Albania, Rama difende progetti Kushner tra proteste

0
490
Albania Rama

Il Governo tira dritto sugli investimenti turistici mentre cresce la mobilitazione contro concessioni e gestione del territorio

Il primo ministro albanese Edi Rama ha ribadito con fermezza il sostegno del suo Governo ai controversi progetti turistici promossi dalla società di investimenti di Jared Kushner, nonostante le crescenti proteste popolari e le iniziative civiche che chiedono la revoca delle concessioni di terreni destinate agli investitori stranieri.

La questione è diventata uno dei temi più divisivi del dibattito politico albanese, con manifestazioni che da settimane contestano i piani di sviluppo lungo alcune delle aree costiere più pregiate del Paese. I manifestanti chiedono non solo l’annullamento dei progetti, ma anche le dimissioni del premier, accusato di favorire grandi interessi privati a discapito della tutela del territorio e della trasparenza amministrativa.

In una dichiarazione rilasciata all’agenzia Bloomberg, Rama ha difeso l’operato del proprio esecutivo, sostenendo che sia necessario distinguere tra le proteste autentiche dei cittadini Albania Rama e quello che ha definito un vero e proprio «teatro politico». Secondo il premier, il Governo dispone di una chiara legittimazione democratica per portare avanti il proprio programma di sviluppo economico. Rama ha ricordato che gli elettori gli hanno conferito un «forte mandato» nelle ultime elezioni, consentendogli di proseguire il progetto di trasformazione dell’Albania in una destinazione turistica di fascia alta capace di attrarre investimenti internazionali e competere con le principali mete del Mediterraneo. «Non governiamo sulla base degli hashtag o delle voci più rumorose presenti su Internet», ha affermato il leader socialista, respingendo le pressioni provenienti dalle campagne online e dai movimenti di opposizione.

I progetti di Kushner al centro delle polemiche

Al centro della controversia vi sono due importanti iniziative immobiliari e turistiche sostenute da Affinity Partners, la società di investimenti guidata da Jared Kushner, imprenditore statunitense e genero dell’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump. I progetti riguardano alcune delle aree più suggestive della costa albanese e sono stati presentati dal Governo come un’opportunità strategica per attrarre capitali esteri, creare occupazione e rafforzare il settore turistico nazionale. Tuttavia, una parte significativa dell’opinione pubblica teme che tali investimenti possano compromettere l’ambiente naturale e favorire processi decisionali poco trasparenti. Da qui la nascita di una vasta mobilitazione che nelle ultime settimane ha coinvolto associazioni civiche, ambientalisti e partiti di opposizione.

Rama ha però escluso qualsiasi passo indietro. «Non sarà una minoranza rumorosa, che ha raccolto attorno a sé tutte le forze dell’opposizione, né un’ondata di indignazione amplificata digitalmente e alimentata dall’influenza internazionale esercitata dal nome Trump, a impedirci di realizzare la nostra visione per l’Albania del 2030», ha dichiarato. Il premier ha definito il coinvolgimento di Kushner un‘«eccellente opportunità per l’Albania», sostenendo che il Paese non può rinunciare a investimenti di questa portata per ragioni politiche o ideologiche.

Le proteste e il caso dell’isola di Saseno

Le mobilitazioni sono iniziate alla fine di maggio, quando sono stati avviati i lavori preliminari nella Penisola di Svernica. Nello stesso periodo, Ivanka Trump, moglie di Jared Kushner e figlia dell’ex presidente americano, aveva illustrato in un podcast alcuni dettagli relativi ai progetti di sviluppo previsti per l’isola di Saseno, uno dei luoghi più affascinanti e strategici della costa adriatica albanese. Da allora il malcontento si è intensificato, alimentando manifestazioni e campagne sui social media contro le concessioni accordate agli investitori.

Rama ha più volte sostenuto che le proteste sarebbero sostenute da quello che ha definito «un enorme ecosistema di amplificazione digitale», senza però presentare prove concrete a sostegno di questa affermazione. Nell’intervista concessa a Bloomberg, il premier si è spinto oltre, lasciando intendere che dietro la crescente pressione mediatica potrebbero esserci anche interessi stranieri.

Secondo Rama, il tempo dimostrerà che «l’Iran non è l’unico attore coinvolto» nella diffusione delle campagne ostili ai progetti.

Il riferimento

Le dichiarazioni del capo del Governo arrivano in un contesto particolare. L’Albania ospita infatti circa 3.000 membri dell’Organizzazione dei Mojaheddin del popolo iraniano (MEK), movimento di opposizione al regime di Teheran che vive in esilio nel Paese balcanico.

Negli ultimi anni i rapporti tra Tirana e Teheran si sono fortemente deteriorati. Secondo Bloomberg, nel 2024 hacker collegati all’Iran avrebbero colpito diversi servizi municipali albanesi, alimentando ulteriormente le tensioni tra i due Paesi. Pur senza fornire dettagli o prove specifiche, Rama ha lasciato intendere che la campagna contro gli investimenti potrebbe essere favorita da soggetti esterni interessati a destabilizzare il dibattito pubblico interno.

Legalità e sviluppo, non isteria

Il primo ministro ha infine respinto le accuse rivolte al Governo, assicurando che tutte le procedure relative ai progetti sono condotte nel rispetto della legge e degli standard internazionali. «I nostri criteri sono chiari: legalità, approccio scientifico, trasparenza e rispetto dei nostri obblighi europei, non isteria», ha dichiarato.

Rama ha quindi ribadito che l’esecutivo continuerà sulla strada intrapresa, puntando ad attrarre investimenti internazionali, valorizzare il patrimonio naturale e accelerare il percorso di adesione dell’Albania all’Unione europea. «Stiamo aprendo il Paese, proteggendo le sue risorse naturali, attirando investimenti seri e avanzando costantemente verso l’ingresso nell’Unione Europea», ha concluso il premier.

Nel frattempo, le proteste non accennano a fermarsi e la vicenda continua ad alimentare il confronto politico nel Paese, trasformandosi in uno dei dossier più delicati per il Governo albanese e per il futuro sviluppo della sua costa.

 

George Labrinopoulos

Foto © Al Jazeera, Huffpost Italia, Balkan Insight

Articolo precedenteCultura, storia e natura: Monte Sant’Angelo celebra i siti Unesco
Articolo successivoL’Ue apre alle biotecnologie con le nuove tecniche genomiche
George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui