La “Città dipinta” è una fucina di creatività: musica, cinema e una vocazione speciale per la fotografia, che è al centro della nuova stagione di eventi
Pordenone sarà Capitale italiana della Cultura nel 2027 e sta già scaldando i motori. Una nuova stagione di mostre fotografiche appena inaugurata animerà la Città friulana, evidenziando una vocazione a polo culturale proprio nell’ambito della fotografia. In questa sinergia, sono coinvolte prestigiose sedi, come la Galleria Harry Bertoia, nel cuore della Città storica, il Museo Civico d’Arte di Palazzo Ricchieri e la Galleria Die Gelbe Wand presso il nuovo spazio multifunzionale Mercati Culturali Pordenone.
Industria e Guerra Fredda, motori di crescita
“Pordenone Città che sorprende”, recitano i cartelli sparsi per le vie, che già annunciano la designazione del 2027. È proprio vero. Si giunge qui con poche aspettative, in una Città di poco più di 52 mila abitanti che è cresciuta soprattutto nel Novecento. Merito della Guerra Fredda, che ha trasformato il borgo in un luogo ad alta densità di militari. Peraltro, anche la base americana di Aviano non è lontana. E merito della Zanussi, l’industria di elettrodomestici che nel suo periodo d’oro dava lavoro a 12 mila persone. Oggi le caserme sono state smantellate e la Zanussi, comprata da Electrolux nel 1984, ha più che dimezzato il personale.
La Città del punk rock italiano
Negli ultimi decenni, Pordenone si è trovata ad affrontare una sfida: reinventarsi un’identità. Pur vantando un centro storico medievale e rinascimentale che è una bomboniera, con palazzi affrescati che raccontano di una prosperità antica, non ha elementi di fortissimo richiamo turistico, come può essere la Cappella degli Scrovegni a Padova. Quindi si è scelto di puntare sulle energie creative della sua gente. A cominciare dai giovani. Gli anni Ottanta hanno visto nascere qui il punk rock italiano, seguito da un moltiplicarsi di gruppi musicali come i Prozac+, i Tre Allegri Ragazzi Morti, Teho Teardo, i Mellow Mood e tanti altri. Oggi la Città è un proliferare di iniziative culturali: festival, incontri, mostre.
Libri e cinema protagonisti
Pordenonelegge, nato nel 2000, è diventato un appuntamento di spicco nel mondo dei libri. La Città friulana è in linea con il progetto di valorizzazione della filiera cinematografica portato avanti dalla Regione Friuli Venezia Giulia. Nel luglio 2025 è stata rinnovata la Mediateca presso la storico Palazzo Badini, che offre un ricco programma di proiezioni, corsi, incontri. A Pordenone il cinema è strettamente legato a Cinemazero, l’associazione culturale che ha fondato tra l’altro il Festival del Cinema Muto, di notorietà internazionale, e il Pordenone Docs Fest.
Il tempio del fumetto
Fra le sorprese di Pordenone Capitale della Cultura 2027 c’è l’International Museum of Comic Art (Palazzo del Fumetto), un museo permanente dedicato al fumetto aperto nel 2018 e ospitato nella storica Villa Galvani, circondata da un parco con un ricco roseto. Conserva collezioni di fumetti che hanno fatto la storia di quest’arte come Tex, ed è un vero e proprio tempio per gli appassionati.
Al suo interno, c’è anche un caveau dove si conservano delle tavole originali a una temperatura di 16 gradi, in condizioni ottimali perché non si deteriorino. Il Palazzo del Fumetto ospita anche mostre temporanee. Imperdibile è quella in corso dedicata a Lupo Alberto, l’iconico personaggio creato da Silver, dal titolo L’eroica fifa blu, che resterà aperta fino al 26 maggio prossimo. È un viaggio alla scoperta di come si è evoluto nel tempo questo lupo così umano, innamorato della gallina Marta e perseguitato dal cane da guardia Mosè.
Doisneau alla Galleria Harry Bertoia
Nell’ambito della nuova stagione dedicata alla fotografia intitolata Sul leggere, che giungerà fino al 6 aprile 2026, Pordenone offre un interessante tris di artisti. Robert Doisneau (1912-1994) è un classico. Lo sguardo che racconta allestito presso la Galleria Harry Bertoia include opere ormai nell’immaginario collettivo, come Le baiser de l’Hotel de la Ville (1950, nella foto). Personaggi e operai sono al centro di altre foto.
Al pianterreno di Palazzo Ricchieri, di fronte alla Galleria, un percorso porta a scoprire il giapponese Seiichi Furuya. Con Face to Face il fotografo presenta la parte conclusiva di un percorso incentrato sulla moglie Christine, austriaca, aspirante attrice scomparsa prematuramente. L’accostamento di scatti simili, in cui lui e lei si scambiavano il ruolo di fotografo, è al contempo un gioco e uno strumento di elaborazione della perdita. Dal 14 febbraio prossimo, subentrerà in questo spazio la fotografa Stefanie Moshammer.
Olivia Arthur e il tema del corpo

La Galleria Die Gelbe Wand ospita alcuni lavori di Olivia Arthur (nella foto), fotografa inglese dell’agenzia fotografica Magnum. Le opere esposte prendono spunto da cinque dei suoi libri, che indagano svariati temi. Si spazia dalle donne in Arabia Saudita all’indagine su un naufragio di una nave britannica nel 1961 a Dubai. Dopo la nascita dei suoi figli, Arthur ha lavorato sul tema del corpo.
La pelle, i volti, i corpi si ritrovano anche a Palazzo Ricchieri, dove la fotografa ha sapientemente accostato alcune sue opere stampate in digitale su teli in seta ai quadri della collezione del Museo Civico nel progetto intitolato Murmurings of the skin.
Come ha sottolineato l’assessore alla Cultura, ai Grandi Eventi e alla Capitale italiana della Cultura 2027 Alberto Parigi, Pordenone con queste mostre inizia a rodarsi in un percorso che la porterà all’appuntamento previsto fra due anni, con un ampio ventaglio di iniziative e proposte. Se dobbiamo giudicare solo da questo inizio, non mancherà di sorprendere i visitatori.
Maria Tatsos
Foto © Studio Esseci, Maria Tatsos
Video © Eurocomunicazione













