Washington, «successo totale» attacco impianti nucleari iraniani

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Trump ha lanciato un avvertimento diretto a Teheran: «Se la pace non arriverà subito, colpiremo nuovi obiettivi con rapidità e precisione»

«Il nostro obiettivo era chiaro: distruggere la capacità dell’Iran di arricchire uranio e mettere fine alla minaccia nucleare rappresentata da uno Stato che è il primo sponsor del terrorismo al Mondo». Con queste parole, il presidente degli Stati Uniti ha annunciato quella che definisce una «straordinaria vittoria militare». Secondo quanto riferito in diretta dalla Casa Bianca, gli attacchi condotti avrebbero «completamente e totalmente distrutto» i principali impianti nucleari iraniani. Un’azione che, nelle intenzioni americane, dovrebbe segnare un punto di svolta nella lunga escalation con Teheran.

«L’Iran, il bullo del Medio Oriente, deve ora scegliere la via della pace. Se non lo farà, i prossimi attacchi saranno molto più gravi e molto più facili da eseguire», ha dichiarato Donald Trump, usando toni durissimi. Nel suo intervento, il leader statunitense ha anche ripercorso quarant’anni di tensioni: «Per decenni hanno gridato “Morte all’America” e “Morte a Israele”, colpendo i nostri soldati con ordigni esplosivi, mutilando e uccidendo. Abbiamo perso oltre mille uomini. Centinaia di migliaia di persone sono morte per quell’odio, molte delle quali per mano del generale Qassem Soleimani».

Il presidente ha lodato apertamente l’esercito israeliano per il supporto fornito e ha riservato parole di gratitudine e orgoglio ai militari americani impegnati nell’operazione contro l’Iran. «Ho deciso molto tempo fa che non avrei permesso che questo accadesse. Non continuerà. Voglio ringraziare e congratularmi con il primo ministro Netanyahu, abbiamo lavorato come una squadra, come forse nessuna squadra ha mai lavorato prima. Abbiamo fatto molta strada nell’eliminare questa minaccia per Israele. Grazie agli alleati e all’esercito Usa. Voglio ringraziare l’esercito israeliano per il lavoro straordinario e, soprattutto, congratularmi con i patrioti americani che hanno pilotato queste magnifiche macchine, così come con tutto il nostro esercito, protagonista di un’azione militare che non si vedeva da decenni», ha dichiarato.

Trump ha poi lanciato un avvertimento diretto a Teheran: «Questo non può andare avanti. O l’Iran sceglie la pace, o dovrà affrontare una tragedia di dimensioni ben maggiori rispetto a quanto accaduto negli ultimi otto giorni. Se la pace non arriverà subito, colpiremo nuovi obiettivi con rapidità e precisione. Nessun esercito al Mondo sarebbe stato in grado di fare ciò che abbiamo fatto».

Infine, un richiamo alla fede e al patriottismo: «Ringraziamo Dio. Amiamo i nostri straordinari militari e faremo di tutto per proteggerli. Dio benedica il Medio Oriente e Dio benedica Israele».

Crisi nel Golfo: l’Iran minaccia la chiusura dello Stretto di Hormuz dopo l’attacco Usa

Il Parlamento iraniano ha reagito compatto all’operazione militare statunitense denominata “Martello di Mezzanotte”, approvando all’unanimità una mozione per la chiusura dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico cruciale per il commercio globale del petrolio. Lo ha annunciato nel pomeriggio il maggiore Esmaeil Kousari, membro della Commissione sicurezza del Parlamento. La decisione finale, ha precisato l’ufficiale, spetterà comunque alle autorità superiori della Repubblica Islamica.

Il possibile blocco dello Stretto, attraverso cui transita circa il 30% del greggio mondiale, rappresenta una minaccia immediata per i mercati energetici globali. Un’interruzione della navigazione in quell’area potrebbe far schizzare i prezzi del petrolio e aggravare l’inflazione su scala globale, con ricadute gravi sulla crescita economica internazionale.

Ma le ripercussioni non si limitano all’economia. La preoccupazione principale riguarda un’eventuale escalation militare. Teheran potrebbe prendere di mira le basi americane in Medio Oriente, dove sono dislocati oltre 40mila soldati statunitensi, innescando una reazione militare di Washington. Gli analisti geopolitici temono che la situazione possa degenerare in un conflitto regionale di ampia portata.

Condanne e timori globali

IranLe reazioni internazionali non si sono fatte attendere. Cina e Russia hanno duramente criticato la scelta del presidente americano Donald Trump di colpire gli impianti nucleari iraniani, sottolineando il rischio di destabilizzazione globale. Il ministero degli Esteri russo ha parlato esplicitamente di “pericolo di caos totale” per l’intero ordine mondiale.

Di fronte alla crescente tensione, la sicurezza è stata rafforzata in diversi Paesi, compresa l’Italia. Il presidente francese Emmanuel Macron ha contattato il suo omologo iraniano Masoud Pezeshkian per sollecitare un ritorno al dialogo e favorire una de-escalation. Nel frattempo, dal Pentagono è arrivato un messaggio chiaro a Teheran: «Siamo in contatto attraverso canali ufficiali e riservati. Non cerchiamo un cambio di regime, ma se l’Iran dovesse attaccare, risponderemo con forza. Le conseguenze sarebbero catastrofiche».

Meloni convoca vertice d’emergenza sulla crisi iraniana: “Serve una soluzione politica, no all’escalation”

Il Governo italiano monitora con la massima attenzione l’evoluzione della crisi in Iran. In risposta all’escalation, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha convocato una riunione straordinaria con i ministri competenti e i vertici dei servizi di intelligence. Nel corso della giornata, il premier ha avuto una serie di colloqui con i principali attori della scena internazionale. Come confermato da Palazzo Chigi, Meloni ha parlato con il primo ministro canadese Mark Carney, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente francese Emmanuel Macron e il premier britannico Keir Starmer. Sul fronte mediorientale, si è confrontata anche con il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, con il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohamed bin Zayed Al Nahyan e con l’emiro del Qatar Tamim bin Hamad alThani.

«Tutti gli interlocutori hanno concordato sull’urgenza di rilanciare i canali diplomatici e riaprire quanto prima il tavolo dei negoziati per scongiurare un’escalation incontrollata e promuovere una soluzione politica alla crisi», si legge nella nota diffusa da Palazzo Chigi.

Guerra ad alto costo

Il conflitto in corso con l’Iran sta costando a Israele una cifra stimata intorno ai 200 milioni di dollari al giorno, secondo quanto riferiscono fonti esperte. Le principali voci di spesa includono l’impiego di avanzati sistemi di difesa antimissile, l’utilizzo intensivo dell’aviazione militare e la riparazione dei danni subiti da infrastrutture civili, in particolare in aree urbane come Tel Aviv. Secondo le stime, un solo mese di operazioni potrebbe superare i 12 miliardi di dollari. Il peso economico complessivo dipenderà dalla durata del conflitto, ma già ora le cifre sono considerate insostenibili nel lungo periodo.

I sistemi d’intercettazione come David’s Sling comportano un costo di circa 700.000 dollari per ogni missile lanciato, mentre il più sofisticato Arrow 3 arriva a 4 milioni di dollari per ingaggio. A questi si aggiungono i costi operativi degli F-35, pari a circa 10.000 dollari l’ora, esclusi carburante e munizioni, come le bombe guidate JDAM e MK84.

Dall’inizio delle ostilità, l’Iran ha già lanciato oltre 400 missili, contribuendo a una crescente emergenza infrastrutturale e umanitaria nelle Città israeliane. Gli analisti avvertono che l’onere finanziario potrebbe alimentare tensioni interne man mano che la guerra si prolunga, mettendo sotto pressione il bilancio statale e la coesione sociale.

Teheran accusa: “Silenzio sull’aggressione Usa porterebbe il Mondo nel caos”

L’Iran lancia un appello urgente alla comunità internazionale, denunciando come pericolosa e illegale l’azione militare statunitense contro il suo territorio. «Restare in silenzio di fronte a un’aggressione così evidente» – si legge in una nota del ministero degli Esteri iraniano – «rischia di far precipitare il Mondo in una spirale di pericolo e caos senza precedenti». Nel documento ufficiale, Teheran sollecita il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) ad «adottare misure urgenti e risolute» per reagire a quella che definisce una «gravissima violazione del diritto internazionale».

«In quanto membro fondatore delle Nazioni Unite» – prosegue la nota – «la Repubblica Islamica dell’Iran chiede all’Onu e agli Stati membri responsabili di agire concretamente di fronte agli atti unilaterali e illegittimi compiuti dagli Stati Uniti».

 

George Labrinopoulos

Foto © WOAY-TV, Nextmoto, Al Jazeera, TRT

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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