Tunnel sotto Gibilterra: il progetto che unirà Europa e Africa

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Tunnel Europa Africa

Un’infrastruttura visionaria tra Spagna e Marocco pronta a cambiare la geografia economica del Mediterraneo

Il progetto per collegare l’Europa con l’Africa sembra avvicinarsi alla realtà, anche se le sfide che rimangono sono tante. Si tratta del tunnel sottomarino sotto il Mediterraneo, che collegherà il Marocco con la Spagna, con l’obiettivo di trasformare radicalmente i trasporti tra i due Continenti.

Un collegamento del genere potrebbe rivoluzionare la circolazione delle merci, il turismo e persino la gestione dei flussi migratori, creando un ponte fisico e simbolico tra Europa e Africa. Tuttavia, come in ogni grande impresa ingegneristica, gli ostacoli restano numerosi: dalla complessità geologica dello stretto alle difficoltà economiche e politiche di un’opera di tale portata.

Il 2030 è stata indicata come data simbolica per l’inaugurazione del tunnel, in coincidenza con la Coppa del Mondo di calcio che sarà ospitata congiuntamente da Spagna, Marocco e Portogallo. Tuttavia, questo traguardo appare oggi più come un auspicio che una previsione realistica. Gli esperti avvertono che, pur con la stretta cooperazione tra i due Paesi, la conclusione dell’opera difficilmente potrà avvenire prima del 2040.

Dal sogno di un ponte al realismo del tunnel

Come accaduto per il progetto del ponte sullo Stretto di Messina, anche il collegamento di Gibilterra ha vissuto decenni di studi, rinvii e dibattiti. Sebbene lo stretto sia largo soltanto 14 chilometri, la sua profondità – che raggiunge i 900 metri – e le forti correnti marine hanno reso impossibile, finora, la costruzione di un ponte con i mezzi tradizionali.

Negli ultimi anni, però, i progressi tecnologici nel campo dei tunnel sottomarini hanno riacceso le speranze. L’esperienza maturata con infrastrutture come il tunnel della Manica o la linea Torino-Lione ha dimostrato che l’impossibile può diventare possibile con le giuste tecnologie di scavo e isolamento. Secondo gli ingegneri, un tunnel sottomarino offrirebbe maggiore stabilità e minori rischi ambientali rispetto a un ponte. Tuttavia, la realizzazione resta un’impresa titanica: le pressioni idriche e le condizioni sismiche dell’area sono tra le più difficili al Mondo.

Un’idea lunga quasi un secolo

L’idea di un collegamento stabile tra Spagna e Marocco risale addirittura agli anni Trenta. Da allora, numerosi studi sono stati avviati e poi accantonati. Solo negli ultimi anni, con il rinnovato interesse politico ed economico tra Madrid e Rabat, il progetto ha ritrovato slancio. Nel 2023 i due Paesi hanno investito 2,3 milioni di euro per nuove analisi geotecniche. Nel 2025 è stato lanciato un nuovo studio di fattibilità, coordinato da un team congiunto ispano-marocchino con il coinvolgimento di esperti internazionali.

La parte spagnola è guidata dalla filiale della società tedesca Herrenknecht, leader mondiale nelle tecnologie di perforazione. L’azienda, che ha già partecipato a grandi progetti europei, lavora in collaborazione con Ineco e il Ministero spagnolo delle infrastrutture e dei trasporti.

Fattibilità confermata, ma tempi lunghi

Le recenti analisi condotte da Herrenknecht e confermate dal Governo spagnolo hanno sancito un risultato fondamentale: il tunnel tra Spagna e Marocco è tecnicamente fattibile. Il tracciato previsto comprenderà un tratto sottomarino di circa 28 chilometri, raggiungendo profondità di fino a 475 metri sotto il livello del mare. Il costo complessivo stimato per la porzione spagnola si aggira attorno agli 8,5 miliardi di euro, mentre l’intero progetto potrebbe superare i 15 miliardi considerando le infrastrutture di accesso e collegamento.

Nonostante l’entusiasmo, il calendario iniziale è stato posticipato di almeno un decennio. La data simbolica del 2030, legata alla Coppa del Mondo, è ormai considerata irraggiungibile. Gli esperti indicano il 2040 come traguardo realistico per un’inaugurazione completa, dopo una lunga fase di test e collaudi. Un portavoce del consorzio ispano-marocchino ha dichiarato: «il progetto rappresenta una sfida ingegneristica senza precedenti, ma anche un’occasione unica per unire due Continenti. Tuttavia, il rispetto dei tempi dovrà necessariamente tener conto della complessità geologica dell’area».

I punti critici: geologia, sismicità e correnti

Tunnel Europa AfricaLo Stretto di Gibilterra è un ambiente ostile per qualunque infrastruttura di lunga durata. Il fondale è caratterizzato da forti pendenze e da una soglia tettonica attiva (la cosiddetta faglia Azores-Gibraltar), che separa le placche africana ed eurasiatica. Questo significa che il tunnel dovrà essere progettato per resistere a eventi sismici significativi e a condizioni idrodinamiche molto variabili.

Le correnti marine, inoltre, sono tra le più intense del Mediterraneo occidentale: l’acqua atlantica entra in superficie, mentre l’acqua mediterranea più salata e densa fluisce in direzione opposta a maggiore profondità. Queste condizioni rendono indispensabile uno studio idrogeologico di altissimo livello, per garantire la sicurezza dell’opera.

Un ingegnere coinvolto nel progetto ha spiegato: «costruire sotto Gibilterra equivale a scavare in una montagna d’acqua in continuo movimento. Non possiamo semplicemente replicare il modello del tunnel della Manica: qui la natura detta condizioni completamente diverse».

Un simbolo politico e strategico

Oltre alla dimensione tecnica, il tunnel ha un valore politico e strategico enorme. Per il Marocco rappresenterebbe l’ingresso diretto nel sistema infrastrutturale europeo; per la Spagna e l’Unione europea un’opportunità per rafforzare i legami con l’Africa settentrionale, aprendo nuove rotte commerciali e logistiche.

Il progetto è considerato una parte fondamentale della rete euro-mediterranea di trasporto, che punta a creare un sistema integrato di collegamenti ferroviari e marittimi tra i due Continenti. Secondo gli analisti, l’opera permetterà un’accelerazione nei settori della logistica, del turismo e dell’energia, ma anche un nuovo strumento di gestione dei flussi migratori. Un rappresentante del Governo spagnolo ha sottolineato che «il tunnel non sarà soltanto un’opera ingegneristica, ma una chiave diplomatica capace di rafforzare la cooperazione tra Nord e Sud del Mediterraneo».

Prossimi passi: un tunnel esplorativo entro dieci anni

La prima fase del piano prevede la costruzione di un tunnel esplorativo o galleria di ricognizione, destinato a verificare in scala ridotta la fattibilità tecnica e la resistenza dei materiali. Questa potrebbe durare tra i sei e i nove anni, con l’avvio dei lavori preliminari previsto entro la fine del decennio. I due terminal principali dovrebbero sorgere nei pressi di Algeciras (sul lato spagnolo) e Tanger-Med (sul lato marocchino), collegati alle rispettive reti ferroviarie ad alta velocità. In prospettiva, il tunnel consentirà di viaggiare in treno da Madrid a Casablanca in circa cinque ore, contro le attuali dieci richieste dai collegamenti via nave.

Un ponte tra due mondi

Oggi, mentre gli studi di dettaglio proseguono e la cooperazione tra i Governi si consolida, il sogno di un tunnel tra Europa e Africa appare più vicino che mai. Gli ostacoli tecnici restano formidabili, ma il progresso scientifico e l’interesse politico rendono l’obiettivo plausibile. Più che un’infrastruttura, il tunnel sotto lo Stretto di Gibilterra rappresenta un simbolo di connessione e visione comune. Un’opera destinata, se mai realizzata, a cambiare la geografia economica e culturale del Mediterraneo.

Come ha affermato un analista europeo: «non sarà soltanto una galleria di cemento e acciaio, ma un varco nella storia, il giorno in cui l’Europa e l’Africa si incontreranno davvero, senza più confini tra di loro».

 

George Labrinopoulos

Foto © Earthobservatory Nasa, The Sun, Constructiononbriefing, geoengineer

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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