Emeroteca dell’arte, un luogo di incontro culturale nel cuore di Mestre

0
983
mestre_emeroteca_dellarte

L’edificio storico, recuperato grazie a un progetto della Fondazione Musei Civici di Venezia, ospita 13 residenze d’artista e un Caffè letterario molto frequentato

Si chiama Emeroteca dell’arte. Per la città di Mestre – circa 90 mila abitanti – è una gran bella novità. Dal dicembre scorso, un edificio storico abbandonato da un ventennio è rinato a nuova vita come luogo d’incontro culturale grazie a un progetto della Fondazione Musei Civici di Venezia (Muve). Ospita un Caffè letterario e 13 residenze d’artista. Ci siamo andati a distanza di un paio di mesi dall’apertura. Nel tardo pomeriggio di un lunedì, il bar al piano terra e al mezzanino è affollato di persone di ogni età, dagli studenti agli anziani. C’è chi legge, chi discute, chi sta al computer. In questo momento, peraltro, non c’è nessuna riunione di un club del libro o una presentazione editoriale, che attraggono anche una cinquantina di ospiti, a dimostrazione che la cultura può diventare una calamita. Ai piani superiori, i giovani artisti sono al lavoro nei loro atelier. Insomma, un successo.

Mestre non è solo la periferia di Venezia

mestre_caffè_letterarioQuella dell’Emeroteca dell’arte è una storia virtuosa. Fa parte dei lavori in corso per la rinascita di Mestre, troppo spesso vista solo come la periferia di Venezia, cresciuta in modo caotico. Sarà anche vero, ed è vero che tanti veneziani – stanchi delle difficoltà che comporta vivere a Venezia – nel corso degli anni si sono rifugiati a Mestre e nei comuni dell’entroterra.

I turisti, ansiosi di visitare la Città lagunare, spesso ignorano che Mestre ha un Centro storico antico, con l’ampia piazza Ferretto di origini medievali. Chi si ferma a dormire a Mestre, magari per risparmiare sul costo dell’hotel a Venezia, può trovare in città il Centro Culturale Candiani, dove fino al 4 marzo prossimo è in corso la mostra Matisse e la luce del Mediterraneo. E magari assaporare il mood della città con un aperitivo al Caffè letterario (nella foto sopra) dell’Emeroteca di via Poerio.

Atelier aperti una volta al mese

atelier_emeroteca_dellarte_mestreL’Emeroteca dell’arte è ospitata in un edificio degli anni Venti, e si propone come un centro innovativo aperto alla collettività. «Una volta al mese, si tiene la Parola agli artisti. I ragazzi incontrano la cittadinanza e raccontano il loro percorso di ricerca», spiega Mattia Agnetti, segretario organizzativo del Muve, che include undici importanti sedi museali veneziane.

E continua: «Una giornata è dedicata agli atelier aperti. Chiunque può venire a visitare le residenze degli artisti e vedere il loro lavoro». I ragazzi ospitati hanno un’età fra i 18 e i 30 anni, e sono stati selezionati attraverso un bando congiunto della Fondazione Musei Civici di Venezia e della Fondazione Bevilacqua La Masa. Un requisito essenziale è risiedere (o essere domiciliati) in Veneto, ma è sufficiente esservi giunti anche per motivi di studio.

Dieci mesi e poi una mostra collettiva

benedetta_cocco_artistaGli artisti ospiti dell’Emeroteca dell’arte hanno la possibilità di avere gratuitamente una stanza tutta per sé, parafrasando Virginia Woolf, per la durata di 10 mesi, dove installarsi e lavorare. Sembra un dettaglio, ma non lo è. Non è facile trovare spazi per un giovane artista. Potersi trovare in seno a una comunità di altri artisti, in un luogo dedicato, è un’opportunità stimolante. Al termine del periodo, i lavori prodotti saranno esposti in una mostra collettiva. Sperimentare è la parola d’ordine dell’arte contemporanea. Fra gli artisti ospiti, c’è chi come Benedetta Cocco (nella foto a sinistra) lavora sulla memoria usando del materiale tessile.

E c’è chi come Nikko Mundacruz utilizza la pittura a olio per costruire paesaggi e figure, chi come Sabrina Zuccato sviluppa una narrazione come videomaker, chi come Beatrice Mika Sakaki lavora con il digitale e non solo. Sono solo alcuni dei protagonisti. Intersezioni, alchimie, visioni sono la quotidianità per questi ragazzi.

La coda del leone di San Marco

Lion's_tail_oldenburgSu una facciata dell’Emeroteca dell’arte, c’è una curiosa opera (nella foto). È la Lion’s Tail, che il maestro svedese americano della Pop Art Claes Oldenburg (19292022) aveva realizzato con Coosje van Bruggen per l’esposizione a Palazzo Correr del 1999. Da allora, la “coda” che voleva essere un omaggio simbolico al leone di San Marco, era stata donata alla Città e si trovava a Ca’ Pesaro. «Abbiamo voluto collocarla fuori dall’Emeroteca dell’arte per connotare il luogo e stimolare il dibattito», dice Elisabetta Barisoni, direttrice della Galleria Internazionale di Arte Moderna Ca’ Pesaro a Venezia, dell’Emeroteca dell’arte e del Candiani a Mestre.

A qualcuno forse non piacerà, ma lo scopo dell’arte è proprio questo: provocare per far riflettere e discutere, sorprendere, toccare corde profonde del nostro essere.

Un ricco programma 2025 a Venezia

carezzonico_veneziaCon l’Emeroteca dell’arte, il Centro Culturale Candiani e lo spazio espositivo di Forte Marghera, il Muve procede nei suoi piani di valorizzazione di Mestre in chiave culturale e sociale. Nel futuro della città c’è anche il restauro del Palaplip, l’ex centrale del latte, che diventerà uno spazio polifunzionale e aprirà fra un anno e mezzo. Ma il Muve è anche il sistema che raggruppa i più importanti e visitati musei di Venezia, da Palazzo Ducale al Museo Correr e al Museo Fortuny, da Ca’ Rezzonico (una sala, nella foto) a Ca’ Pesaro al Museo di Storia Naturale, e gioielli come il Museo del Vetro a Murano e il Museo del Merletto a Burano.

Il programma 2025 è ricco di sorprese. Quest’anno si festeggiano i 300 anni dalla nascita di un veneziano illustre, Giacomo Casanova. Per saperne di più, tenete d’occhio il sito del Muve.

 

 

Maria Tatsos

Foto © Ufficio stampa MUVE, Maria Tatsos, Eurocomunicazione

Video © Eurocomunicazione

Articolo precedenteJames Webb: telescopio spaziale multifunzionale
Articolo successivoElezioni in Germania, formazione di Governo difficile
Maria Tatsos
Giornalista professionista, è laureata in Scienze Politiche e diplomata in Lingua e Cultura Giapponese presso l'IsiAO di Milano. Attualmente lavora come freelance per vari periodici femminili, collabora con il Museo Popoli e Culture del Pontificio Istituto Missioni Estere (Pime) e con il Centro di Cultura Italia-Asia. Tiene corsi di scrittura autobiografica ed è autrice di alcuni libri, che spaziano dai diritti dei consumatori alle religioni asiatiche. È autrice del romanzo storico "La ragazza del Mar Nero" sulla tragedia dei greci del Ponto (2016) e di "Mai più schiavi" (2018), un saggio su Biram Dah Abeid e sulla schiavitù in Mauritania, entrambi editi da Paoline. Nel tempo libero coltiva fiori e colleziona storie di giardini, giardinieri e cacciatori di piante che racconta nel corso "Giardini e dintorni".

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui