Missili Meteor alla Turchia, anche se la Grecia è contraria

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L’introduzione di un’arma così avanzata potrebbe alterare l’equilibrio di potere nella Regione

La possibilità che la Francia rilasci i missili Meteor per gli Eurofighter, che la Turchia acquisterà dal Regno Unito, è una mossa che minaccia di annullare il significativo vantaggio che la Grecia ha guadagnato in aria con l’acquisto di Rafale e creare nuovi squilibri di potere nell’Egeo. Le notizie secondo cui la Gran Bretagna stava facendo pressioni su Parigi per soddisfare la condizione posta da Ankara erano già venute alla luce a dicembre e anche i siti web specializzati della difesa Uk, avevano anticipato il consenso del Governo francese a tale mossa. Un portavoce del Ministero della Difesa turco ha dichiarato che «il documento di specifiche redatto per l’acquisto di 40 velivoli Eurofighter Typhoon è stato inviato al Ministero della Difesa del Regno Unito e alla società pertinente. Contiamo di ricevere l’offerta nei prossimi giorni».

L’iniziativa del Governo e del ministro della Difesa Nikos Dendias di dare un tono drammatico a questo processo, convocando l’ambasciatore francese al Ministero della Difesa nazionale, descrivendo tale mossa come incompatibile con le relazioni strategiche tra Grecia e Francia, ha suscitato un’impressione soprattutto con la sua pubblicazione. Atene ha quindi scelto di rendere pubblica la sua forte opposizione alle iniziative di Parigi e non si sa se ciò sia stato fatto per inviare un messaggio pubblico al Governo francese o semplicemente per dichiarare che la Grecia ha fatto il suo “dovere” trasmettendo il messaggio all’ambasciatore francese, che ovviamente è l’ultima ruota del carro in un tale processo.

Esplorazione di mercati

Macron ha relazioni ostili con la Turchia e con Erdoğan, che solo poche settimane fa si è rivolto alla Francia con commenti sprezzanti. I due Paesi hanno interessi contrastanti su diversi fronti: nel Caucaso, in Siria, in Libano, nell’Europa dell’Est. Mediterraneo, Africa settentrionale e centrale. Ma Parigi sente di perdere terreno in un mercato ampio ed emergente, dove Germania, Italia, Spagna e altre Nazioni europee hanno già guadagnato una posizione di forza, e questo potrebbe portare a un ripensamento di alcune politiche nei confronti della Turchia.

Se il rilascio di Meteor non andrà avanti, questo sarà interpretato come un successo e il risultato di interventi governativi. In caso contrario, però, il rapporto strategico grecofrancese sarà messo in discussione ponendo fine a una pratica seguita fin dall’epoca Karamanlis, con l’intesa informale che la Francia non vende alla Turchia le armi che aveva fornito alla Grecia. E questo priverà Atene di un vantaggio significativo, ma allo stesso tempo giustificherà uno spostamento più deciso verso altri mercati, come quelli degli Usa.

Equilibri

La decisione della Turchia di acquistare i Meteor ha scatenato una reazione da parte della Grecia, che vede la mossa come una minaccia diretta alla propria sicurezza. Le due Nazioni, entrambe membri Nato, hanno controversie di lunga data. L’introduzione di un’arma così avanzata nell’arsenale turco è vista dalla Grecia come un grave sconvolgimento dell’equilibrio di potere nella Regione.

Secondo quanto riferito, le obiezioni della Grecia sono state un fattore importante nel ritardare l’acquisizione di missili. Le implicazioni geopolitiche di questa vendita hanno attirato l’attenzione anche di altri membri della Nato, poiché l’alleanza deve bilanciare gli interessi di difesa dei suoi Stati membri gestendo le tensioni interne.

I rapporti non sono migliorati

MeteorSebbene il primo ministro si sia astenuto dall’alzare i toni, va ricordato che il discorso di Kyriakos Mītsotakīs al Congresso nel maggio 2022, chiedendo sostanzialmente agli americani di non approvare la vendita di F16 alla Turchia, è stato il motivo poi invocato da Erdoğan per intensificare le tensioni e recidere i rapporti con il primo ministro greco.

Tre anni dopo, le relazioni grecoturche si trovano in un momento difficile, poiché gli sforzi per affrontare il problema della delimitazione si sono scontrati con il “muro” del revisionismo turco generalizzato. Ankara, interpretando arbitrariamente il clima di distensione, ritiene che esso sia legato all’astensione della Grecia dall’esercizio dei suoi diritti sovrani e, soprattutto, si sta attraversando il periodo in cui la Turchia sta cercando di trovare un punto d’appoggio con il nuovo presidente americano per accettare il ruolo regionale egemonico che rivendica.

Atene forse non vede l’ora di far arrivare il suo messaggio a Washington, o a un certo numero di alti funzionari della nuova amministrazione, che nutrono sentimenti tutt’altro che amichevoli per la Turchia e Erdoğan, o al Congresso. Ciò faciliterà il ripristino dei canali di comunicazione con il nuovo sistema di potere a Washington e, allo stesso tempo, aprirà il dibattito sui programmi di armamento. Per la Grecia, tuttavia, ci sono seri motivi di preoccupazione per la posizione dei partner, in quanto dopo il rifiuto dei tedeschi di non consegnare i sottomarini alla Turchia, si sta mettendo alla prova un rapporto stabile con Parigi.

Possibili sviluppi

Se Parigi approverà definitivamente la vendita di Meteor alla Turchia, probabilmente si aprirà una prima crepa nell’inseguimento di Ankara e di diversi Paesi europei affinché il vicino partecipi ai programmi di difesa europei come Nazione candidata all’adesione e allo stesso tempo membro della Nato (esortazioni simili sono state fatte dal segretario generale della Nato M. Rutte). Questo sarà uno sviluppo estremamente sfavorevole, che porterà al confronto con la Grecia e Cipro, che la Turchia non riconosce come Stato.

Allo stesso tempo, la Turchia continua i suoi sforzi per revocare le sanzioni che l’hanno esclusa dal programma F-35 e sta facendo enormi passi avanti nello sviluppo dell’industria della difesa nazionale, che ora non solo tende a soddisfare pienamente le esigenze del Paese, ma si sta evolvendo in una grande potenza di esportazione, che, oltre a enormi entrate, contribuisce anche alla promozione degli obiettivi strategici di Ankara attraverso la “diplomazia degli armamenti”. Gli sforzi della Turchia per modernizzare la sua forza aerea stanno progredendo, con l’intenzione di acquisire aerei da combattimento multinazionali europei Eurofighter Typhoon equipaggiati con l’avanzato missile aria-aria di MBDA, un gruppo multinazionale europeo. Questa mossa ha aumentato le tensioni nella Regione.

Una grande risorsa

Il missile Meteor, sviluppato nell’ambito di una partnership multinazionale, è uno dei missili ariaaria più avanzati al Mondo e fornisce un vantaggio critico alle forze aeree che lo possiedono. La sua lunga gittata, l’eccellente precisione e la resistenza alle contromisure lo rendono una risorsa enorme per le moderne forze aeree ed è progettato per superare i limiti dei tradizionali missili aria-aria. Ha un sofisticato sistema di propulsione che gli consente di innestarsi a una distanza di oltre 100 chilometri. Una caratteristica chiave è l’esclusivo motoreramjet“, che consente una propulsione continua su lunghe distanze, rendendolo altamente efficace nell’intercettare bersagli in rapido movimento, come i caccia nemici, anche a lunghe distanze.

Inoltre, il radar gli permette anche di rimanere guidato durante la fase finale dell’ingaggio, anche se il bersaglio è in manovra. Ciò garantisce che il Meteor possa agganciare e colpire bersagli con notevole precisione, anche in ambienti complessi di Meteorguerra elettronica. Queste capacità del missile significano che può essere lanciato oltre il raggio visivo, consentendo all’aereo vettore di mantenere una distanza di sicurezza dal nemico. Questa abilità è essenziale nei moderni combattimenti aerei, dove il primo colpo spesso determina l’esito dello scontro. L’acquisizione di missili Meteor per l’Eurofighter Typhoon turco migliorerà significativamente le capacità di combattimento aereo del Paese, fornendo ai turchi un netto vantaggio strategico, in particolare in scenari che coinvolgono combattimenti aerei ad alta velocità e ambienti di battaglia complessi.

 

George Labrinopoulos

Foto © Plane-Encyclopedia, Bangkok Post, Tovima, ForzeArmate.org, Wikipedia

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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