Le criticità e le problematiche del sistema che dovrebbe porre limiti ed evitare il ripetersi di violenze in soggetti sanzionati
Sono purtroppo stati vari gli episodi dove il sistema di sorveglianza creato con il braccialetto elettronico non ha ottenuto i risultati sperati. L’ultimo in ordine cronologico è stato il terribile episodio accaduto a Castelnuovo del Garda (Verona) dove un uomo ha ucciso la compagna a coltellate nella propria abitazione. In questo caso però il limite non è stato tecnologico perché, anche se l’uomo è riuscito a liberarsi del braccialetto elettronico anti-stalking al cui uso era stato sentenziato, la vittima non aveva con sé la seconda parte del dispositivo (simile a uno smartphone) che serve appunto a determinare la distanza tra possibile criminale e possibile vittima e a dare un allarme in caso di riduzione della distanza impostata.
Come nasce questo dispositivo di monitoraggio a distanza
Il sito del Ministero della giustizia definisce così il braccialetto elettronico: «il dispositivo consente il controllo elettronico in remoto dei soggetti posti agli arresti domiciliari, in detenzione domiciliare o alla misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare nell’ambito delle norme per il contrasto alla violenza di genere. Il braccialetto, applicato alla caviglia del controllato, invia segnali a un’unità di sorveglianza locale, installata all’interno dell’abitazione dove questi è obbligato a permanere. Se il soggetto si allontana dalla zona di copertura o manomette il dispositivo e perde il contatto, scatta il segnale di avvertimento nella sala operativa delle forze dell’ordine cui è collegato il congegno».
Il braccialetto elettronico è nato quindi per mantenere la sorveglianza su soggetti agli arresti domiciliari (anche in attesa di giudizio) o in detenzione domiciliare, e dunque utile a monitorare la presenza del soggetto in un’area specifica, mediante una centralina fissa posta nell’abitazione del soggetto in questione. Successivamente esteso per essere attivo anche al di fuori dell’abitazione e efficace a ulteriori utilizzi come appunto mantenere la distanza di sicurezza tra due soggetti specialmente nei casi di violenza di genere, stalking.
Limiti e problematiche
Ma i limiti, in tal caso, sono molteplici a partire dalla determinazione di quale sia la “distanza di sicurezza” (solitamente 500m) che il giudice può determinare ma tenendo conto della rapidità di movimento che oggi una persona ha con un’auto o con un qualunque mezzo di trasporto. Questo porta a una situazione in cui la potenziale vittima, avvisata dell’allarme che scatta sul proprio dispositivo al superamento del limite di distanza minima impostato, non potrà sempre contare sulle forze dell’ordine per problemi di tempistica dell’intervento.
Il ministro Nordio ha dichiarato: «il funzionamento del braccialetto elettronico è molto spesso incompatibile con i mezzi di trasporto delle persone: nel momento dell’allarme nei confronti di una persona, molto spesso la vittima si trova a una distanza non compatibile con l’intervento delle forze dell’ordine. Dobbiamo coniugare questi due elementi dando un’allerta alla vittima, affinché sia in grado, nel momento in cui coglie questo momento di pericolo, di trovare delle forme di autodifesa, magari rifugiandosi in una chiesa o in una farmacia, in un luogo più o meno protetto».
Sicuramente una situazione migliore di una visita a sorpresa ma che spesso lascia la potenziale vittima a dover trovare soluzioni di difesa in autonomia. E non tutti possono essere agili nei movimenti o possedere, in tali frangenti, lucidità e prontezza di spirito per salvarsi dal possibile attacco.
Un sistema valido tra defaillance tecniche e infrastrutture carenti
Essendo un sistema che si basa sulla trasmissione di dati Gps (Global positioning system), il braccialetto elettronico ha le stesse problematiche del cellulare cha tutti noi abbiamo in tasca: perdite di segnale, zone non coperte, interruzioni del servizio. La mancanza di infrastrutture, come ad esempio ripetitori di segnale e antenne lungo i percorsi sotterranei di metro, gallerie e reti ferroviarie, lasciano invece campo a questi inconvenienti.
È facile allora intuire che se la telefonata con la nonna per la ricetta della torta ai mirtilli si
interrompe, il peggio che possa capitare sarà una bimba delusa per la merenda, ma la mancanza di copertura della rete su un sistema di monitoraggio per la sicurezza impatterà diversamente. Questo, ovviamente, causa una serie di problemi che vanno dai falsi allarmi (con dispendio di tempo e risorse delle forze dell’ordine) alla perdita completa della posizione della persona oggetto della misura restrittiva. E un braccialetto elettronico non rintracciabile porta a conseguenze ben più allarmanti e facilmente immaginabili, reiterazione di reati come rapine e crimini contro le persone se non il rischio di fuga e conseguente latitanza di un soggetto pericoloso.
Anche le strutture di sorveglianza e d’intervento sono elementi da sostenere
È auspicabile poi un coordinamento e organizzazione attorno a questa tecnologia anche per smaltire il sovraccarico di segnali che essa comporta. Il monitoraggio, sia in Francia che in Spagna, è affidato a centrali operative dedicate, private o pubbliche, attive 24 ore su 24, 7 giorni su 7 con personale specificamente formato.
In Italia invece non è stato creato un sistema nazionale apposito e sia il monitoraggio che l’intervento in caso di allarme sono affidati alle forze dell’ordine locali. E così, nonostante il compito della polizia giudiziaria sia allora anche quello di verificare che esistano le condizioni necessarie a rendere l’applicazione di un braccialetto efficace – tramite controlli sulla copertura del segnale, sulle distanze, sulle condizioni sociali e abitative – è accaduto pure che venisse assegnato un dispositivo anti-stalking a una persona senza fissa dimora e con l’incapacità di ricaricare lo stesso.
Perché quello a cui probabilmente non si pensa e che può sembrare assurdo è che il dispositivo (anche quello della vittima, simile a uno smartphone) va ricaricato esattamente come un cellulare e questa operazione è a carico del soggetto a cui il braccialetto è stato imposto con la richiesta di “collaborare” al corretto funzionamento del dispositivo, pena una possibile accusa di evasione.
I numeri dei dispositivi elettronici di sorveglianza e della loro efficacia
In Italia ci sono circa 13.000 i braccialetti elettronici attivi assegnati ad altrettante persone. I motivi sono principalmente di monitoraggio della posizione dei soggetti a cui è
imposta la sanzione come spesso accade nei casi di arresti domiciliari, ma ben oltre 5.800 braccialetti elettronici sono applicati per casi di stalking. Il dato è in crescita veloce rispetto agli anni precedenti dove si avevano 2.808 dispositivi nel 2021, ben 3.357 già nel 2022, e oltre 5.600 nel 2023. Questo dipende da tre fattori principali, il non voler sovrafollare le carceri, il miglioramento della copertura del segnale a livello nazionale (5G) e l’aumentata capacità produttiva e d’installazione dei dispositivi stessi, seppur a volte ritardi nelle consegne e nelle attivazioni abbiano causato inefficienze e non poche critiche.
In termini di risultati sempre il ministro Nordio ci dà un panorama: «tra il primo gennaio e il 22 settembre del 2024, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, il numero degli eventi omicidiari si è ridotto da 260 a 215. Lungi da me dire che siamo soddisfatti, quello che conta è il trend che almeno si sta abbassando: la misura percentuale è calata del 17%. C’è stato inoltre una diminuzione del numero delle vittime di genere femminile, da 91 a 76, con un decremento del 16%. I delitti commessi in ambito familiare e affettivo sono passati da 116 a 103, con una riduzione dell’11%. Questi dati confermano comunque la gravità assoluta del fenomeno».
Un sistema valido ma perfettibile
La critica che si può vedere facilmente fatta nel confronto di questi dispositivi deve quindi tenere conto di tutti questi fattori, le difficoltà legate alla tecnologia, la collaborazione dei soggetti a cui è imposto il braccialetto elettronico, la reale e possibile velocità di intervento delle forze dell’ordine, la capacità di reazione delle vittime di stalking, le condizioni sociali e territoriali dell’Italia. Forse i risultati possono sembrare deludenti ma sappiamo bene che le vite salvate da questo sistema compensano ampiamente le difficoltà. Tutto è perfettibile e per fortuna non c’è nessun segnale che manchi un impegno in questo senso.
Adamo De Pama
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