Australia sotto shock: sicurezza, armi e tensioni dopo Bondi

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Australia Bondi Beach Armi

L’attentato di Bondi scuote Sydney e il Paese: nuove leggi sulle armi, proteste a rischio stop e una società multiculturale messa alla prova

L’attacco terroristico di Bondi Beach ha aperto una nuova fase nel dibattito australiano sulla sicurezza. Il Parlamento del New South Wales sarà richiamato per discutere una riforma delle leggi sulle armi da fuoco, con una sessione straordinaria fissata per il 22 e 23 dicembre. Il premier Chris Minns ha confermato che il Governo statale sta lavorando a un pacchetto di misure che prevede, per la prima volta, l’introduzione di un limite al numero di armi che una persona in possesso di licenza potrà detenere. Una lacuna normativa che, fino ad oggi, ha consentito accumuli estremamente elevati di armi legalmente registrate.

Le proposte di riforma sulle armi

Tra le proposte allo studio figura anche la riclassificazione dei fucili a canna liscia straight shotgun” e il divieto di caricatori a nastro per questa tipologia di armi. Un altro punto centrale riguarda la revoca delle licenze: il Governo intende eliminare il diritto dei tiratori di presentare ricorso al tribunale amministrativo del NSW (NCAT – NSW Civil and Administrative Tribunal) nel caso in cui una licenza venga ritirata. Minns ha precisato che il disegno di legge sarà condiviso con l’opposizione il prima possibile. Le autorità hanno confermato che l’attentatore di Bondi Beach, Sajid Akram, era titolare di una licenza per sei armi da fuoco regolarmente registrate, tutte sequestrate nelle ore immediatamente successive all’attacco. Attualmente, nel New South Wales non esiste alcun tetto massimo al numero di armi che un individuo può possedere.

Australia Bondi Beach ArmiI dati della polizia del NSW, aggiornati a giugno di quest’anno, mostrano una situazione significativa: alcuni proprietari risultano registrati per detenere fino a 298 armi. Oltre 50 persone possiedono più di 100 armi, con diversi casi che superano le 200. Una ricerca dell’Australia Institute, pubblicata a gennaio, indica inoltre che il NSW è lo Stato australiano con il maggior numero di armi registrate, oltre 1,1 milioni complessive.

Restrizioni alle manifestazioni e rischio terrorismo

Accanto alla riforma sulle armi, il Governo statale sta valutando anche possibili restrizioni alle manifestazioni pubbliche in presenza di minacce terroristiche. Minns ha parlato apertamente di una situazione a rischio esplosione per una società multiculturale già attraversata da forti tensioni. «La mia preoccupazione è che una grande manifestazione, in un contesto così delicato, possa accendere una scintilla impossibile da spegnere», ha dichiarato il premier. Tra le ipotesi allo studio vi è la possibilità di consentire al Capo della Polizia del NSW di non autorizzare proteste in caso di allerta terrorismo, sia per evitare un eccessivo impiego delle risorse di sicurezza sia per ridurre il rischio di tensioni sociali. «Devo esplorare ogni possibile strada per abbassare la temperatura nel New South Wales e a Sydney», ha aggiunto Minns.

Una società sotto shock

La popolazione di Sydney appare profondamente scossa e psicologicamente provata. L’angoscia è diffusa anche perché l’Australia è un Paese che, salvo rare eccezioni, non ha mai conosciuto strategie della tensione e una lunga sequenza di attentati come accaduto in molti Paesi europei dall’Italia degli anni di piombo o negli Stati Uniti. Il clima che si respira è di forte tensione e paura, soprattutto in una Nazione che ha sempre fatto del multiculturalismo una propria bandiera e un valore fondante, fin dai tempi del Governo di Gough Whitlam. In questo contesto, la sfida politica e istituzionale non riguarda solo la sicurezza, ma anche la tenuta sociale e la fiducia tra le diverse comunità che compongono il tessuto australiano. Attualmente, solo il Western Australia prevede un limite al numero di armi detenibili da un singolo individuo.

Il tema è entrato anche nell’agenda federale. Il National Cabinet ha concordato di valutare un ulteriore inasprimento delle leggi sulle armi, includendo l’ipotesi di limitare il possesso ai soli cittadini, fissare un tetto massimo nazionale al numero di armi per persona e restringere ulteriormente le tipologie consentite. Inoltre annunciata l’accelerazione del registro nazionale delle armi, già finanziato nella precedente legislatura. Il primo ministro Anthony Albanese ha espresso la volontà di rendere le licenze a tempo determinato, evitando che siano concesse “a vita”. Il lavoro sarà coordinato dai premier del New South Wales e del Western Australia, Chris Minns e Roger Cook, insieme ai ministri della polizia e della giustizia degli Stati e dei Territori.

Nuove leggi

Dopo la strage, il primo ministro Anthony Albanese ha annunciato un pacchetto di nuove e più severe leggi contro il discorso d’odio, con particolare attenzione all’antisemitismo, riconoscendo apertamente che le misure finora adottate non sono state sufficienti. Il Governo federale intende introdurre nuovi reati penali a livello federale, aumentando le pene per chi incita all’odio razziale o promuove la violenza contro gruppi etnici o religiosi. L’odio diventerà inoltre un fattore aggravante nei casi di minacce, molestie e violenze, anche online.

Tra le misure annunciate figura anche la possibilità di revocare o negare visti a persone che diffondono ideologie d’odio, oltre alla creazione di una lista di organizzazioni i cui leader promuovono sistematicamente discriminazione e violenza. Albanese ha ammesso che il Governo avrebbe potuto fare di più in passato e ha dichiarato il pieno sostegno alle raccomandazioni dell’inviata speciale contro l’antisemitismo. È prevista inoltre una task force nazionale, guidata da David Gonski, con l’obiettivo di rafforzare l’educazione nelle scuole su Olocausto, antisemitismo e convivenza civile.

L’intervento di John Howard

Nel dibattito è intervenuto anche l’ex primo ministro John Howard, protagonista delle storiche riforme sulle armi introdotte dopo la strage di Port Arthur del 1996, in cui morirono 35 persone. Howard ha ricordato come quelle misure abbiano evitato innumerevoli vittime negli anni successivi. «Mi sono chiesto più volte, dopo questo terribile evento, quante persone in più sarebbero morte se le armi che abbiamo messo fuori legge fossero state ancora disponibili», ha dichiarato.

Pur sostenendo un rafforzamento delle leggi «quando ha senso farlo», Howard ha però avvertito che l’attuale enfasi sulla questione delle armi rischia di diventare una distrazione. A suo avviso, il vero fallimento che ha portato alla tragedia di Bondi non riguarda la normativa sulle armi, ma la sottovalutazione del problema dell’antisemitismo. «Non voglio che il dibattito sulle armi sia usato come pretesto per evitare una discussione più ampia sulla diffusione dell’odio contro gli ebrei», ha affermato, criticando anche la gestione politica successiva all’attacco del 7 ottobre 2023.

Howard ha inoltre giudicato «prematura e inutilmente provocatoria» la decisione di riconoscere formalmente uno Stato palestinese senza confini definitivi e senza una chiara autorità di Governo, definendola una scelta politicamente miope, dettata da pressioni interne.

 

Giovanni Maria Pontieri

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