I progressi scientifici avvengono solamente in presenza di fantasia creatività e imprevisto cercando di falsificare la teoria vigente
Da Popper in poi non esiste più il mito del metodo induttivo infallibile. La scienza non è un edificio costruito accumulando certezze ma un insieme di ipotesi e confutazioni dove l’errore non è un incidente di percorso ma il motore stesso del procedere.
Il falsificazionismo di Popper
Secondo il filosofo austriaco Karl Popper il criterio di demarcazione tra scienza e non-scienza non risiede nella verificabilità, ma nella falsificabilità. Una teoria scientifica è significativa solo se esiste almeno un esperimento potenziale in grado di contraddire le sue previsioni. Nessun numero di osservazioni potrà mai confermare definitivamente una teoria (vedere cento pecore bianche non prova che tutte le pecore siano bianche), ma basta un solo errore osservato (una pecora nera) per smentirla in modo certo.
Il progresso scientifico
Quando una teoria viene dichiarata falsa a causa di un errore nelle previsioni, viene scartata o modificata. A questo punto la comunità scientifica cerca una nuova teoria in grado di spiegare i successi della precedente ma che ne eviti gli errori, permettendoci di avvicinarci gradualmente alla verità. La scienza procede quindi per approssimazioni successive e con congetture e confutazioni, non per accumulo di certezze.
Enrico Fermi diceva che quando il risultato di un esperimento è conforme alle aspettative, vale a dire quando non sono stati fatti errori, abbiamo fatto una misura. Se invece non è conforme, cioè se ci sono stati errori, abbiamo fatto una scoperta! È nell’anomalia, nello scarto tra la predizione teorica e il dato empirico, che si annida il potenziale rivoluzionario. L’errore, in questa prospettiva, agisce come uno stimolo fortissimo a lasciare quello che è già noto per formare nuovi modi di pensare.
Cercare la previsione sbagliata
Riconoscere il ruolo strutturale dell’errore significa abbandonare una concezione della scienza come magistero infallibile per abbracciarla come pratica umana, incerta e creativa. È nell’errore, in definitiva, che la scienza trova la sua più autentica vocazione: non quella di possedere la verità, ma avendo la convinzione che ogni passo falso è un passo necessario verso un nuovo, provvisorio, equilibrio.
Gli scienziati non sono per nulla sacerdoti infallibili
Questo ci costringe a rivedere una idea di scienziato che ci portiamo dentro come di un sacerdote che possiede le certezze di cui abbiamo bisogno. Il recente periodo del covid ci ha forse messo per la prima volta davanti a scienziati “certificati” che, però, sostenevano tesi opposte o comunque diverse gli uni dagli altri. Ma la scienza e gli scienziati possono al massimo informarci sulla teoria che ha resistito al maggior numero di conferme ben sapendo che da qualche parte, prima o poi, sarà smentita e dichiarata falsa. Ogni scienziato risponderà quindi in base anche alle proprie opinioni personali e soggettive.
Per il premio Nobel Richard Feynman le teorie scientifiche si ricavano “tirando a indovinare” e cioè per tentativi ed errori. Errore ed errare hanno la stessa radice. Errore è la faccia negativa del significato che intende sbaglio, errare la faccia positiva che intende vagare per terre sconosciute, guardandosi intorno e così acquistando, come per l’Ulisse dantesco, “virtute e canoscenza”. Il contrario di errare è andare dritti per la propria strada, senza fermarsi a osservare.
La metafora del cavaliere “errante” e dell’intuizione
Il cervello è un sistema errabondo, o instabile, che oscilla ininterrottamente tra vari stati e opinioni possibili. Mentre sta andando da una parte, con la coda dell’occhio intravvede una bella possibilità da un’altra e devia. Le scoperte accadono così, sulla base di
connessioni tra miliardi di neuroni cooperanti che partecipano in pochi millesimi di secondo in uno stato sincronizzato che viene chiamato “intuizione”.
I colpi di fortuna vengono dagli errori ma bisogna accorgersene, e in questo risiede la genialità: nell’accorgersene. Ogni progresso tecnico-scientifico proviene da un’idea strampalata, ma non viceversa, perché non da ogni idea strampalata viene fuori un progresso. La stramberia è una condizione necessaria, ma non sufficiente. Wolfgang Pauli, lo scienziato del “principio di esclusione” delle particelle subatomiche, bocciò una volta un articolo affermando: «Non è neanche sbagliato!», per dire che era un inutile sfoggio di nozioni risapute.
Errare è umano e perseverare è scientifico
Sbagliare è scientifico, cioè è specifico della scienza, e le appartiene a tal punto che, senza errori, non progredirebbe. Nel 1901 Guglielmo Marconi si convince di poter fare viaggiare le onde radio attraverso l’oceano Atlantico. Le onde viaggiano in linea retta, e la Terra è rotonda, ma Marconi tenta comunque. E ce la fa! Ha ragione? No, ma nessuno, allora, sapeva dell’esistenza della ionosfera intorno alla Terra in grado di riflettere le onde radio… Un vero colpo di fortuna! Ma per avere questa fortuna c’è stato bisogno che una persona insistesse quando tutti la deridevano.
Perfino Albert Einstein commise degli errori. A un certo punto pensò di avere dimostrato la non esistenza delle onde gravitazionali, che lui stesso aveva previsto; salvo poi correggersi da solo, cosicché i suoi colleghi sono andati avanti a cercare le onde, finché non le hanno effettivamente trovate (una scoperta che è valsa il Nobel a Kip Thorne, Barry Barish e Rainer Weiss nel 2017).
Cristoforo Colombo e Alexander Fleming
Per definizione la scoperta coincide con l’imprevisto. Cristoforo Colombo pensava di andare in India verso Ovest, per una via più breve (primo errore) e senza ostacoli di mezzo (secondo errore, fortunato). Voleva vedere l’India nota, trovò le “Indie” ignote. La scoperta dell’America fu il più grande errore di Colombo.
Invece Alexander Fleming il biologo inglese scoprì la capacità delle muffe di distruggere le colture cellulari. Mica Fleming sarà stato il primo biologo a vedere la propria coltura di colonie batteriche distrutta da una muffa! Chissà quanti altri avevano vissuto prima di lui questo evento come una disgrazia, dopo aver dedicato tante amorevoli cure alle loro provette! Egli però ebbe la genialità di accorgersi che fu da questo errore che trovò la penicillina e gli antibiotici.
Nicola Sparvieri
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