L’empasse sui visti ai cittadini russi spacca l’Ue

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Visti russi Ue

Una coalizione di 11 Paesi europei propone misure più dure sui visti Schengen. L’iniziativa ha generato non poche divisioni all’interno dell’Unione

L’Europa è un soggetto ancora troppo esposto ad azioni ostili di Paesi terzi. Il monito arriva da Tallinn e chiama in causa Mosca come inequivocabile responsabile. Per il ministro degli affari esteri estone Margus Tsahkna la volontà di destabilizzazione del Vecchio Continente da parte della Federazione russa rappresenta una “minaccia strutturale” all’integrità e alla compattezza dell’Ue. 

La guerra ibrida in Ucraina

Dall’inizio del conflitto russo-ucraino, le strategie del Cremlino per cooptare e sedurre i settori più vulnerabili delle società europee sono aumentate di portata e credibilità. Hackeraggi di massa, arruolamento di gruppi estremisti e finanziamento indiretto di testate giornalistiche allo storico anti-occidentali, sono meccanismi di pressione che Vladimir Putin e l’intelligence russa hanno dimostrato di padroneggiare ad arte.

La hybrid warfare è un fronte di attrito ormai centrale nella guerra in Ucraina – oltre che caratterizzante le moderne dinamiche di contesa globale tra superpotenze. Invisibile ai più e neutralizzabile solo con l’implementazione di contromisure ad hoc, gioca un ruolo decisivo nella diffusione di narrazioni che alterano scientemente la percezione dei dati provenienti dal campo di battaglia.

L’aumento di tali fenomeni di ingerenza, preoccupazione di prim’ordine per i Baltici e l’est Europa, è stata evidenziata da analisi ufficiali e notizie di cronaca che, negli ultimi due anni, hanno messo in luce uno scenario operativo stabilmente multidimensionale: dalle fredde trincee del Donbass alle piattaforme online di alcuni dei principali quotidiani europei. 

La proposta degli undici

Il 4 giugno, una coalizione di nove Paesi membri Ue (più Islanda e Norvegia) ha perciò portato all’attenzione dell’alto rappresentante Kaja Kallas una proposta in materia di “concessione visti per l’accesso all’area Schengen”. Nella missiva, firmata dai ministri degli esteri di ciascun partecipante, si riportano dei dati estremamente allarmanti – resi pubblici dalla stessa Commissione. Vale a dire un significativo aumento di permessi accordati a cittadini russi nel periodo 20232025 (pari a più di 100.000 unità). L’iniziativa mira a inasprire condizioni e misure di accesso allo spazio comune europeo, coerentemente col timore che un simile incremento possa tradursi in vettore per le interferenze del Cremlino.

Sin dal 24 febbraio 2022, l’Unione ha assicurato e promosso provvedimenti in questa direzione, applicando delle precise linee guida che rendono le procedure più lunghe e costose. Secondo il portavoce della Commissione, Markus Lammert, dall’immediata sospensione dell’accordo di facilitazione dei visti con la Russia nel 2022, i numeri sono crollati da “circa 4 milioni […] a mezzo milione l’anno”. Il punto evidenziato dalla coalizione riguarda però l’omogeneità di applicazione delle restrizioni.

Se il tasso di rifiuto è sensibilmente calato dal 10,6% del 2023 al 6,4% di oggi, l’ipotesi è che non tutti i Paesi europei abbiano proceduto con lo stesso zelo. In particolar modo, nel 2025, Italia, Francia Spagna hanno raggiunto numeri record (fino a 150.000 visti), confermandosi principale meta turistica per la popolazione russa. Per Nazioni che come Estonia, Polonia, Lituania o Svezia hanno fatto della strenua resistenza al regime Mosca una ragione essenziale e identitaria, una tale discrasia all’interno dell’Unione ha posto due tipi di problemi.

L’Estonia come modello in funzione antirussa

Come riportato dal ministro Tsahkna, se gli ucraini continuano a cadere sotto le bombe del Cremlino, «i russi non dovrebbero andare in vacanza sulle spiagge europee». Segue poi un rischio di carattere più pratico. Dal giugno 2025, Tallinn ha sollevato molteplici volte e in più formati di lavoro la necessità di inserire la categoria degli ex combattenti della Federazione – regolari e irregolari – nelle blacklist per l’accesso a Schengen. Assumendo in questo campo un ruolo guida con più di 1300 unità di Mosca congedate rispedite indietro.

Secondo i servizi segreti estoni (Kapo, Kaitsepolitseiamet), si tratta di una flusso in entrata che va interrotto all’origine a causa dei rischi di infiltrazione di gruppi armati – base facilmente riutilizzabile per il Cremlino. E per cui risultano mandatorie misure condivise a livello europeo. Un’azione unilaterale rischierebbe solo di spostare il problema non contenendolo sistemicamente. 

Quella del Kapo è una rivoluzione necessaria e auspicata di intendere il classico modus operandi dello spionaggio, per cui «il bisogno di coordinare è diventato ancora più importante di compartimentare le informazioni». Le parole di di Harrys Puusepp, tra i vertici dell’intelligence estone, mettono così in discussione la consolidata prassi del need to know – secondo cui la cerchia degli 007 che ha accesso a un determinato dossier secretato deve essere quanto più ristretta possibile. Grazie all’efficacia del mutato approccio, nel 2025, l’Estonia ha identificato e neutralizzato in una fase iniziale della loro attività 16 collaboratori dei servizi segreti della Federazione russa.

L’Unione spaccata

Il profilo dei soggetti coinvolti ha permesso di carpire anche elementi esemplificativi delle tattiche di Mosca. Nella maggior parte dei casi si tratta di persone facilmente raggiungibili online (tramite Telegram o piattaforme di gaming) e spesso in condizioni di vulnerabilità economica o sociale. Come nell’episodio in cui un individuo ha accettato un incarico per saldare un debito di droga per una somma irrisoria. 

Oggi, l’iniziativa degli undici, accolta e rilanciata da Kaja Kallas, raggiunge una nuova fase di discussione. I Paesi che come Italia e Francia sono stati citati in questione continuano a opporre una motivata resistenza, appellandosi al fatto che un diniego generalizzato e automatico violerebbe l’obbligo di scrutinio individuale (previsto dall’articolo 21 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione europea).  Per superare tale vincolo giuridico, la coalizione degli undici sta spingendo per una delibera unanime del Consiglio che miri a reinterpretare la sezione del Codice dei visti. In caso contrario, l’intenzione è di  procedere indipendentemente dal parere degli organi Ue, con l’ormai certa eventualità che l’Unione laceri la propria unità ulteriormente.

 

Fabio Sinisi

Foto© news Err, Ad.eu, Euronews, Aripaev

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