Medio Oriente, nuova escalation tra Stati Uniti e Iran: video con Trump nel mirino e sesta notte di bombardamenti
Le tensioni tra Stati Uniti e Iran continuano a intensificarsi, mentre sul terreno proseguono gli attacchi militari e sul fronte della comunicazione emergono nuovi elementi destinati ad alimentare ulteriormente lo scontro. Nelle ultime ore l’agenzia di stampa iraniana Fars, considerata vicina ai Guardiani della Rivoluzione, ha diffuso un video intitolato “Dove uccidere Trump?“, nel quale vengono mostrati presunti percorsi abitualmente utilizzati dal presidente americano, individuando quelli che vengono presentati come possibili punti vulnerabili. La pubblicazione del filmato arriva in un momento di forte tensione tra Washington e Teheran e assume un particolare significato proprio per il ruolo attribuito a Fars all’interno del panorama mediatico iraniano.
Il video diffuso
Il filmato, pubblicato sul canale Telegram dell’agenzia e, secondo quanto riportato, contiene informazioni sui tragitti percorsi dal presidente statunitense e sui luoghi da lui frequentati. Una versione dello stesso video era pubblicata anche sulla piattaforma X, di proprietà di Elon Musk, ma successivamente rimossa. Nel contenuto vengono mostrati quelli che sarebbero i percorsi del corteo presidenziale diretto verso la residenza di Donald Trump a Mar-a-Lago, in Florida. In particolare è indicato un ponte come possibile punto vulnerabile lungo il tragitto.
Tuttavia, secondo le informazioni disponibili, l’area rappresentata nel video non sembrerebbe corrispondere alle mappe pubblicamente consultabili della zona. Inoltre, il percorso utilizzato dal presidente americano sarebbe modificato da gennaio 2026 dopo il ritrovamento di un oggetto sospetto nei pressi dell’aeroporto.
«Sono il primo nella lista degli assassinii iraniani»
Lo stesso Donald Trump ha affrontato pubblicamente la questione durante il recente vertice della Nato ad Ankara, affermando di essere il principale obiettivo dell’Iran. «Sono il primo nella lista degli omicidi iraniani», ha dichiarato il presidente statunitense, confermando di ritenersi direttamente nel mirino di Teheran. Le sue parole arrivano in un clima già fortemente deteriorato dalle operazioni militari delle ultime settimane e dalle reciproche minacce tra le due capitali.
Sesta notte consecutiva di bombardamenti
Sul piano militare, la notte appena trascorsa ha segnato il sesto raid aereo consecutivo condotto dagli Usa contro obiettivi iraniani. Secondo il Comando centrale Usa (Centcom), gli attacchi hanno preso di mira strutture di sorveglianza costiera, sistemi di difesa aerea, infrastrutture logistiche militari e capacità navali della Repubblica Islamica. Fonti iraniane sostengono invece che i bombardamenti abbiano colpito anche infrastrutture civili, compresi diversi ponti presenti nel Paese. Secondo il bilancio diffuso da Teheran, gli attacchi avrebbero provocato otto morti e venti feriti.
L’Iran afferma di aver reagito colpendo diverse basi statunitensi utilizzate dagli aerei militari nella regione, in particolare in Giordania. Teheran sostiene inoltre di aver preso di mira il quartier generale della Quinta Flotta della Marina statunitense in Bahrain, uno dei principali centri navali americani nel Golfo Persico. L’escalation militare segue le dichiarazioni di Donald Trump, che nei giorni scorsi aveva minacciato di ampliare la campagna di bombardamenti includendo centrali elettriche, infrastrutture energetiche e ponti presenti sul territorio iraniano.
Le minacce di Teheran
Da parte iraniana continuano ad arrivare messaggi che prospettano un possibile allargamento del conflitto. Secondo quanto riferito da un alto funzionario dell’intelligence iraniana in un’intervista rilasciata all’emittente RT, un’ulteriore escalation da parte statunitense avrebbe conseguenze per l’intera Regione. Il funzionario ha dichiarato che, qualora Washington dovesse colpire altre infrastrutture iraniane o procedere con nuovi assassinii mirati di dirigenti della Repubblica Islamica, Teheran darebbe avvio a una guerra regionale su larga scala.
Secondo la stessa fonte, il piano iraniano sarebbe “pieno di sorprese” e dimostrerebbe quanto sarebbero “irrealistiche” le valutazioni dell’amministrazione Trump e del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.
Lo Stretto di Hormuz e il Mar Rosso
Tra gli scenari evocati dalle autorità iraniane figura anche il possibile blocco delle principali rotte energetiche della Regione. Teheran ha dichiarato che le esportazioni regionali di petrolio e gas potrebbero essere completamente interrotte e ha ribadito di considerare chiuso lo Stretto di Hormuz fino a quando gli Usa non porranno fine a quello che definisce il loro intervento militare “illegale”. Secondo le dichiarazioni riportate, sarebbero inoltre allertati gli Houthi affinché siano pronti a ostacolare anche il traffico marittimo diretto verso il Mar Rosso qualora il conflitto dovesse intensificarsi ulteriormente.
Con il susseguirsi di bombardamenti, minacce reciproche e dichiarazioni sempre più dure, la crisi tra Washington e Teheran continua dunque ad aggravarsi, alimentando il timore che il confronto possa trasformarsi in un conflitto regionale ancora più ampio, con ripercussioni sulla sicurezza del Medio Oriente e sulla stabilità dei mercati energetici internazionali.
George Labrinopoulos
Foto © NPR, Ananlisi Difesa, Al Jazeera













