Due visioni artistiche del Novecento tra introspezione, viaggio e radici locali nella pittura marchigiana
Il Novecento ha illuminato con nuova forza due grandi pittori della provincia di Pesaro e Urbino: Achille Wildi, pesarese, ed Emilio Antonioni, fanese. Due personalità molto diverse, accomunate da un amore incondizionato per la pittura.
Il viaggiatore solitario della pittura
Achille Wildi morì suicida a Pesaro nel 1975. Considerato un talento eccentrico e dimenticato, fu definito anche “patrimonio artistico dell’Emilia-Romagna”. Artista solitario e inquieto, per certi aspetti vicino alla modernità silenziosa di Giorgio Morandi, Wildi è stato ceramista, illustratore, pittore e viaggiatore instancabile.
Negli anni Cinquanta, viaggiò tra Parigi, Milano, Haiti e Stati Uniti, documentando le sue
esperienze con disegni a tecnica mista. Uno dei suoi lavori più significativi è il diario illustrato del viaggio in treno negli USA (1955), realizzato insieme al datore di lavoro Wilfredo Carlin. Questi disegni, ritrovati per caso e scoperti successivamente dal pedagogista Antonio Faeti dell’Università di Bologna, sono oggi considerati un patrimonio artistico unico. Wildi, conosciuto a Pesaro con i soprannomi di “Chile’n” e “Achillino”, era figlio di un calzolaio e di Filomena Della Lunga. Dopo le elementari iniziò a lavorare come ceramista e coltivò anche la passione per il violino. Rimase però ai margini del sistema dell’arte ufficiale, senza mecenati né riconoscimenti pubblici.
Come in un tragico fotogramma di Viale del Tramonto di Billy Wilder, la sua fine è simbolo di un’epoca segnata dall’incomunicabilità, definita da molti il “male del Secolo Breve”.
Emilio Antonioni: sensibilità e tempera nella pittura fanese
Emilio Antonioni classe 1895 è considerato uno dei più grandi pittori fanesi del Novecento. Dopo gli studi a Fano, si trasferì a Roma, dove fu allievo di Cesare Maccari e Silvio Galimberti.
La sua arte si caratterizza per uno stile delicato e figurativo, con particolare predilezione per la pittura a tempera. Fu apprezzato nelle mostre dell’Accolta dei 15, dove espose per molti anni. Antonioni amava la natura morta e i paesaggi, che interpretava con sensibilità e tecnica raffinata.
Una tradizione da riscoprire
Wildi e Antonioni rappresentano due anime diverse ma complementari della pittura marchigiana del Novecento. Entrambi meritano di essere riscoperti e valorizzati, come testimoni di un’epoca artistica intensa e complessa, sospesa tra modernità e tradizione.
Paolo Montanari
Foto © Libraria di Frusaglia, Pesaro segreta












