Trump spinge per la pace tra Russia e Ucraina

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Pace

Contatti telefonici e futuri incontri tra i tre presidenti per giungere a un accordo che ponga fine al conflitto giunto al terzo anno

Donald Trump ha recentemente sottolineato il suo impegno nell’instaurare la pace ponendo fine al conflitto tra Russia e Ucraina, una guerra che dura ormai da quasi tre anni. Il presidente degli Stati Uniti ha avuto due lunghe conversazioni telefoniche: una con Vladimir Putin, durata circa un’ora e mezza, e l’altra con Volodymyr Zelensky, della durata di un’ora.

La prima in particolar modo ha acceso nuove speranze per un possibile cambiamento. A renderla pubblica è stato lo stesso presidente americano, che su Truth ha condiviso con entusiasmo i dettagli della conversazione: “Ho avuto una lunga e altamente produttiva telefonata con il presidente russo Vladimir Putin. Abbiamo discusso di Ucraina, Medio Oriente, energia, intelligenza artificiale, il potere del dollaro e vari altri argomenti”. La chiamata, confermata anche da Mosca, è durata circa un’ora e mezza.

Secondo Trump: «Putin vuole la pace, Zelensky vuole la pace e anche io voglio la pace. Milioni di soldati sono morti e molti giovani hanno perso la vita: questo deve finire immediatamente. Putin desidera la fine di questa guerra e di questa situazione orribile. Se fossi stato presidente, tutto questo non sarebbe mai iniziato», ha nuovamente ribadito Trump ai giornalisti alla Casa Bianca. Ha poi delineato i prossimi passi per il processo di pace. «Ci incontreremo a Monaco di Baviera e ci aspettiamo che lui venga qui o che io vada lì. Probabilmente il primo vertice si terrà in Arabia Saudita per porre fine a questa orribile guerra».

Permuta di terrotori

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato che, qualora si aprissero i negoziati con la Russia, proporrebbe di scambiare il territorio controllato dalle truppe ucraine nella Regione russa di Kursk con i territori ucraini attualmente occupati dalla Russia. «Scambieremo un territorio con un altro», ha affermato Zelensky in un’intervista al Guardian, aggiungendo che tutti i territori ucraini sono importanti e non esiste alcuna priorità. La Russia occupa attualmente circa il 20% del territorio ucraino nell’est e nel sud del Paese. Kiev ha effettuato un attacco nella Regione di Kursk lo scorso agosto e mantiene ancora parte del territorio conquistato, sebbene le dimensioni siano diminuite durante le controffensive russe.

I funzionari di Kiev sostengono che l’operazione a Kursk serviva a proteggere le aree di confine e che la terra occupata potrebbe essere utilizzata come merce di scambio nei negoziati di pace. Zelensky ha sottolineato che qualsiasi piano per porre fine alla guerra deve includere forti garanzie di sicurezza da parte degli alleati.

La soluzione può essere la Nato

Il segretario alla Difesa statunitense, Pete Hegseth, aprendo i lavori della ministeriale Nato a Bruxelles ha affermato che «gli Usa non credono che l’adesione dell’Ucraina alla Nato sia un esito realistico di un accordo negoziato. Al contrario, qualsiasi garanzia di sicurezza dovrà essere sostenuta da forze capaci, europee e non europee. Sia chiaro: nell’ambito di qualsiasi garanzia di sicurezza, non verranno dispiegate truppe statunitensi in Ucraina».

Il presidente ucraino da mesi chiede garanzie di sicurezza per l’Ucraina e considera l’ingresso nella Nato una polizza per Kiev. Ora, a sentire il presidente Usa, la strada è sbarrata. «Zelensky vuole che la guerra finisca senza che si debba tornare a combattere 6 mesi dopo”, afferma Trump. “Ho fatto riferimento alla possibilità di un cessate il fuoco e credo sia possibile in un futuro non lontano».

L’Ucraina «deve fare la pace, la sua gente viene uccisa. Zelensky ha un Paese devastato, noi abbiamo dato all’Ucraina 350 miliardi di Pacedollari. L’Europa ha dato 100 miliardi sotto forma di prestiti, nessuno lo dice. Noi abbiamo avuto persone incompetenti nella precedente amministrazione. Ora ci assicureremo che questi soldi in qualche modo ritornino: hanno risorse minerarie, petrolio e gas. Noi vogliamo avere garanzie sui nostri soldi e l’Ucraina è d’accordo. L’Europa d’altra parte è in pericolo molto più di noi e mette meno soldi di noi”.

Genuino interesse

Zelensky usa toni diplomatici dopo il colloquio con Trump. «Nessuno vuole la pace più dell’Ucraina. Insieme agli Usa, stiamo definendo le nostre prossime mosse per fermare l’aggressione russa e garantire una pace duratura e affidabile. Come ha detto il presidente Trump, “facciamolo”», scrive sui social. «Ho avuto una conversazione con il presidente Trump, una discussione buona e dettagliata; sono grato al presidente per il suo genuino interesse nelle nostre opportunità condivise, nel modo in cui possiamo lavorare insieme per avvicinare la vera pace. È stata una lunga conversazione. Abbiamo discusso di molti aspetti, diplomatici, militari, economici e il presidente Trump mi ha informato di ciò che Putin gli ha detto. Crediamo che la forza dell’America sia sufficiente per fare pressione per la pace, insieme a noi, insieme a tutti i nostri partner», conclude.

Rapporti con Ankara

La Turchia, attraverso le sue operazioni militari in Siria, ha irritato Mosca, che secondo quanto riferito sta ritirando silenziosamente il suo sostegno ai piani turchi. Così i russi stanno rispondendo con un maggiore sostegno al generale libico Haftar, che rimane un oppositore del Governo di Tripoli sostenuto da Ankara. Secondo i rapporti, l’esercito russo e il gruppo mercenario Wagner stanno rafforzando le loro basi a Bengasi e Sirte e stanno procedendo a fornire armi aggiuntive alle truppe di Haftar, inclusi sistemi anti aerei e droni.

L’obiettivo è indebolire la Turchia in Libia e ostacolare i loro piani nel Mediterraneo. Il rafforzamento del ruolo della Russia in Libia e la sua azione pro-Haftar pongono nuove sfide alla Turchia, che sta già affrontando pressioni in Siria, nel Caucaso e nel Mediterraneo orientale.

 

George Labrinopoulos

Foto © Cityrumors, Limesonline, Cnn, Kucb.org

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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