Editore e imprenditore ha portato la sua visione durante il panel dedicato all’editoria indipendente. Tra passioni, sfide e nuovi progetti
Il Salone del Libro di Torino è sempre, anno dopo anno, un crocevia di idee e passioni, dove si incontrano scrittori, editori e lettori da ogni parte d’Italia e del Mondo. Ma cosa significa, per un editore, vivere questo evento così speciale, in un contesto così vibrante e stimolante? Abbiamo avuto l’opportunità di parlarne con Gianfranco Sciscione, che ci racconta la sua visione unica del Salone e del mondo dell’editoria indipendente.
L’intervista
Il Salone del Libro è un evento che ogni anno raccoglie una comunità di persone legate dalla stessa passione per la lettura. Come descriveresti l’atmosfera che si respira qui e cosa ti ha sorpreso di più in questa edizione?
«L’atmosfera al Salone è indescrivibile, c’è una sorta di magia che ti avvolge appena entri. È come se tutto il mondo della cultura si condensasse in quegli spazi: dalle grandi case editrici agli stand delle piccole realtà indipendenti, ogni angolo è un’opportunità di scoperta. Quello che mi ha sorpreso di più quest’anno è la crescente voglia di sperimentazione, il coraggio di affrontare tematiche nuove e di dare spazio a voci inedite. Ho visto tanti giovani autori con storie potenti e originali, e questo mi dà molta speranza per il futuro dell’editoria. Il Salone è la prova che la cultura, sebbene attraversata da sfide continue, è più viva che mai».
Se il Salone del Libro fosse una città, quale sarebbe la prima strada che percorreresti e perché?
«Senza dubbio, la Via delle Idee. È quella strada che percorri ogni anno al Salone, dove incontrare visioni che cambiano, che ti sorprendono. Camminare tra gli stand è come perdersi in un labirinto di pensieri, progetti e storie in continua evoluzione. Ogni angolo ti offre una nuova prospettiva, una nuova possibilità di dialogo, e ti fa capire che il futuro della cultura passa proprio da qui».
Com’è stata l’esperienza qui al Salone?
«Straordinaria. C’è un’energia che non trovi altrove. Camminare tra gli stand, incontrare persone che vivono per la cultura, confrontarsi con chi ogni giorno lavora con le parole…ti dà una spinta che ti porti dietro per mesi».
Hai partecipato a un panel sull’editoria indipendente. Che idea ti sei fatto sul futuro del settore?
«Credo che l’editoria indipendente sia fondamentale per far emergere nuove voci. Il futuro sarà di chi saprà innovare, senza dimenticare la qualità. Bisogna saper raccontare il territorio, dare spazio alle identità. L’editoria, per me, è prima di tutto un atto culturale, poi viene il resto».
Hai avuto modo di parlare con lettori e giovani autori. Cosa ti ha colpito di più?
«La voglia di esserci. I lettori sono esigenti, cercano autenticità. I giovani autori, invece, hanno una forza creativa incredibile. Mi ha colpito la passione, la fame di storie vere, di narrazioni che parlino al cuore».
Dopo il Salone, cosa bolle in pentola?
«Stiamo lavorando a una nuova collana dedicata agli autori emergenti, con un occhio attento alla qualità e alla voce narrativa. E vogliamo rafforzare il legame con il territorio, rendendo il libro più accessibile, più vicino. Il Salone ci ha lasciato idee, contatti, ma soprattutto entusiasmo».
Cosa porti a casa da questa esperienza torinese?
«Un’enorme carica. Il Salone è una dimostrazione che la cultura non solo è viva, ma ha ancora un ruolo fondamentale. Torno a casa con nuove domande, nuove ispirazioni e la certezza che vale la pena continuare a investire nei libri».
Perché leggere il libro?
«Il libro che ho scritto nasce da anni di esperienze, errori, scelte, incontri. È un racconto sincero, che intreccia vita personale, lavoro e visione del Mondo. Non vuole insegnare niente, ma forse può accendere una scintilla, far riflettere, magari anche ispirare. In un’epoca in cui si corre sempre, prendersi il tempo per leggere qualcosa di vero è già un atto di libertà».
Se dovessi racchiudere in una frase il significato di questa esperienza al Salone, quale sarebbe?
«Il Salone del Libro è la conferma che la cultura ha il potere di unire, ispirare e trasformare.
Qui non si parla solo di libri, ma di storie che vivono nelle persone e nelle loro emozioni. È un invito a non smettere mai di cercare, leggere e condividere».
«Andando al salone del libro ho puntato il dito alla luna mi son trovato nel meraviglioso mondo delle stelle», Gianfranco Sciscione.
Al Salone del Libro di Torino, Gianfranco Sciscione ha ricordato a tutti noi che, in un Mondo che cambia, la cultura resta un punto fermo. E che dietro ogni libro c’è una voce che merita di essere ascoltata.
Ilaria Solazzo













