Dazi e tassi, l’Unione europea sembra pronta per entrambi

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La Bce annuncia un nuovo taglio ai tassi d’interesse, ma la situazione economica globale potrebbe portare a un aumento dell’inflazione

Domani, giovedì 13 Marzo 2025, la Banca centrale europea abbasserà nuovamente i tassi d’interesse sui suoi titoli. Il taglio porterà il tasso di riferimento, la deposit facility, al 2,5 per cento, dopo la riduzione dell’1% dello scorso anno e quello del 0,25 a gennaio.

Secondo la presidente della Bce, Christine Lagarde, «l’incertezza economica e geopolitica è eccezionalmente alta, ma la nostra risposta alla recente inflazione deve dare fiducia che faremo tutto il necessario per assicurare la stabilità dei prezzi». Dazi e aumento della spesa per la Difesa «hanno effetti a due facce: potrebbero spingere l’inflazione verso l’alto, ma i dazi Usa potrebbero anche ridurre la domanda di esportazioni Ue. Difficile prevedere direzione degli shocks». Durante la venticinquesima edizione “The Ecb and its watchers” a Francoforte ha spiegato che «mantenere la stabilità dei prezzi nella nuova era sarà un compito formidabile».

Commercio e difesa

«La nostra risposta al recente episodio inflazionistico» – aggiunge la presidente – «dovrebbe dare al pubblico la fiducia che faremo sempre tutto il necessario per garantire la stabilità dei prezzi e che i nostri strumenti di politica economica possono adattarsi a nuove circostanze. I banchieri centrali dovranno dimostrare agilità nell’adattare il loro orientamento e i loro strumenti ai cambiamenti delle circostanze, oltre ad avere la curiosità intellettuale per mettere in discussione i principi consolidati e la saggezza convenzionale». E ancora «la frammentazione del commercio e una maggiore spesa per la Difesa in un settore con capacità limitata potrebbero in linea di principio far salire l’inflazione», ha ribadito Lagarde, aggiungendo che tuttavia «i dazi statunitensi potrebbero anche ridurre la domanda di esportazioni Ue e reindirizzare la capacità in eccesso dalla Cina all’Europa, il che potrebbe far scendere l’inflazione».

«Ma guardando al futuro, gli shocks potrebbero alimentare l’inflazione in modo più diretto e aumentare la volatilità. E questo rischio potrebbe essere particolarmente acuto per l’area dell’euro, poiché siamo altamente esposti ad alcuni dei nuovi tipi di shocks. Ad esempio, l’area dell’euro è molto aperta al commercio e fa parte di catene di fornitura integrate. Pertanto, è probabile che la frammentazione degli scambi porti a variazioni dei prezzi relativi più ampie e destabilizzanti. Analogamente, l’area dell’euro dipende fortemente dalle importazioni di energia. È probabile che i rischi geopolitici determinino una maggiore volatilità nei tassi di cambio e nei prezzi dell’energia e delle materie prime, come abbiamo visto nelle ultime settimane. Se gli shocks dovessero diventare più ampi, la persistenza dell’inflazione potrebbe in alcune circostanze essere maggiore».

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I dazi doganali del 25% su acciaio e alluminio, voluti da Donald Trump, sono entrati in vigore segnando una nuova fase nella guerra commerciale tra gli Stati Uniti e i suoi principali partner commerciali.

Il presidente Usa ha deciso anche di aggiungere un ulteriore prelievo del 10 per cento sulle Dazimerci cinesi, portando le tariffe doganali sulle importazioni di Pechino al 20%. Questa misura avrà un forte impatto sull’economia europea, a causa della sua vulnerabilità alle fluttuazioni dei mercati globali. Trump ha anche minacciato di imporre dazi del 25 per cento sulle importazioni dell’Ue. Una scelta che preoccupa gli Stati europei, che già nell’ultimo trimestre del 2024 si sono trovati in uno stato di stagnazione continua.

Il presidente americano aveva già tassato le importazioni di acciaio e alluminio durante il suo primo mandato (2017-2021), ma questa nuova fase intende essere «senza eccezioni e senza esenzioni».

La risposta dell’Ue

«Da questa mattina gli Stati Uniti applicano dazi del 25% sulle importazioni di acciaio e alluminio. Ci rammarichiamo profondamente di questa misura. I dazi sono tasse. Sono dannosi per le aziende e ancora peggio per i consumatori», afferma in una dichiarazione la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. «Questi dazi interrompono le catene di approvvigionamento. Portano incertezza per l’economia. I posti di lavoro sono in gioco. I prezzi saliranno. In Europa e negli Usa. L’Unione europea deve agire per proteggere i consumatori e le aziende. Le contromisure che adottiamo oggi sono forti ma proporzionate. Mentre Washington sta applicando dazi per un valore di 18 miliardi di dollari, stiamo rispondendo con contromisure per un valore di 26 miliardi di euro. Ciò corrisponde alla portata economica dei dazi statunitensi».

Le contromisure saranno attuate in due fasi: il primo aprile l’Ue lascerà scadere la sospensione di quelle esistenti per il 2018 e il 2020 contro gli Stati Uniti. Tali misure riguardavano una serie di prodotti americani, dalle barche al bourbon alle moto Harley-Davidson, con un danno economico stimato in 8 miliardi di euro. Entro la metà di aprile l’Ue imporrà una nuova serie di contromisure in risposta ai dazi statunitensi. Nel frattempo, fino al 26 marzo si terrà una consultazione di due settimane tra le parti interessate, che consentirà ai rappresentanti dell’industria e del commercio di fornire contributi sulle nuove contromisure proposte. L’atto giuridico finale per l’applicazione dei dazi dovrebbe essere in vigore entro la metà di aprile, previa approvazione da parte dei Paesi dell’Ue.

Disposti a negoziare

«Nel frattempo, rimarremo sempre aperti alle trattative. Crediamo fermamente che in un Mondo pieno di incertezze geopolitiche ed economiche, non sia nel nostro interesse comune gravare le nostre economie con tariffe. Siamo pronti a impegnarci in un dialogo significativo. Ho incaricato il commissario per il Commercio Maros Sefcovic di riprendere i suoi colloqui per esplorare soluzioni migliori con gli Stati Uniti», ha aggiunto la presidente.

Sefcovic: «Usa non ci hanno lasciato scelta»

«Il partenariato commerciale Ue-Usa è ben bilanciato e altamente redditizio per entrambe le parti. È la più grande relazione commerciale al Mondo. Su acciaio e alluminio, in particolare, condividiamo alcune delle sfide, ad esempio, le sovraccapacità globali guidate da pratiche non di mercato e l’Ue qui è chiaramente parte della soluzione, non un problema. Il mese scorso, durante la mia visita a Washington per sollevare questi punti, era davvero chiaro che l’Ue non è il problema e ciò rende le misure odierne ancora più ingiustificate. Mi sono battuto per evitare l’onere non necessario di misure e contromisure, ma per questo serve un partner. Servono entrambe le mani per applaudire», ha dichiarato il commissario al Commercio, Maros Sefcovic.

«L’amministrazione statunitense ha scelto di perseguire una strada dannosa di tariffe ingiustificate, lasciandoci senza altra scelta che rispondere, ed è esattamente ciò che stiamo facendo».

 

Ginevra Larosa

Foto © Doppia Difesa, Fondazione Luigi Einaudi, Alma Laboris Business School, European Union

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