Mostra “Nello specchio di Narciso”

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Narciso

In secoli di pittura il ritratto è un genere artistico costante nelle storia dell’arte

Al Museo San Domenico di Forlì dal 23 febbraio al 29 giugno 2025 si svolgerà una grande mostra dal titolo “Nello specchio di Narciso. Il volto, la maschera, il selfie“.

A partire dal mito di Narciso, che guardandosi nello specchio dell’acqua ha conosciuto il proprio volto, pulsa attraverso i secoli in ogni forma artistica: dalle maschere del teatro antico ai mosaici pavimentali, dai codici miniati ai disegni, dalla pittura alla scultura, alla video arte, fino al gesto, ormai comune e quotidiano, del selfie. Un percorso inedito sull’autorappresentazione che gli artisti hanno dato di loro stessi nel corso dei secoli: oltre 200 opere, dall’antichità al Novecento, animeranno le sale del Museo forlivese per celebrare l’arte attraverso l’artista. L’esposizione riporta nei secoli il significato del ritratto da Tiziano a Caravaggio, da Van Gogh a Warhol. Ben 300 opere dall’antichità al Novecento, con un grottesco ritratto di Giacomo Balla, esplorando le ragioni del suo intramontabile successo e i motivi che, di volta in volta, hanno spinto gli artisti a catturare la propria immagine in veri autografi essenziali

Il significato

«Il ritratto è segno, traccia, memoria, riflesso di una immagine definitiva», ha sottolineato Gianfranco Brunelli direttore delle grandi mostre del Museo civico di San Domenico. «Un’immagine generata nel tempo, contro il tempo e oltre il tempo. Il ritratto dell’artista come autografo esistenziale e poetica formale dell’artista. Attraverso l’immagine di sé, l’artista rintraccia la capacità di ritrarre il proprio mondo interiore e il significato formale della propria arte, l’unicità del proprio stile».

Seguendo il fil rouge dell’autoritratto, la mostra sarà l’occasione per ammirare un numero esorbitante di capolavori. Si parte con l’affresco romano di “Narciso alla fonte” proveniente dalla casa di Marco Luxrezio, o dalle versioni di Cellini, Tintoretto, per proseguire con Raffaello, Giovanni Bellini, Parmigianino, Rubens, Vermeer, Lavinia Fontana, Canova. Sarà presente “Il ritratto di uomo con turbante”, mentre Caravaggio ci guarderà in incognito dalla tela di “Davide con la testa di Golia”. Sarà il ritratto di Goya a fare da spartiacque verso l’età moderna, con artisti più vicini alla nostra sensibilità, dalla cerchia degli Impressionisti come Degas, Monet, Van Gogh al Novecento con Munch, Schiele, Magritte, De Chirico, Picasso, Frida Kohla e Warhol.

Doppio ruolo

Nei secoli, ritrarre il proprio volto, la propria immagine è stato, per l’artista, una sfida, un tributo, un messaggio e un esercizio di analisi profonda che mostra le aspirazioni ideali e le Narcisoespressioni emotive e che rivela la maestria e il talento. Nell’autoritratto il pittore si sdoppia nel duplice ruolo di modello e di artista. L’occhio si posa sull’immagine riflessa per ritrarsi e l’immagine ritratta è un alter di sé ed è un sé della maschera. Dunque personaggio più che persona. E a questo proposito pensiamo ai quadri di Caravaggio, dal “Bacchino malato” al “Concerto” finanche al “Martirio di San Matteo” o a “Giuditta e Oloferne”, dove si scorge sempre lo stesso volto, quello che Michelangelo Merisi guardava allo specchio per dipingerlo mostrando bellezza e orrore. Nell’autoritratto il pittore si sdoppia nel duplice ruolo di modello e di artista, diventando altro.

Per molti artisti è così dal Seicento al Novecento. Nudo o vestito, truccato o travestito, sorridente o malinconico, attraverso l’immagine di sé l’artista rintraccia il proprio mondo interiore e il significato della propria arte e stile.

 

Paolo Montanari

Foto © ELLE, Museo San Domenico, FOTO Cult

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