Meloni mette a segno un colpo diplomatico

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Meloni

Il premier accoglie a Palazzo Chigi Ursula von der Leyen e J.D. Vance con il Tricolore affiancato dalle bandiere Usa ed europea

A un mese dalla sua visita alla Casa Bianca, durante la quale aveva invitato il presidente statunitense in Italia proponendo un vertice tra Usa e Unione europea, Giorgia Meloni mette a segno un colpo diplomatico che lei stessa definisce con soddisfazione «motivo di orgoglio».

In un momento segnato da tensioni con Parigi e attacchi delle opposizioni, che accusano il Governo di essere sempre più isolato a livello internazionale, il premier accoglie a Palazzo Chigi i suoi interlocutori internazionali con il Tricolore affiancato dalle bandiere Usa ed europea.

«È per me un onore ospitare due dei principali leader di Usa e Ue per dare avvio a un dialogo», ha dichiarato Meloni aprendo l’incontro. «Spero che questo possa rappresentare un nuovo inizio». Il presidente del Consiglio italiano ha ammesso che sul tavolo restano «problemi da superare», ma ha ribadito che il rapporto transatlantico resta «centrale per un Occidente che vuole preservare la propria coesione, la sua forza e la capacità di indicare una direzione comune».

Secondo fonti vicine al Governo, il clima dell’incontro è stato «ottimo, con piena sintonia sui principali dossier in discussione». Sul piano operativo, la partita si sposta ora a Bruxelles, dove sarà la Commissione europea – competente in materia commerciale – a condurre il negoziato. Il termine da tenere d’occhio è l’inizio di luglio, quando scadrà la sospensione di tre mesi sui dazi: è questa la finestra entro cui le parti puntano a raggiungere un’intesa.

Una tavola rotonda

Al centro della scena Giorgia Meloni, con J.D. Vance alla sua destra e Ursula von der Leyen alla sua sinistra. Un’immagine simbolica che segna l’avvio di un nuovo dialogo Melonitra le due sponde dell’Atlantico, con l’obiettivo dichiarato di costruire le basi per un futuro accordo commerciale, dopo anni segnati dalle tensioni sui dazi. Presente anche il senatore Marco Rubio, figura chiave della diplomazia americana. Assente Donald Trump, ma – come si lascia intendere da ambienti vicini al Governo – «è come se ci fosse stato». Fonti attendibili confermano inoltre che sabato Meloni ha avuto un colloquio telefonico con il presidente degli Stati Uniti, concentrato sulla situazione in Ucraina e sulle relazioni Usa-Ue. Una conversazione che ha anticipato la telefonata tra Trump e Putin.

Per Giorgia Meloni si tratta di un successo sul piano diplomatico. Considerata da alcuni come una possibile figura di raccordo tra l’Europa e l’amministrazione Usa, finora non aveva ancora ottenuto risultati concreti, soprattutto alla luce delle tensioni persistenti con alcuni dei principali partner europei. Il premier italiano ha ricordato di aver lanciato la proposta di questo vertice circa un mese fa, durante la sua visita a Washington, dove ha incontrato il presidente Donald Trump alla Casa Bianca.

«La mia speranza» – ha aggiunto – «è che quello di oggi rappresenti solo il primo passo, l’inizio di una nuova fase». Ha infine sottolineato che, sebbene le competenze in materia commerciale spettino alla Commissione europea, l’Italia si è fatta promotrice dell’iniziativa per incoraggiare il dialogo e favorire un clima di collaborazione.

Speranze

Vance ha elogiato Giorgia Meloni, definendola «una cara amica» e riconoscendo il suo impegno nel cercare di fare da ponte tra Europa e Stati Uniti. Ha sottolineato che sia lui che Donald Trump apprezzano e sostengono questo ruolo di mediazione assunto dal premier italiana».

Von der Leyen ha risposto di sperare che, sulle questioni commerciali, l’Ue e gli Usa possano raggiungere «un accordo positivo per entrambe le parti», sottolineando che i due partner hanno il più grande scambio commerciale del Mondo.

Centralità diplomatica

Affrontando il conflitto ucraino, la leader dell’Ue ha osservato che «ciò che ci unisce in Ucraina è il perseguimento di una pace giusta e duratura», ringraziando gli Stati Uniti per il loro forte impegno nel cercare di fermare la guerra. Von der Leyen inoltre ha esortato le parti a «portare avanti le cose», aggiungendo di ritenere che «la prossima settimana sarà cruciale» per i colloqui di pace Russia – Ucraina.

Meloni, all’inizio della settimana, aveva preso pubblicamente le distanze da un’iniziativa Melonilanciata dal primo ministro britannico Keir Starmer, che secondo lei avrebbe contemplato l’ipotesi – ritenuta inopportuna – dell’invio di truppe europee sul territorio ucraino. Nonostante una prima partecipazione a una videoconferenza con la cosiddetta “coalizione dei volenterosi” – composta da Regno Unito, Francia, Germania e Polonia – il premer italiano è stato successivamente escluso da un vertice di coordinamento tra i leader del quartetto europeo e rappresentanti dell’amministrazione Trump.

Le tensioni si sono ulteriormente inasprite venerdì, quando il presidente francese Emmanuel Macron ha accusato Giorgia Meloni di aver fatto circolare «notizie false» per giustificare la sua assenza sia dall’incontro con Volodymyr Zelensky, sia da una telefonata congiunta con Trump.

Diplomazia a Roma

Due momenti chiave hanno favorito la ripresa del dialogo tra Usa e Unione europea, a cui la premier Giorgia Meloni ha lavorato dietro le quinte. Il primo risale al 26 aprile, giorno del funerale di Papa Francesco, quando Donald Trump e Ursula von der Leyen si sono scambiati un saluto e una stretta di mano sul sagrato di San Pietro. Nello stesso giorno, Meloni ha accolto J.D. Vance a Palazzo Chigi, lanciando un segnale politico chiaro: per aprire un canale con il presidente americano servono rapporti diretti.

Il secondo snodo è arrivato con l’intronizzazione del nuovo Pontefice, Leone XIV, che ha riportato a Roma numerosi leader internazionali. Un’occasione che il Governo italiano ha saputo capitalizzare, ottenendo la disponibilità di Washington e Bruxelles a partecipare a un incontro trilaterale promosso da Palazzo Chigi.

Santa Sede

Il segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha dichiarato che il Vaticano potrebbe rappresentare una sede adeguata per eventuali negoziati di pace tra Russia e Ucraina. L’apertura arriva in seguito all’impegno espresso dal nuovo pontefice, Leone XIV, che ha ribadito la volontà della Santa Sede di fare «ogni sforzo possibile» per contribuire alla fine del conflitto. Parlando con i giornalisti a Roma, poco prima di un incontro con il cardinale Matteo Zuppi – rappresentante del Vaticano incaricato del dossier Ucraina – Rubio ha spiegato che la riunione avrebbe toccato diversi temi: dai recenti sviluppi diplomatici al possibile ruolo della Santa Sede nel processo negoziale.

Il segretario di Stato Usa ha inoltre sottolineato l’apprezzamento americano per la disponibilità della Santa Sede a contribuire a un percorso di dialogo, definendolo un ruolo «costruttivo e positivo». Nel corso della giornata, il segretario di Stato Usa ha incontrato anche il suo omologo vaticano e il ministro degli Esteri della Santa Sede, consolidando il dialogo tra Washington e il Vaticano sul futuro del processo di pace.

 

George Labrinopoulos

Foto © Euronews, Il Globo, BBC, AP News

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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