerebbero anche associazioni di categoria e grandi clienti industriali di Ungheria, Austria, Italia e Slovacchia, secondo quanto dichiarato da Spp. «Presenteremo la dichiarazione alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in modo che abbia informazioni di prima mano sulla minaccia alla sicurezza energetica ed economica della nostra Regione», ha dichiarato il presidente del Consiglio di amministrazione e amministratore delegato di Spp, Vojtech Ferencz.

Secondo le stime della Slovacchia, i Paesi e le aziende europee hanno una domanda combinata di circa 15 miliardi di metri cubi di gas russo per il prossimo anno attraverso l’Ucraina e stanno cercando nuove forniture. Bratislava spera di poter arrivare a un accordo che copra le forniture di gas per due o tre anni, dato che l’Ue ha fissato l’obiettivo di non utilizzare più combustibili fossili russi entro il 2027.

Per l’Unione europea si mette male?

I problemi per l’Ue arrivano anche da un altro fronte. Il neo eletto, ma non ancora in carica, presidente degli Usa Donald Trump, tramite piattaforma social, invia un messaggio-minaccia a Bruxelles: «Ho detto all’Unione europea che deve controbilanciare l’enorme deficit commerciale con gli Stati Uniti con acquisti su larga scala del nostro petrolio e gas. Altrimenti, saranno dazi senza fine!!!», ha scritto nel suo post, enfatizzando la parola “tariffs” (dazi) con lettere maiuscole.

Un portavoce della Commissione europea ha immediatamente replicato sottolineando l’importanza delle relazioni economiche transatlantiche: «I fatti sono che Ue e Usa hanno delle economie profondamente integrate. Siamo pronti a discutere con Donald Trump su come possiamo rafforzare la nostra cooperazione, anche nel settore energetico. C’è già un alto livello di complementarietà nelle relazioni commerciali tra i due Paesi».

Nonostante l’invito al dialogo, gli analisti ritengono che Bruxelles non accetterà, o almeno non così facilmente, la pressione di acquistare ingenti quantità di risorse energetiche statunitensi a discapito di altre fonti più economiche o sostenibili.

Da dove passa il gas

gasPrima dell’invasione dell’Ucraina, la Russia era il principale fornitore di gas dell’Ue attraverso i gasdotti, ma la sua quota di mercato è diminuita drasticamente in risposta all’invasione. La principale linea di transito rimasta, dopo la chiusura del Nord Stream nel 2022, è il gasdotto UrengoyPomaryUzhgorod, che, in teoria, verrà chiuso a fine anno. Questa conduttura trasporta il gas dalla Federazione russa attraverso l’Ucraina fino alla Slovacchia, dove si divide in rami diretti verso la Repubblica Ceca e l’Austria. L’Italia, insieme all’Ungheria, è tra i Paesi che si riforniscono tramite questa rotta.

La maggior parte delle altre sono già chiuse: oltre al Nord Stream, anche la Yamal-Europa, che passa attraverso la Bielorussia, non è più in uso. Gli unici altri percorsi operativi per il gas russo sono il Blue Stream e il TurkStream verso la Turchia sotto il Mar Nero, che però hanno capacità limitata.

 

Ginevra Larosa

Foto © SkyNews, NDTV, Eustream, The World Economic Forum

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