Meloni esulta: «Una svolta per legalità e giustizia sociale. La sinistra protesti pure, noi stiamo coi cittadini»
Il Governo guidato da Giorgia Meloni incassa una nuova vittoria parlamentare con l’approvazione definitiva in Senato del Decreto Sicurezza. Un passaggio decisivo, che il presidente del Consiglio non esita a celebrare con orgoglio, sottolineando il valore simbolico e concreto del provvedimento. “Con l’approvazione del Decreto Sicurezza” – ha dichiarato Meloni in un messaggio su X – “rafforziamo la tutela dei cittadini, delle fasce più vulnerabili e delle nostre forze dell’ordine. Interveniamo contro le occupazioni abusive, acceleriamo gli sgomberi e difendiamo le famiglie, gli anziani e i proprietari onesti, lasciati troppo spesso soli davanti a ingiustizie inaccettabili”.
Il Dl, fortemente voluto da Palazzo Chigi, mira anche a contrastare con durezza le truffe agli anziani e a potenziare gli strumenti operativi delle forze dell’ordine. “Legalità e sicurezza sono pilastri della libertà” – ha ribadito Meloni – “e noi continueremo a difenderli con determinazione».
Un messaggio che suona anche come una risposta senza sconti alla sinistra, accusata di aver lasciato proliferare per anni insicurezza e degrado.
Con l’approvazione definitiva del Dl Sicurezza al Senato, il Governo Meloni imprime una svolta rigorosa su due fronti sensibili. Una linea dura, coerente con l’impostazione dell’esecutivo, che rafforza la difesa dell’ordine pubblico e della legalità.
Blocchi stradali: da illecito a reato penale
Uno dei punti cardine del provvedimento è la trasformazione del blocco stradale da
semplice illecito amministrativo a reato. Finora punito con una sanzione pecuniaria tra i mille e i quattromila euro, l’atto di ostruire strade ordinarie o ferrate con il proprio corpo – se commesso da più persone riunite – sarà d’ora in poi punibile con la reclusione da sei mesi a due anni. Una risposta chiara e netta ai recenti episodi di disordini in strada legati a manifestazioni non autorizzate, che spesso hanno paralizzato il traffico e messo a rischio la sicurezza.
Cannabis light, stretta senza precedenti
Altra novità di rilievo: approvato un emendamento che equipara la cannabis light a quella con effetti psicotropi. Nonostante la sua bassa o nulla concentrazione di Thc, la sostanza verrà trattata alla stregua di uno stupefacente vero e proprio. Saranno dunque vietati l’importazione, la lavorazione, la vendita, il trasporto e perfino la consegna delle infiorescenze. Una decisione destinata a segnare un cambio di passo radicale rispetto alla linea ambigua e permissiva adottata in passato.
Occupazioni abusive
Con l’articolo 10 del nuovo Dl Sicurezza, il Governo Meloni alza il livello di guardia contro le occupazioni abusive di immobili. Viene infatti introdotto nel codice penale il nuovo reato di “Occupazione arbitraria di immobile destinato a domicilio altrui“, punibile con la reclusione da due a sette anni. Una misura che rafforza sensibilmente l’arsenale normativo contro chi sottrae con la forza case a famiglie e proprietari legittimi.
Il provvedimento, approvato definitivamente in Senato, si inserisce in un impianto normativo che già contempla tre fattispecie con cui il legislatore ha cercato finora di contrastare questo fenomeno:
- invasione di terreni o edifici (fino a 3 anni di reclusione);
- invasione aggravata con pericolo per la salute o l’incolumità pubblica (fino a 6 anni);
- turbativa violenta del possesso di immobili (fino a 2 anni).
Ma l’Esecutivo ha voluto imprimere un cambio di passo, ritenendo insufficienti le pene previste finora e introducendo una fattispecie ad hoc che riconosce, per la prima volta, il carattere particolarmente odioso dell’occupazione di un’abitazione altrui. Il messaggio è chiaro: chi toglie con prepotenza il tetto sopra la testa di un altro, non solo commette un sopruso, ma ne risponde penalmente con durezza.
Scudo rafforzato per l’intelligence: agenti sotto copertura potranno anche dirigere organizzazioni eversive
Nel cuore del Decreto spicca un passaggio delicato e destinato a far discutere: l’articolo 31, che prevede un significativo rafforzamento dei poteri dell’intelligence italiana. Sotto la formula del “potenziamento dell’attività di informazione per la sicurezza“, il provvedimento estende in modo rilevante le possibilità operative degli agenti sotto copertura.
Rispetto alla versione iniziale del testo, è stato rimosso – su richiesta del Quirinale – l’obbligo per le pubbliche amministrazioni di condividere informazioni riservate con i servizi segreti, un punto che aveva sollevato forti perplessità sul fronte delle garanzie costituzionali. Tuttavia, è rimasto in piedi il nodo più controverso: gli agenti infiltrati potranno non solo partecipare ad associazioni eversive o terroristiche, ma anche assumere ruoli di comando e organizzazione, senza incorrere in responsabilità penali.
Una norma che, secondo il Governo, serve a rendere più efficaci le operazioni di prevenzione e contrasto alle minacce interne ed esterne. Ma che ha acceso un fronte critico tra giuristi, analisti e soprattutto tra i familiari delle vittime delle stragi, che l’hanno definita “una licenza criminale“. Il timore, espresso pubblicamente da alcune associazioni, è che si rischi di aprire nuovamente zone d’ombra operative che in passato hanno segnato le pagine più opache della storia, dai misteri degli anni di piombo alle infiltrazioni deviate nei gruppi estremisti. Il Governo rivendica la scelta come un passo necessario “in un contesto internazionale sempre più instabile”.
Detenute madri: non sarà più automatico il rinvio della pena
Tra le novità più significative e discusse del Dl Sicurezza, figura la norma che rende facoltativo – e non più obbligatorio – il rinvio dell’esecuzione della pena per le donne incinte o madri di bambini sotto l’anno di età.
Una misura che modifica un principio finora consolidato e che consente, nei casi ritenuti più opportuni, l’ingresso in carcere anche per le madri condannate, pur con tutte le garanzie di tutela già previste dagli ordinamenti penitenziari. In concreto, ciò significa che anche le donne in gravidanza o con figli molto piccoli potranno essere ristrette in custodia, preferibilmente all’interno degli Icam (Istituti a custodia attenuata per detenute madri), a oggi presenti in sole quattro Città italiane.
La norma ha sollevato perplessità in alcuni ambienti istituzionali e giuridici, ma per il Governo – e in particolare per la Lega – si tratta di un passaggio di giustizia e buon senso. Il partito guidato da Matteo Salvini ha sottolineato come il nuovo impianto serva anche a contrastare abusi sistematici, in particolare da parte di borseggiatrici seriali che, sfruttando lo status di madri o quello di gravidanza, riuscivano a evitare sistematicamente la reclusione pur continuando a delinquere. La misura, secondo la maggioranza, non intacca la tutela dei minori, ma ripristina un principio di equità e responsabilità: chi commette reati non può contare sull’impunità automatica, a prescindere dalla condizione personale.
Un Governo compatto
“Il decreto sicurezza è legge. Un provvedimento strategico, fortemente voluto da questo Governo, che introduce nuovi ed efficaci strumenti per rafforzare il contrasto a criminalità e terrorismo, garantire una maggiore protezione dei cittadini, in particolare dei più fragili, e valorizzare il lavoro quotidiano delle nostre Forze dell’ordine”, scrive il titolare del Viminale, Matteo Piantedosi, su X.
L’approvazione del Decreto Sicurezza non solo rafforza il quadro normativo nazionale, ma riceve anche il plauso convinto di Forza Italia. A sottolinearne il valore è il deputato e sottosegretario ai Trasporti, Tullio Ferrante, che parla di «provvedimento necessario per garantire lo Stato di diritto, fondato sulla salvaguardia delle libertà individuali e sul rispetto delle leggi».
In particolare, mette l’accento su un aspetto spesso trascurato ma centrale per milioni di italiani: la sicurezza nei trasporti pubblici. Il decreto prevede infatti un inasprimento delle pene per i reati commessi in prossimità di stazioni ferroviarie, metropolitane o a bordo dei treni. «Una misura concreta» – sottolinea il sottosegretario – «per tutelare chi ogni giorno si affida ai mezzi pubblici e ha il diritto di viaggiare in tranquillità». Ferrante non risparmia poi un richiamo alla responsabilità civile nei confronti di chi blocca strade o ferrovie nel nome della protesta. «È legittimo esprimere dissenso» – afferma – «ma non è accettabile violare il diritto alla mobilità e ostacolare la libera circolazione. Il dissenso non può trasformarsi in prevaricazione».
In piazza San Luigi dei Francesi, i parlamentari di Fratelli d’Italia, protagonisti di un flash mob simbolico a sostegno del provvedimento. «Siamo dalla parte dei deboli» – ha dichiarato il responsabile nazionale dell’organizzazione di FdI, Giovanni Donzelli – «perché chi è più fragile paga il prezzo più alto dell’insicurezza. La sinistra protesta? È legittimo. Sono coerenti con il disordine che hanno seminato».
Proteste teatrali in Aula ma il Governo va avanti
Seduta agitata a Palazzo Madama, dove le opposizioni hanno inscenato una plateale protesta contro l’approvazione del Decreto Sicurezza.
Mentre il Governo proseguiva compatto nel suo percorso legislativo, i senatori del centrosinistra si sono seduti per terra davanti ai banchi dell’Esecutivo, gridando «Vergogna!» e sventolando cartelli con scritte provocatorie come “Denunciateci tutti”. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, pur ricordando che esistono precedenti simili, ha inizialmente deciso di non sospendere la seduta, poi lo ha fatto per favorire un chiarimento con le opposizioni. Al termine della conferenza dei capigruppo, la sinistra ha parlato di “svolta autoritaria“, mentre da parte della maggioranza è arrivata una risposta netta: non si sta comprimendo alcun diritto, ma si sta rafforzando la certezza della legge e la libertà dei cittadini onesti.
George Labrinopoulos
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