Canberra rafforza la presenza militare mentre Teheran avverte: basi e mezzi australiani nella regione potrebbero diventare bersagli diretti
Si alza il livello dello scontro tra Iran e Paesi occidentali, con possibili ripercussioni anche per l’Australia. Durante un’intervista alla televisione pubblica australiana ABC, il vice ministro degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei ha affermato che le risorse militari australiane presenti nel Golfo Persico potrebbero trasformarsi in un potenziale obiettivo.
Le dichiarazioni arrivano dopo la decisione del Governo australiano di rafforzare la
propria presenza militare negli Emirati Arabi Uniti, inviando un aereo di sorveglianza E7 Wedgetail, personale militare e ulteriori sistemi difensivi. Dal punto di vista iraniano, non esisterebbe una reale distinzione tra operazioni offensive e difensive: qualsiasi attività militare nella Regione viene interpretata come parte di un’azione ostile.
Relazioni già compromesse tra Canberra e Teheran
Questo quadro si inserisce in relazioni già fortemente deteriorate tra Australia e Iran. Già nell’agosto 2025, il Governo australiano aveva espulso l’ambasciatore iraniano e altri diplomatici dopo che i servizi segreti australiani avevano collegato Teheran ad alcuni attacchi contro obiettivi della comunità ebraica nel Paese.
Secondo le autorità australiane, tali azioni sarebbero state orchestrate attraverso intermediari legati ai servizi iraniani, dando origine a una crisi diplomatica senza precedenti e portando alla sospensione delle attività dell’ambasciata australiana a Teheran.
Questioni politiche e tensioni sui diritti
Nel contesto di una crisi sempre più ampia, Teheran ha criticato anche alcune scelte politiche australiane, tra cui l’offerta di asilo a giocatrici della nazionale femminile iraniana. Una decisione interpretata dalle autorità iraniane come un segnale di allineamento con Usa e Israele.
Secondo la narrazione iraniana, il conflitto avrebbe avuto origine dagli attacchi statunitensi, motivati da una presunta minaccia nucleare. Questa fase di scontro ha già provocato la morte di importanti figure politiche iraniane e danni significativi a infrastrutture civili, aggravando ulteriormente il clima di instabilità.
Guerra, terrorismo e instabilità globale
Da parte iraniana, la guerra è descritta come una combinazione di aggressione militare e
azioni assimilabili al terrorismo, con il rischio di aprire una fase estremamente instabile a livello internazionale. L’eliminazione mirata di leader politici è considerata un precedente pericoloso per l’intera comunità globale. Sul piano economico, uno degli effetti più immediati riguarda il rallentamento del traffico energetico nello Stretto di Hormuz, un punto strategico controllato dall’Iran. Questa situazione ha già contribuito a un aumento significativo dei prezzi del carburante e delle tariffe energetiche a livello mondiale.
Ripercussioni economiche e di sicurezza per l’Australia
Teheran giustifica le proprie azioni come risposta agli attacchi subiti e ai danni causati alle infrastrutture del Paese, accusando al contempo Usa e Israele di essere responsabili dell’escalation e delle sue conseguenze internazionali.
In questo contesto, l’Australia si trova coinvolta indirettamente in una crisi che rischia di allargarsi, con implicazioni sia sul piano della sicurezza sia su quello economico globale.
La situazione nel Golfo Persico dimostra ancora una volta quanto le tensioni internazionali possano avere effetti concreti sulla vita quotidiana delle persone, anche a migliaia di chilometri di distanza: dall’aumento dei prezzi del carburante fino ai rischi per la sicurezza globale, il conflitto tra Iran e Occidente non è più una questione puramente regionale, ma un tema che coinvolge l’intera comunità internazionale.
Per l’Australia, il coinvolgimento, anche se indiretto, rappresenta una sfida delicata: mantenere gli impegni internazionali senza esporsi a rischi maggiori in uno scenario sempre più instabile e imprevedibile.
Giovanni Maria Pontieri
Foto © IA, Il Globo













