Murcia, il gioiello nascosto del Levante spagnolo

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Murcia

Sconosciuta ai più, la città spagnola lascia a bocca aperta: culla del barocco, del buon vivere e del tennis mondiale

Un grande malinteso fluttua nel sud-est della Spagna. È l’idea che Murcia non esista o che sia solo una provincia di passaggio. Un nome su un cartello autostradale a cinquanta minuti di autobus da Alicante, o al massimo la risposta corretta a un quiz sulla terra natale del portentoso tennista Carlos Alcaraz. 

Protetta dal turismo di massa che ha cementificato altre coste del Levante iberico, Murcia ha conservato qualcosa di raro: l’autenticità. Passeggiare oggi nel suo centro storico significa fare un tuffo nel barocco, fascinosamente mischiato al passato islamico. Condito dal calore delle piazze e al ritmo lento del tapeo. 

Madinat Mursiya

Per capire l’anima murciana bisogna scavare nella storia, precisamente fino al 25 giugno dell’825. In quel giorno, l’emiro Abd al-Rahman II firmò l’atto di nascita di Madinat Mursiya. Lucida mossa geopolitica. 

La provincia, ossia la Cora di Tudmir, era ostaggio di una sanguinosa guerra civile tra clan arabi rivali, i Mudariti e gli Yemeniti. Per stroncare l’anarchia e centralizzare il controllo della corona omayyade, l’emiro rase al suolo la vecchia Capitale Orihuela e ordinò la fondazione, dal nulla, di una nuova città fortificata lungo le sponde del fiume Segura.

Miracolo ingegneristico

Sfruttando le antiche reti di drenaggio romano-visigote, gli ingegneri islamici progettarono un sistema di canali, acequias, dighe e chiuse. Deviando le acque del fiume, trasformarono una pianura arida e paludosa nella Huerta: un immenso orto botanico e agricolo poi celebre in tutto il Mediterraneo per la produzione di seta finissima e ceramiche dorate.

Il momento di massimo splendore arrivò nel XII secolo con Ibn Mardanish, il leggendario “Re Lupo”. Carismatico sovrano, convertì Murcia in una fortezza, sfidando l’avanzata dei puritani Almohadi dal Nord Africa. Per farlo, cinse la città con una gigantesca muraglia difensiva dotata di novantacinque torri e un imponente antimuro.

Oggi, proprio quel passato è diventato cuore archeologico urbano. Il Centro di interpretazione Madina Mursiya, inaugurato nella centralissima Plaza de Santa Eulalia, permette, de facto, di camminare su passerelle di legno sospese direttamente sopra i bastioni del XII secolo, tra feritoie difensive e i resti dell’antico cimitero islamico.

Ma è in questo 2026 che il progetto compie il suo salto nel futuro: grazie ai fondi europei Next Generation, una nuova area di 583 metri quadrati svela la leggendaria Porta delle Sette Porte attraverso ologrammi e ricostruzioni digitali in 3D

Tre culture, un’anima

La storia di Murcia è viva e colorata. Nel XIII secolo, il destino della città cambiò quando l’infante Alfonso di Castiglia, il futuro re Alfonso X el Sabio, a cui viene oggi dedicato il viale più importante della città, la riconquistò per la corona cristiana

Prende atto la metamorfosi. Le moschee si trasformarono in chiese, i vecchi quartieri islamici ridisegnati così come i simboli del potere mutarono. Esemplare è la Cattedrale di Santa María. Sorge sopra il perimetro dell’antica moschea principale di Madinat Mursiya. Se l’interno sfoggia un gotico castigliano, l’esterno è barocco trionfante. Fra i più belli d’Europa.

Disegnata nel XVIII secolo dall’architetto Jaime Bort, la facciata è una monumentale pala d’altare in pietra. Accanto, svetta un campanile di circa 92 metri. Il secondo più alto di Spagna dopo la Giralda di Siviglia. Il quale ha richiesto due secoli di lavori, stratificando stili dal Rinascimento al Neoclassicismo.

A pochi passi dalla piazza della Cattedrale, imboccando la Calle Trapería, l’antico asse medievale un tempo patria dei mercanti di stoffe, ci porta stilisticamente a fine Ottocento. Qui si trova il maestoso Real Casino de Murcia, inaugurato come club privato della borghesia cittadina e dichiarato Bene di interesse culturale.

Spicca per lo stile, a tratti eccentrico: il cortile d’ingresso è un sontuoso patio neomoresco ispirato alle sale dell’Alhambra di Granada, decorato con oltre ventimila foglie d’oro. 

Poco più avanti si accede al celebre Tocador de Señoras, una stanza rococò sul cui soffitto sono dipinte allegorie della notte e della dea Selene, sotto lo sguardo distopico di specchi dorati. 

L’orto d’Europa e il rito del tapeo

La storia di Murcia è nelle sue pietre, ma la sua vera anima è a tavola. La gastronomia locale è un riflesso esatto della sua geografia e della sua storia: ponte tra la fertilità della Huerta irrigata dal fiume Segura, la sapidità dall’altro corpo acqueo, il vicino Mar Mediterraneo. Non è un caso che la regione sia soprannominatal’orto d’Europa”. Proprio le verdure sono protagoniste assolute dellacomida murciana”.

Zarangollo

Strapazzato tenerissimo di zucchine e cipolle tagliate molto sottili, cotte lentamente nell’olio d’oliva fino a diventare quasi una crema, a cui si aggiungono le uova alla fine. 

Pisto Murciano

La versione locale della nostra caponata o ratatouille. Si prepara soffriggendo peperoni verdi e rossi, melanzane, cipolle e pomodori maturi.

Michirones

Piatto tradizionale a base di fave secche cotte a fuoco lento. La ricetta originale prevede l’aggiunta di osso di prosciutto, chorizo e pancetta per dare un brodo denso e saporito, aromatizzato con peperoncino e alloro.

Ensalada Murciana

Rinfrescante per eccellenza. Preparata con ingredienti a chilometro zero, unisce pomodori pelati in scatola, cipolline fresche, olive nere e uova sode, il tutto completato da filetti di tonno e condito con ottimo olio d’oliva;

Ensalada de Perdiz de la Huerta

Composizione vegetale a base di cuori di lattuga freschissimi tagliati in quarti, conditi con aglio, aceto, olio e sormontati da acciughe e pomodori

Las Tapas

A Murcia si mangia sempre. Questo, anche, grazie al rito del tapeo. Abitudine di andare di bar in bar, preferibilmente all’aperto, coperti dal caldo Sole, riempiendo le piazze storiche come Plaza de las Flores o Plaza San Juan. Momento di convivialità cruciale nella cultura locale.

La Marinera

La regina indiscussa di questo rituale ha un nome preciso: la marinera. La base di questa tapa è una rosquilla, ossia un bastoncino di pane croccante ad anello, su cui viene adagiata una cucchiaiata di insalata russa fatta in casa, ricca di tonno e sottaceti. Il tocco finale: acciuga sotto sale. Mangiarla richiede una tecnica precisa: bisogna morderla partendo dall’estremità godendo dell’equilibrio tra la croccantezza del pane, la cremosità della patata, la sferzata salata dell’acciuga e, possibilmente, il tutto accompagnato da una fresca Cerveza.

 

El Pastel de Carne

Per gli amanti dei sapori più decisi c’è il pastel de carne, una torta salata di origini medievali racchiusa in una sfoglia circolare sottilissima e croccante, che nasconde un ripieno di carne di vitello, uovo sodo, ma soprattutto chorizo. La domenica, invece, è il giorno del caldero: riso con pesce e salsa all’aglio.

Paparajotes

Per chiudere in dolcezza, Murcia custodisce uno dei dessert più curiosi di tutta la Spagna: i paparajotes. Nati nelle case dei contadini della Huerta, non sono altro che foglie fresche di albero di limone immerse in una pastella leggera di farina e uova, fritte nell’olio bollente e poi spolverate con zucchero e cannella. Il profumo che sprigionano è quello della primavera murciana, data l’abbondanza di agrumi  selvatici nella regione.

Il teatro di strada

Se c’è una cosa che i murciani sanno fare meglio di chiunque altro, è celebrare la vita all’aria aperta. A Murcia le feste sono cataclismi culturali che trasformano le strade in teatri a cielo aperto.

Il momento più atteso dell’anno scatta al via delle due settimane di festa che abbracciano sia la Semana santa, ossia le festività pasquali, che la Fiestas de Primavera. Questo aprile 2026 ha non è passato inosservato per la città: si è celebrato il 175º anniversario del Bando de la Huerta e dell’Entierro de la Sardina, due colossi del folklore iberico dichiarati Fiestas de Interés Turístico Internacional.

Per l’occasione, Murcia ha messo in scena oltre 200 eventi distribuiti in più di 50 luoghi della città. Notevole il Bando, che si tiene il martedì successivo alla Pasqua. In questo giorno Murcia cancella il presente: migliaia di persone di ogni età scendono in strada indossando il tradizionale abito huertano.

Le donne sfoggiano gonne a balze dai colori sgargianti e fiori tra i capelli; gli uomini indossano camicie bianche e i tipici pantaloni corti di tela. Eccentrici carri allegorici attraversano il centro storico. Il tema? Rievocano gli antichi mestieri della terra e distribuendo agli spettatori i prodotti freschi della Huerta

Pochi giorni dopo, l’atmosfera cambia radicalmente con l’Entierro de la Sardina. Questa festa, che affonda le radici nel XIX secolo nelle vesti di dissacrante parodia carnevalesca, trasforma la notte del sabato in una sfilata ai limiti del barocco.

Sfilano enormi carri dedicati agli dei dell’Olimpo, accompagnati da bande musicali e dagli hachoneros, i portatori di fiaccole. Il corteo culmina a mezzanotte con la quema, il rogo, di una gigantesca sardina di cartapesta nella Plaza Martínez Tornel, sulle sponde del fiume Segura. È l’atto liberatorio che chiude i festeggiamenti.

Alcaraz 

Él nos puso en el mapa”. Si sente ripetere spesso per le strade di Murcia. Ma chi è il soggetto? Carlos Alcaraz Garfia: nato il 5 maggio 2003 nella pedanía di El Palmar, frazione della città. In poco più di quattro anni da professionista, questo ragazzo ha compiuto prodigi tennistici.

Il capitolo più recente e straordinario di questa storia si è scritto il 1° febbraio 2026, a Melbourne: battendo Novak Djokovic in finale all’Australian Open, Alcaraz è diventato il tennista più giovane di sempre a completare il Career Grand Slam, ovvero a vincere almeno una volta tutti e quattro i Major, a soli 22 anni e 272 giorni

Il suo palmares conta oggi 7 titoli del Grande Slam, 2 Roland Garros, 2 Wimbledon, 2 US Open e 1 Australian Open, oltre a 26 titoli ATP complessivi.

Il presidente della Región de Murcia lo ha nominato ufficialmente ambasciatore turistico della Costa Cálida. La città gli ha dedicato un murales e intende intitolargli la nuova Città della Racchetta. Ogni colpo vincente è una vittoria di Murcia.

Patricio Gabarrón

C’è un altro murciano che porta il nome della propria terra sui grandi palcoscenici dello sport europeo, stavolta sul rettangolo verde del calcio a 11: Patricio Gabarrón Gil, noto semplicemente come Patric. Nato il 17 aprile 1993 a Mula, uno dei borghi più affascinanti della Región, Patric è difensore e icona della S.S. Lazio, club con cui milita dall’estate 2015.

Cresciuto nel settore giovanile del Barcellona, dove ha collezionato anche un’apparizione in Champions League, Patric ha trovato a Roma la sua casa. Con la maglia biancoceleste ha conquistato due Supercoppe italiane, 2017 e 2019, e una Coppa Italia, 2018/2019, diventando col tempo un punto di riferimento solido dello spogliatoio nonché idolo della difesa laziale. 

L’altro Gabarrón, Cristóbal

Se Alcaraz rappresenta il tennis planetario e Patric il calcio europeo, Cristóbal Gabarrón incarna la dimensione artistica universale di Murcia. Nato a Mula nel 1945, lo stesso paese di Patric, Gabarrón è oggi uno degli artisti spagnoli più chiari riconoscibili a livello internazionale: pittore, scultore e creatore di installazioni monumentali con un filo conduttore costante che è la pace e il dialogo tra i popoli.

Le sue opere hanno raggiunto le Nazioni unite, dove nel 1986 la sua scultura Our Hope for Peace fu scelta come emblema dell’Anno Internazionale della Pace, il Parlamento europeo di Bruxelles e il Central park di New york, dove nel 2015 la sua installazione Universo di Luce fu inaugurata dal segretario generale Ban Ki-moon in occasione del 70º anniversario dell’Onu

Murcia non esiste

Cercare di condensare Murcia in poche righe è un’impresa destinata al fallimento. Non si può. Perché sfugge alle guide turistiche preconfezionate e, soprattutto, si fa beffe degli stereotipi che per anni l’hanno accompagnata. 

In Spagna esiste una vecchia narrativa pigra che dipinge i murciani come gli abitanti di una terra dimenticata, ironizzando sul loro accento tagliente o trattando la Regione come un “non-luogo” invisibile. Destino simile al Molise in Italia.

Ma la verità è che basta sedersi al tavolo di una taverna e scambiare due battute con i locali, mentre vi servono l’ennesima marinera, per capire quanto quegli stereotipi siano sbiaditi di fronte alla realtà. Vivere Murcia oggi significa godersi in una città che pulsa di una gioia di vivere viscerale e contagiosa. E di una comunità che ama, soprattutto, camminare

 

Alessandro Bonifazi

Foto © Van Dam Estates, Eurocomunicazione, Cooking lovers -Teka, www.laopiniondemurcia.es, Rolex Monte-Carlo Masters, Goal.com, AECI 2

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