Crisi dei liberali australiani tra Taylor, Ley e futuro del partito

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Liberali Australia Taylor Ley

Una panoramica sulla caduta di Sussan Ley, l’ascesa di Angus Taylor e il bivio storico del Partito Liberale australiano tra immigrazione, sicurezza e costi della vita

La crisi nel Partito Liberale australiano non è certo una novità. Dopo la sconfitta elettorale di Peter Dutton contro l’attuale primo ministro Anthony Albanese nel maggio 2025, la nomina di Sussan Ley come leader federale non è riuscita a cambiare le cose in positivo, almeno secondo molti liberali.

Il Partito Liberale non era mai arrivato a un livello così basso di consenso elettorale. Inoltre, più volte si è rotta e poi ricomposta l’alleanza con il Partito Nazionale (in Australia chiamata la Coalizione, in inglese The Coalition). Tuttavia, quando i liberali hanno votato insieme al Partito Laburista la recente legge contro l’hate speech, si è arrivati a una rottura senza precedenti. Il leader dei NationalDavid Littleproud, arrivò ad affermare che la Coalizione rischiava di non ricomporsi finché Sussan Ley fosse rimasta alla guida dei liberali.

Angus Taylor è stato nominato nuovo leader federale del Partito Liberale con un ampio margine34 voti contro i 17 di Ley.

Le priorità e la linea

Nel suo discorso di insediamento, Taylor ha dichiarato che le sue due priorità saranno: il tenore di vita degli australiani e proteggere il loro modo di vivere. Ha promesso di difendere senza scuse i valori australiani e ha indicato come priorità la proprietà della casa e l’immigrazione. In un’intervista ad ABC News ha affermato che i confini sono stati aperti a persone che odiano il modo di vivere degli australiani, che non vogliono abbracciare l’Australia e che vorrebbero cambiarla. Ha aggiunto che gli australiani oggi si sentono meno liberi e che non dovrebbe essere così: se qualcuno non condivide i valori fondamentali del Paese, la porta deve restare chiusa.

Già queste prime dichiarazioni appaiono polarizzanti. I temi sono reali, ma i toni non aiutano, soprattutto quando il partito rischia l’irrilevanza politica ed è spesso accusato di non capire la realtà quotidiana e le difficoltà che giovani e adulti devono affrontare, come l’aumento continuo degli affitti e l’impossibilità di acquistare la prima casa.

L’Australian Dream, cioè comprare una casa di proprietà, per molti è ormai irraggiungibile, ma sembra che i liberali fatichino a riconoscerlo. Non possono nemmeno ignorare il problema della povertà o il rischio che molte persone arrivino alla pensione senza una superannuation adeguata. Allo stesso modo, non possono continuare ad avere lo stesso atteggiamento sul cambiamento climatico fingendo che non esista.

Taylor ha inoltre promesso di cancellare le politiche sulle emissioni del Governo Labor, di ampliare la scelta nei servizi per l’infanzia senza imporre un sistema unico e di finanziare adeguatamente la difesa. Dovrà lavorare molto per rendere il partito nuovamente competitivo. L’Australia ha certamente il diritto di regolare l’immigrazione, ma i liberali non possono più usarla come capro espiatorio per ottenere consenso.

Australia, sicurezza e polarizzazione

Liberali Australia Taylor LeyL’Australia è uno Stato federale multiculturale con radici nella tradizione indigine aborigena. Oggi la popolazione non vuole vivere nella polarizzazione e nella paura, soprattutto dopo la tragica esperienza dell’attacco di Bondi Beach durante una celebrazione di Hanukkah, in cui sono morte 15 persone e decine sono rimaste ferite.

La leadership di Taylor dovrà presentare un programma credibile e offrire una vera alternativa di Governo, se non vuole essere superata dall’estrema destra di One Nation guidata da Pauline Hanson.

Libertà di parola e diritto di proprietà

Taylor è entrato in politica nel 2013 come deputato liberale per Hume, un’area che si estende dal sud-ovest di Sydney fino a Goulburn, vicino Canberra.

È figlio di un allevatore di pecore, ex consulente, imprenditore agricolo e Rhodes Scholar, con lauree in economia e diritto. È padre di quattro figli e ha fondato diverse startup nel settore agricolo.

Nel suo primo discorso in Parlamento parlò della sua esperienza come piccolo imprenditore e della sua avversione per l’eccessiva regolamentazione governativa. Criticò anche la «correttezza politica invadente», sostenendo che libertà di parola e diritti di proprietà venivano erosi da élite rumorose.

Più recentemente è stato tesoriere ombra sotto Peter Dutton durante la difficile campagna elettorale del 2025. In quel periodo l’opposizione promise deficit più alti rispetto al governo laburista nei primi due anni, scelta che alcuni attribuiscono allo sviluppo tardivo delle politiche. Dopo la schiacciante vittoria laburistaTaylor fu criticato per la mancanza di una strategia economica chiara.

Figura polarizzante

Sotto il Governo Turnbull fece campagna per migliorare la copertura telefonica nel suo elettorato e contribuì al potenziamento della piattaforma digitale myGov. La sua carriera avanzò sotto Scott Morrison, quando fu ministro per l’Energia, l’Industria e la Riduzione delle Emissioni dal 2018 al 2022.In quel periodo i Liberali sostennero l’obiettivo di zero emissioni nette entro il 2050, politica contro la quale Taylor fece campagna quando la Coalizione la abbandonò l’anno scorso.

Nel 2019 divenne famoso sui social media per aver risposto al proprio post Facebook sui parcheggi vicino a una stazione ferroviaria del suo elettorato, facendosi i complimenti da solo.

Figura polarizzanteTaylor è stato coinvolto in diverse controversie. Nel 2016 una società parzialmente posseduta da lui e dal fratello, tramite un fondo familiare, avvelenò 30 ettari di praterie protette nella Regione di Monaro (NSW). Il Partito Laburista sostenne che Taylor avesse fatto pressioni per ridurre le protezioni ambientali mentre la società era sotto indagine. Taylor ammise incontri con funzionari ambientali, ma negò qualsiasi discussione su questioni legali o interessi personali. Nel 2019 accusò falsamente il sindaco di SydneyClover Moore, di ipocrisia sul clima, sostenendo che avesse speso 15 milioni di dollari in viaggi; i documenti utilizzati si rivelarono errati e falsificati.

Ascesa e caduta di Sussan Ley

La sfida contro Ley è arrivata dopo settimane di intense speculazioni, ma i tentativi di indebolire la sua leadership erano iniziati poco dopo la sua elezione.

C’è anche da dire che il Partito Liberale ha aspettato ottant’anni prima di nominare una donna leader e, alla fine, non è riuscito ad accettarla nemmeno per un anno. Fin dal momento in cui Ley vinse il voto interno, diventando una figura storica, alcuni colleghi stavano già contando i giorni prima della sua caduta, come riportato dalla giornalista Maani Truu dell’ABC Parliament House Bureau.

I nuovi leader incaricati di ripulire i danni di una sconfitta elettorale raramente arrivano al Governo. Per Ley, moderata circondata da conservatori rafforzati e con il peggior risultato elettorale della storia del partito alle spalle, le possibilità di diventare primo ministro erano ancora più basse del normale.

Dopo la netta sconfitta interna, Ley ha annunciato il ritiro dalla vita politica, citando un insegnamento della madre: «quando qualcosa finisce nella tristezza, non soffermarti sulle delusioni, ma sii grata di averla vissuta».

Una donna poliedrica​

Prima di diventare la prima donna leader federale dell’opposizioneLey aveva vissuto molte vite: migrante adolescente, punk rocker, controllore del traffico aereo, mandriana, studentessa universitaria da adulta, moglie di agricoltore, madre di tre figli e nonna di sei nipoti, impiegata, appassionata di numerologia (aggiunse una “S” al nome per attirare una vita interessante), sostenitrice degli agricoltoriambientalista e per un periodo vegetariana.

Trascorse i primi dieci anni della sua vita in Nigeria e negli Emirati Arabi Uniti, dove il padre lavorava per l’intelligence britannica. Il tempo passato con donne e bambini musulmani influenzò profondamente la sua visione religiosa.

Fu ministro della Salute sotto Tony Abbottministro dell’Ambiente durante il Governo Morrison. All’inizio della carriera sostenne la creazione di uno Stato palestinese, ma dopo l’attacco del 7 ottobre in Israele e la guerra a Gaza cambiò posizione. Quando il Governo laburista riconobbe formalmente lo Stato palestinese, promise di annullare la decisione.

Errori strategici​

Dopo la sconfitta elettorale di DuttonLey promise una leadership basata sul confronto e senza decisioni imposte dall’alto. Tuttavia, questo approccio creò un vuoto politico mentre gli australiani chiedevano chiarezza.

Il leader dei NationalDavid Littleproud, avanzò richieste immediate, tra cui mantenere il piano nucleare. Senza accordo, i National decisero di separarsi. Ley rifiutò di permettere loro di criticare pubblicamente le politiche del Governo ombra.

Senza linee politiche chiare, commise errori strategici: chiese il licenziamento dell’ambasciatore Kevin Rudd senza il sostegno del partito e accusò il primo ministro di antisemitismo per una maglietta, rimanendo isolata.

Tentò anche di distinguersi da Dutton sostenendo una maggiore rappresentanza femminile nel partito. Una grande divisione interna riguardava l’obiettivo «net zero» entro il 2050. Quando i National annunciarono di voler abbandonare l’impegno, Ley dovette scegliere se mantenerlo rischiando un’altra rottura oppure eliminarlo deludendo i moderati. Alla fine annunciò che il partito avrebbe abbandonato l’obiettivo se eletto, restando però nell’Accordo di Parigi. La decisione irritò i liberali delle aree rurali già in difficoltà.

Dopo l’attacco armato durante una celebrazione di Hanukkah a Bondi Beach, con 15 morti e decine di feriti, Ley apparve molto presente: partecipò a numerosi funerali e criticò duramente il Governo. Chiese una commissione reale e nuove leggi contro antisemitismo e terrorismo. Il Governo ha introdotto leggi più severe e ha avviato  un’indagine. Tuttavia, le tensioni interne sono riemerse quando i partiti della Coalizione non sono riusciti a concordare una posizione sulle nuove leggi, e la Coalizione si separò nuovamente.

Un bivio per il Partito Liberale

In questo momento il Partito Liberale australiano si trova davanti a un bivio decisivo. La leadership di Angus Taylor rappresenta un nuovo inizio seppur con toni duri, ma anche un banco di prova difficile: dovrà dimostrare di saper unire un partito diviso, riconnettersi con la vita reale degli australiani e proporre soluzioni credibili ai problemi economici, sociali e ambientali del Paese.

Temi come immigrazione, costo della vita e sicurezza restano centrali, ma non basteranno slogan o toni duri per riconquistare fiducia. Gli australiani chiedono pragmatismo, stabilità e visione futura.

Il Partito Liberale dovrebbe guardare ad alcuni suoi leader del passato che governavano con pragmatismoBob Menzies, pur mantenendo formalmente la White Australia Policy, sostenne l’immigrazione nel dopoguerra favorendo l’arrivo di molti europei: senza di loro la crescita industriale sarebbe stata impossibile. Harold Holt smantellò di fatto la White Australia Policy permettendo anche l’arrivo di immigrazione qualificata non europea, segnando il passaggio decisivo verso l’Australia multiculturaleWilliam McMahon eliminò le discriminazioni razziali nei criteri migratori. Malcolm Fraser accolse migliaia di rifugiati vietnamiti, rafforzò il multiculturalismo come politica ufficiale e vide l’immigrazione come risorsa economica e morale.

Se i liberali sapranno adattarsi ai cambiamenti della società e proporre un’alternativa seria e moderna, potranno tornare competitivi. In caso contrario, rischiano non solo l’irrilevanza politica, ma anche di lasciare spazio a forze più radicali in un Paese che, oggi più che mai, cerca equilibrio e unità.

 

Giovanni Maria Pontieri

Foto © Financial Times, Australia Immigration News, NBC News, Wikipedia

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