Personaggi pesaresi tra fede e solidarietà

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Pesaro

Pesaro, “città nel guado”, continua a vivere quella tensione tra apparente tranquillità borghese e fragilità sociali sommerse

L’attuale cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo emerito di Genova, definì Pesaro, durante il suo periodo episcopale nella città adriatica, “Pesaro città nel guado”. Un’espressione forte, pronunciata in Consiglio comunale al termine della sua esperienza nella Città, che sollevò discussioni politiche contrapposte e reazioni disparate, soprattutto dai ceti medi più abbienti.

Per mons. Bagnasco, Pesaro era – e forse è ancora – una “bella addormentata”. La sua apparente tranquillità, che studiosi come Massimo Recalcati chiamerebbero normalità, nasconde tutt’ora un underground di fragilità, insicurezze, povertà, emarginazione e traffico di droga che colpisce soprattutto i giovani. Il cardinale fu un osservatore attento della doppia faccia della Città e grande sostenitore dell’opera del prete medico pesarese Don Gianfranco Gaudiano, incoraggiato allora dall’attuale vescovo di Pesaro mons. Gaetano Michetti.

Profeti e operatori sociali come don Gaudiano, preti anticipatori dei progetti Caritas come don Giorgio Giorgetti, ma anche figure umili e carismatiche come fra’ Arduino dei frati minori del convento di San Giovanni, hanno segnato nel tempo la storia sociale di un cristianesimo concreto, ripreso oggi da papa Leone XIV non solo per i principi agostiniani, ma anche per i valori della storica Enciclica Rerum Novarum di Leone XIII.

La figura di don Gianfranco Gaudiano

La figura, la voce e i gesti di don Gianfranco Gaudiano sono scolpiti nella memoria di tanti pesaresi che lo hanno conosciuto. Medico e sacerdote, morto a Pesaro nel 1993, fu definito “semplicemente un prete”, lontano dagli orpelli di una chiesa distaccata e legata agli schemi pre-conciliari. I suoi scritti, meditazioni sui Vangeli, omelie e testimonianze sono legati al contesto socio-politico di una Città di provincia, inizialmente indifferente alle prime problematiche migratorie, al tema del diverso e al disagio psichico. Don Gianfranco, precursore e profeta, denunciò le contraddizioni sociali con un giuramento alla povertà vissuto in chiavecristica”, un vero pugno nello stomaco per le istituzioni.

Fu il primo a sollevare a Pesaro la questione dell’Aids, costruendo la struttura di Villa Moscati e creando appartamenti protetti per i malati, spesso considerati degli “appestati” dai benpensanti. Nato a Montegridolfo l’11 luglio 1930, Gaudiano si laureò in medicina a Bologna, ma subito dopo decise di entrare in seminario. Nel 1962 fu ordinato sacerdote e iniziò a insegnare fino al 1975, entrando in contatto con generazioni di giovani che con lui fecero scelte decisive per la società pesarese.

Ispirato dagli scritti di Charles de Foucauld e dall’amicizia con Carlo Carretto, sviluppò un forte senso di fraternità e attenzione ai poveri. Negli anni del Concilio Vaticano II fu vicino a figure come don Oreste Benzi, condividendo battaglie sociali come quella contro la prostituzione e l’emarginazione.

Con il movimento del ’68 divenne un torrente in piena, impegnato per i giovani, i diseredati e le persone con disagio psichico. Nel 1970 fondò la comunità di via del Seminario, un’esperienza di vita comunitaria per volontari accanto al disagio psichico. Negli anni ’80 aprì numerose strutture ancora oggi fondamentali nel panorama sociale pesarese.

Don Giorgio Giorgetti

Un’altra figura centrale è quella di don Giorgio Giorgetti, nato a Fossombrone il 9 giugno Pesaro1947 e ordinato sacerdote a Pesaro il 22 dicembre 1973. Per anni direttore della Caritas diocesana, divenne poi responsabile regionale dell’Osservatorio Migrantes. Don Giorgio, morto prematuramente, coniugò la sua sensibilità verso gli immigrati – che ospitava anche nella sala parrocchiale – con uno studio profondo dell’Antico Testamento, dell’ebraico e del greco antico. Fu ideatore delle conferenze “Prendi e Mangia”, che si svolgono ancora oggi a Pesaro nel periodo estivo.

Provocatorio e visionario, si chiedeva: “riscoprirsi eretici è una necessità per il credente contemporaneo?”, lasciando un segno forte nel pensiero religioso locale.

Fra’ Arduino Priori

Accanto a queste figure spicca anche la memoria di fra’ Arduino Priori, dei Frati Minori della chiesa di San Giovanni in via Passeri. Uomo umile, girava casa per casa per chiedere l’elemosina non solo per i frati, ma soprattutto per i poveri della città. Ancora oggi molti pesaresi lo ricordano con affetto. La Caritas diocesana di Pesaro ha intitolato a lui una casa di accoglienza, a testimonianza del suo instancabile impegno.

Una lezione ancora attuale

Pesaro, “città nel guado”, continua a vivere quella tensione tra apparente tranquillità borghese e fragilità sociali sommerse. Le figure di don Gaudiano, don Giorgetti e fra’ Arduino restano testimonianze di un cristianesimo autentico, vicino agli ultimi, che ha lasciato un’impronta profonda nella coscienza civile e religiosa della città.

Un’eredità che oggi risuona anche nel magistero di Papa Francesco e di Papa Leone XIV, in una Chiesa che cerca di ritrovare la sua missione tra i poveri, nella fraternità e nella giustizia sociale.

 

Paolo Montanari

Foto © Travel365, Comune di Pesaro, Vivere Pesaro

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