Oggi più che mai ci sarebbe bisogno di ritornare ai vecchi metodi di comunicazione e alle arti che ormai sono state dimenticate
I più recenti fatti di cronaca e la morte di Papa Francesco avvenuta nei giorni precedenti al Giubileo degli adolescenti, ci invitano a una riflessione a tutto campo che pone interrogativi tutt’altro che banali. Il messaggio di colui che scelse Franciscus, il nome del Santo che viene evocato con il simbolo del Tau e che racchiude in sé valori come l’amore per la pace, l’etica e il creato, sembra più che mai rilevante e senza tempo nella società contemporanea. La semplicità francescana, che ha sempre contraddistinto Bergoglio, e che ha avuto origine con il messaggio tramandato dal Poverello di Assisi nel XIII secolo, offre lo spunto per una critica costruttiva alla cultura consumistica e materialistica del Mondo moderno.
Il verbo manutenere
Una cultura dove il verbo “manutenere” ha perso ogni significato, che non si limitava soltanto alla parola, ma a tutta una cultura dell’amore verso ogni piccola cosa.
Aggiustare un cappotto cercando le migliori ricamatrici, risuolare una scarpa, mettere toppe artistiche in pelle ai gomiti di vecchie giacche erano, non soltanto gesti economici, ma anche segnali di un rigore formale e sostanziale. I tessuti erano preziosi: lane pure con etichette artistiche ricamate in oro e con marchi indelebili nella memoria. Ricordo Angelo Litrico per gli abiti maschili, Borsalino per i cappelli originali, tessuti realizzati a telaio, i cappotti da donna in pelo di cammello. Tutto profumava di ecologia e di amore e gli artigiani trovavano soluzioni originali per ogni cosa che fosse da aggiustare.
Un cappotto nuovo
Pochissimi potevano acquistare un cappotto nuovo ogni anno o una macchina nuova e la creatività si faceva largo ogni giorno. Si dipingevano vecchie lenzuola e giacche in disuso e ne venivano fuori capolavori che facevano invidia a chi acquistava capi nuovi. Ai figli si insegnava il rispetto, la compassione, la tenerezza. Oggi si insegna la prepotenza, il prevaricamento, la manipolazione e il narcisismo impera e aumenta in maniera vorticosa, complici i mezzi informatici che con una superficialità intrinseca. Come diceva Umberto Eco, fanno apparire l’analfabeta al pari dei Premi Nobel e apparentemente vince, non chi ha più cultura, titoli ed esperienze, ma chi la sa raccontare meglio. Allora ecco che occorrono bravi venditori, esperti di marketing, tecnici e spariscono sempre più le persone creative portatrici di contenuti. Non servono, sono noiose e con esse quelle tenere, compassionevoli, ricche dentro.
Tante riflessioni
Ma torniamo alla riflessione relativa ai giovani per i quali ogni giorno si accendono ampie discussioni per comprendere le motivazioni per le quali i ragazzi siano legittimati tanto facilmente ad agire con pesanti aggressioni sugli altri, sui loro compagni e sugli adulti.
La letteratura psicologica e altre discipline, tentano, ciascuna a loro modo, di dare delle risposte e identificano alternative variabili per fornire risposte al fenomeno dell’aumento di aggressività e narcisismo. Chi vede le cause maggiori negli aspetti psicologici, chi in quelli antropologici, chi in quelli familiari, chi in quelli sociologici. La conclusione alla quale tutti arrivano è comunque sempre orientata a ritenere che la nostra società sia prevalentemente rivolta verso valori di tipo narcisistico, che indirizzano i ragazzi verso una società dove impera un profondo senso di vuoto.
Alcune associazioni da anni si battono per diffondere semi di comprensione, compassione, per sostenere i timidi, per dare valore alle cose vere.
L’importanza delle parole
I ragazzi sono abituati all’utilizzo di parole che non hanno contenuti ma che pongono una eccessiva enfasi sull’immagine, sullo status, a discapito della autenticità profonda. Sono educati a un pensiero che mette le esigenze sopra ogni altra cosa e viene loro insegnato che i social sono mezzi da utilizzare per costruirsi una narrativa personale che spesso non corrisponde all’essenza delle persone. Ultimamente capita spesso di leggere la parola emozione riferita a cose che ne racchiudono di altrettante importanti, ma non le emozioni.
Anche l’arte è sempre descritta sotto l’egida delle emozioni. Per chi si occupa di emozioni e arte é normale, ma non é solo quella e non è nata solo per suscitarne. Questa lettura crea uno squilibrio anche nel modo di decodificare i vissuti. Il talento, la competenza, gli studi, sembrano non valere più nulla. Una iperconnettività e una auto-promozione che relega le persone più sensibili e intelligenti, in uno spazio che non é consono.
Ecco allora che i genitori spronano i figli a non essere sensibili, a non essere timidi, ma a essere prepotenti e più che a essere felici sono educati a essere forti e sopportare ogni angheria da chi li bullizza o a diventare bullizzatori a loro volta, eppure, sono meravigliosi i ragazzi timidi. Sono educati, sensibili, intelligenti, garbati. Sono rigorosi e curiosi. Viene loro negata l’identità fin da piccoli e vengono frustrati mentre si privilegia la prepotenza, la forza, l’eccessivo valore all’enfasi sull’immagine.
I ponti verso il narcisismo
E già questi sono i ponti che conducono al narcisismo e che i ragazzi sposano incominciando a presentarsi autocentrato in maniera eccessiva, con l’ aspettativa di accesso
facile a fonti di piacere, teso ad attribuire valore e titoli più che a conquistarli, pretendendo poi indulgenza e imparando a sedurre, manipolare, convincere e diventare onnipotente sentendosi al pari o superiore ai laureati, agli studiosi, agli esperti, senza avere invece alcun titolo, ma con il solo obiettivo di tagliere le gambe a chi ne ha. Tutto questo presuppone anche lo sgravio dalle frustrazioni e dalle responsabilità privato di compassione umana ma con un interesse iper-centrato su di sé con l’intento di far cessare agli altri ciò che fanno con passione e competenza.
Come mai nei luoghi dove ci sono guerre, nelle famiglie dove i genitori hanno perso figlie incinta uccise da narcisisti, troviamo persone che lottano per far valere i veri valori, la solidarietà, la compassione, la valorizzazione delle competenze, che riempiono le piazza per avere giustizia, un pezzo di pane, istruzione e nella cultura del benessere dove nessuno ha perso figli e dove di pane ce n’è in abbondanza è seminato malessere, sono svalorizzati i ragazzi timidi, vengono umiliate e screditate le persone perbene mentre si predica il contrario?
Parole vuote che vengono dall’alto
E viene da chiedersi: Possibile che occorra un’altra guerra per riportare le persone a comprendere i veri valori della vita? Possibile che la gente non comprenda più dove sta Dio o, per i laici, dove la sta la coscienza. Che nessuno pensi che tutto questo ha ripercussioni sui loro figli e sui loro nipoti? Possibile che non riescano a comprendere che la vera fosforescenza non sta nell’apparenza e nella pomposità ma nei veri valori. Siamo la Nazione dove si legge di meno, dove i ragazzi non sono in grado di distinguere chi si auto-incensa da chi ha veri titoli, chi ha un animo buono da chi é portatore di tratti narcisistici. Ma gli adulti che hanno vissuto in altre epoche e forse sono capaci di comprenderlo, perché continuano a spargere semi di bruttezza? Sono correi o non hanno mai provato a dover cercare il pane?
Un insigne collega, A. Lowen, ha scritto una frase bellissima che riesce a dare tutte le risposte con poche parole: “Chi rinuncia ai veri valori per l’immagine, lo status, l’apparenza, il potere esasperato, fa un patto con il demonio. Il narcisista lo accetta”. E in una società siffatta é veramente inutile chiedersi come mai i ragazzi sono più aggressivi, come è inutile attribuire a loro la colpa.













