L’arte funambolica di Enrique Vila-Matas

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Vila-Matas

In un incontro tenutosi nella Capitale lo scrittore spagnolo parla della sua idea di letteratura e dell’atto dello scrivere

Per Enrique VilaMatas la letteratura è vagabondaggio, speculazione provocatoria, citazionismo spinto all’estremo, eversione dei tradizionali meccanismi narrativi. Una maniera affine all’anarchia della musica punk, per citare il giudizio dello scrittore Andrea Bajani, il quale ha partecipato a un interessante incontro con l’omologo spagnolo, ospitato presso la residenza dell’ambasciatore di Spagna a Roma. Un evento supportato dall’Istituto Cervantes, al quale hanno partecipato anche l’ispanista Renata Londero e la traduttrice Elena Liverani.

L’ Aispi

Per l’occasione l’Associazione ispanisti italiani (Aispi), la quale si occupa di promuovere e sviluppare gli studi ispanici in Italia, è stata insignita di un premio prestigioso come la Condecoración de la Orden del Mérito Civil, conferita dal Re di Spagna per il lavoro svolto in cinquant’anni di attività. Una onorificenza che, secondo quanto riportato nel regio decreto istitutivo, può essere assegnata anche a soggetti stranieri che si siano particolarmente distinti nell’accrescere il prestigio della cultura spagnola. Secondo il giudizio del già citato Bajani, l’opera di Vila-Matas è immensamente irriguardosa, colma di ironia, irriverente nei confronti dell’establishment, ma nel contempo appare come un grande atto d’amore nei confronti della letteratura. «La letteratura è connessa con tutto il Mondo», sostiene Vila-Matas; è una conversazione aperta con i vivi e con i morti, con gli autori del passato e del presente, con i lettori di oggi e con quelli futuri.

Il rapporto con Antonio Tabucchi trova terreno comune nell’amore per il fantastico. Entrambi ammiratori di Pessoa, si muovono sul labile confine fra realtà e finzione. L’autore italiano ha la capacità di trasfigurare la realtà tramite l’immaginazione, aprendo prospettive inedite. La poetica del frammento, in grado di accostare elementi apparentemente eterogenei in un tutto coerente, li unisce.

Il viaggio e il potere della parola

Il viaggio è «uno spostarsi inutile», un vagare smarriti fra i perigli dell’esistenza. Muoversi è fuggire da qualcosa, senza sapere dove si andrà a parare. Si naviga nella memoria, nei ricordi, si naviga fra le pagine di un libro invisibile che si contribuisce a scrivere.

Scrivere è camminare in bilico su un filo metallico, come un acrobata sospeso nel vuoto. La responsabilità è enorme. Per questo i personaggi di Vila-Matas non cercano l’affermazione personale, non si affrettano a pubblicare i propri scritti. L’opera matura nel silenzio, nella sicurezza dell’anonimato.

L’arte di scomparire

VilaMatas opera per sottrazione. Muovendosi nei suoi labirinti narrativi ci si domanda cosa sia effettivamente la scrittura. I suoi libri ci conducono in corridoi popolati di ombre, percorsi da innumerevoli voci fra le quali l’io narrante si smarrisce. L’alchimia fra personaggi reali e inventati raggiunge vette di virtuosismo. La letteratura è fatta dai volumi reali, ma anche da quelli solo pensati o immaginati. Testi invisibili ma non inesistenti. La letteratura è popolata dai Bartleby di melvilliana memoria, professionisti della negazione, votati a percepire il nulla che ci pervade. Scrivere, in definitiva, appare impossibile. Alla fine non resta che il silenzio.

Autografi

Vila-MatasAl termine dell’incontro ci avviciniamo allo scrittore, quasi senza più sapere se siamo reali o intessuti di sogni. Gli porgiamo alcuni libri per catturare l’immancabile autografo. Vila-Matas lo verga con ampia gestualità e volute enigmatiche. La sua firma ci appare come l’ennesimo sberleffo, come l’ironico segno lasciato da un grande scrittore sull’incomprensibile forma dell’Universo.

 

Riccardo Cenci

Foto © Riccardo Cenci

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