Rothko a Firenze, colori e spiritualità in mostra

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Rothko a Firenze

Un itinerario immersivo nell’universo emotivo di Mark Rothko tra Palazzo Strozzi, San Marco e Laurenziana, tra silenzio interiore e visione

È certamente una delle mostre più attese degli ultimi anni, quella allestita a Palazzo Strozzi di Firenze, sull’opera pittorica del maestro americano Rothko, di cui si pone l’accento sull’aspetto spirituale e capace di promuovere resilienza in questi tempi cupi dettati dal dramma della guerra.

La pittura di Mark Rothko, morto nel 1970 a New York, ancora non molto conosciuta in Italia, trova nella retrospettiva di Palazzo Strozzi un’occasione per il grande pubblico che non solo ama l’arte, ma è curioso di conoscere l’opera di Rothko, nonostante la grande mostra al Palazzo delle Esposizioni di Roma nel 2007 e la mostra omaggio a Ca’ Pesaro nel 1970, anno della XXXV Biennale d’Arte di Venezia e che coincise con la tragica scomparsa dell’artista, e l’unica mostra in vita di Rothko nel 1962 alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.

Il titolo della mostra a Palazzo Strozzi è “Rothko a Firenze” ed è a cura di Christopher Rothko ed Elena Geuna. La mostra del pittore russo naturalizzato americano ha preso il testimone metaforicamente dalla mostra del Beato Angelico, sia per lo sviluppo del suo percorso artistico, sia per la continuità della Fondazione Palazzo Strozzi di voler diffondere il corpus espositivo in altre sedi istituzionali fiorentine: il Museo di San Marco, che riapre l’intero percorso museale e la Sala del Beato Angelico riallestita, con cinque opere esposte in altrettante celle affrescate dal grande frate pittore, e il Vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana, con due opere in dialogo con lo spazio progettato da Michelangelo.

L’esposizione

La mostra fiorentina si sofferma in particolare sui noti Multiforms della seconda metà degli anni Quaranta, opere informali con larghe campiture di colore che determineranno la svolta lirica di Rothko da uno sperimentale surrealismo a una ricerca spirituale del colore. Un percorso intrapreso da un altro artista russo, Kandinskij.

Nel 1950 Rothko fece dei viaggi in Italia e in questo periodo raggiunse la piena maturità artistica con lo studio del colore nella pittura veneziana, la classicità di Roma e Pompei e la plasticità visiva nell’esperienza fiorentina di fronte alla pittura del Beato Angelico e l’architettura michelangiolesca del Vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana. Queste esperienze hanno influito sulla sua ricerca dell’astrazione pittorica, non da un punto di vista formale, bensì come un processo esperienziale atto ad elevare la coscienza.

Lo stile di Mark Rothko

Nei primi anni, Rothko ha sperimentato vari stili, ma è solo alla fine degli anni ’40 che ha trovato la sua vera voce. Ha abbandonato lo stile realistico e si è immerso nell’espressionismo astratto, un movimento tutto incentrato sull’esprimere emozioni attraverso forme e colori. Rothko affermava che non bisogna mai lasciare impossibili, una alternanza di sentimenti, dalla tristezza alla forza, con nuove energie frammiste ad una riflessione, ovvero il misticismo alla ricerca della luce perfetta.

 

Paolo Montanari

Foto © Atribune, Firenze Fuori

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