Gli europei hanno prezzi diversi rispetto, soprattutto, agli Usa e in Italia è possibile grazie all’Ssn e all’Aifa
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si è scagliato contro l’Unione europea annunciando l’intenzione di ridurre il costo dei farmaci da prescrizione per gli americani. «Pagheremo quello che paga l’Europa», ha sostenuto con i giornalisti, aggiungendo che i Paesi dell’Ue sono «duri, brutali e cattivi» nei loro rapporti con le aziende farmaceutiche.
Di fatto i prezzi dei farmaci negli Usa sono tra i più alti al Mondo. Secondo un’analisi della Rand Corporation, nel 2022 hanno speso 617,2 miliardi di dollari (542,7 miliardi di euro) per i farmaci, rispetto ai 233,5 di dollari (205,3 miliardi di euro) di 24 Paesi europei messi insieme. Il piano di Trump vincolerebbe i prezzi alla tariffa più bassa pagata da altri Paesi ricchi, se le case farmaceutiche non abbassano prima i prezzi per conto loro. Ma non è ancora chiaro come questo potrebbe essere attuato o quali risparmi porterebbe ai pazienti statunitensi.
Ssn e Aifa
Sulla questione si è espresso Robert Nisticò, presidente dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa). «I più alti prezzi dei medicinali negli Stati Uniti, denunciati dal presidente Trump,
sono il risultato di un sistema interamente privatizzato che contribuisce ad aumentare tutte le voci di spesa sanitaria», ha sostenuto il numero uno dell’Aifa. «I farmaci da prescrizione negli Usa sono in media da due a quattro volte più costosi non solo perché il loro sistema sanitario è particolarmente complesso ma anche perché, a differenza della maggior parte dei Paesi europei – che negoziano direttamente con le aziende i prezzi dei farmaci -, hanno limitate capacità di negoziazione diretta e si affidano a intermediari privati per trattare i prezzi all’interno dei piani assicurativi».
«Al contrario» – ha sottolineato Nisticò – «il nostro Servizio sanitario nazionale (Ssn), anche grazie al lavoro dell’Aifa, riesce a ottenere per i farmaci prezzi tra i più favorevoli tra i Paesi Ocse».
In crescita in Italia
Tuttavia, il presidente dell’Aifa ha dovuto ammettere che non è possibile ignorare «che anche in Italia la spesa farmaceutica è in costante crescita». Secondo l’ultimo rapporto OsMed “L’uso dei farmaci in Italia. Rapporto Nazionale Anno 2023”, la spesa farmaceutica totale (pubblica e privata) è stata di 36,2 miliardi di euro, in crescita del 6,1% rispetto al 2022. «È dunque necessario intervenire sulla governance, individuando strumenti che consentano di premiare esclusivamente l’innovazione autentica, quella capace di dimostrare con dati reali un beneficio terapeutico concreto per i cittadini».
Male rispetto alla media europea
Oltre a essere aumentata, la spesa farmaceutica totale italiana, comprensiva di quella territoriale pubblica e privata e dell’ospedaliera, con un valore di 612 euro pro capite, è anche al di sopra della media dei Paesi europei (384 euro). Tuttavia, risulta inferiore a quella della Germania (673 euro), dell’Austria (672 euro) e del Belgio (627 euro).
Inoltre, l’Italia evidenzia ancora una bassa incidenza per i farmaci equivalenti rispetto alle altre Nazioni europee, mentre è al 1° posto nell’incidenza della spesa (80,8%) e del consumo (66,9%) di farmaci biosimilari rispetto a una media europea del 64,7% per la spesa e del 31,8% per i consumi e al 4° posto per la spesa dei farmaci orfani, con 51,0 euro pro capite.
Nuove speranze di cura
«Innovazione e accesso sono le due vie da percorrere per assicurare ai pazienti oncologici nuove speranze di cura. Grazie anche alla Ricerca farmaceutica oggi nella nostra Nazione 3,7 milioni di cittadini vivono dopo una diagnosi di tumore, 1 milione in più rispetto a 10 anni fa (+37%)», ha dichiarato Marcello Cattani, presidente di Farmindustria.
«Dall’innovazione dell’industria farmaceutica possono arrivare importanti risultati. Il 40% dei 24.000 farmaci in sviluppo nel Mondo riguarda l’area dei tumori e in Italia, secondo
l’Aifa, il 35% degli studi clinici è relativo alle neoplasie. L’Intelligenza artificiale, che già sta portando risultati importanti, permetterà progressi ulteriori, con la riduzione dei tempi della Ricerca e l’aumento delle molecole identificate. E gli studi clinici decentralizzati consentiranno ai pazienti di partecipare da casa agli studi, grazie a servizi come la consegna e la somministrazione del farmaco a domicilio, il telemonitoraggio da remoto dei parametri, le televisite di controllo, che migliorano la qualità di vita perché riducono gli spostamenti verso i centri».
«L’Italia» – continua Cattenei – «secondo un recente studio EFPIA, registra una quota superiore di farmaci oncologici disponibili superiore alla media europea, ma occorre la velocizzazione dei tempi di autorizzazione e la riduzione delle differenze tuttora esistenti a livello regionale. Per rendere più agevole la condizione dei malati oncologici e dei loro familiari é fondamentale garantire la prossimità delle cure assistenziali; la formazione degli operatori sanitari, con le competenze in costante aggiornamento; la sensibilizzazione crescente su tematiche così importanti, attraverso azioni sinergiche che coinvolgano il maggior numero di attori possibile. E l’avanzamento dei processi di cura che tra l’altro consentono di migliorare l’uso delle risorse e ridurre la spesa complessiva per cura e assistenza. Una società coesa e altruista è resiliente, in grado di offrire le giuste risposte, anche assistenziali, ai bisogni di salute dei cittadini».
Investire sui farmaci a Rna
Il ministero dell’Università e della Ricerca intende continuare a investire sulle tecnologie dei farmaci a Rna, considerati «la nuova frontiera della medicina», ha affermato il ministro Anna Maria Bernini durante la visita al Complesso Vallisneri dell’Università di Padova, sede di uno degli hub scientifici più avanzati del Centro nazionale per lo sviluppo di terapia genica e farmaci a Rna, rete finanziata dal programma NextGeneration Eu nell’ambito del Pnnr e che comprende 32 Università e istituti di ricerca e 13 aziende private.
«Il ministero ha scelto di puntare e continuerà a investire su queste tecnologie» – ha continuato il ministro riferendosi ai farmaci a Rna – «per costruire una sanità più avanzata, personalizzata e accessibile. Il Centro nazionale di Padova è un’eccellenza capace di attrarre ricercatori e scienziati, un hub strategico dove il sapere accademico incontra l’innovazione industriale, trasformando le scoperte scientifiche in terapie e soluzioni concrete per la salute».
I farmaci a Rna, o terapie a base di Rna, sono farmaci che sfruttano le molecole di acido ribonucleico (Rna) per modulare vie biologiche e trattare condizioni specifiche. Possono essere utilizzati per trattare malattie per le quali non esistono terapie appropriate, come le malattie rare.
Ginevra Larosa
Foto © Infinite Recovery, Aifa, Socialfarma,













