Barolo, città italiana del vino, modello di paesaggio vitivinicolo europeo

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Nelle Langhe, famose per la qualità estetica, ha saputo valorizzare il legame del territorio con il suo prodotto e l’enoturismo

Barolo, Langhe, Piemonte: un itinerario del vino che è anche culturale, turistico (anzi enoturistico), sociale, storico.

«Tutto è qui, nelle Langhe: il sole, le nuvole, le viti, i paesi, i fiumi, il ritmo delle stagioni, i colori, le mani della gente. Tutto è qui, perché qui la storia si è incastrata con il mito, il passato dell’umanità con la vita di tutti i giorni, fino a fondersi e diventare un tutt’uno, vibrante e vitale» ha scritto Cesare Pavese che – insieme a Beppe Fenoglio – è l’aedo delle Langhe.

Patrimonio dell’umanità Unesco

Barolo, piccolo comune di quasi 700 abitanti in provincia di Cuneo, è noto nel mondo per il suo celebre vino. E le Langhe sul cui territorio insiste sono state inserite dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (Unesco) nella lista dei siti patrimonio dell’umanità, con la motivazione: «Una eccezionale testimonianza vivente della tradizione storica della coltivazione della vite, dei processi di vinificazione, di un contesto sociale, rurale e di un tessuto economico basati sulla cultura del vino. I vigneti di Langhe-Roero e Monferrato costituiscono un esempio eccezionale di interazione dell’uomo con il suo ambiente naturale: grazie ad una lunga e costante evoluzione delle tecniche e della conoscenza sulla viticoltura si è realizzato il miglior adattamento possibile dei vitigni alle caratteristiche del suolo e del clima, tanto da diventare un punto di riferimento internazionale. I paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato incarnano l’archetipo di paesaggio vitivinicolo europeo per la loro grande qualità estetica».

Città italiana del Vino 2021

Oggi Barolo è la “Città italiana del Vino 2021”, riconoscimento assegnato dall’Associazione Città del Vino che vedeva in gara Bianco (Reggio Calabria), Duino Aurisina (Trieste), Montepulciano (Siena), Montespertoli (Firenze), Taurasi (Avellino) e Tollo (Chieti). La commissione ha riconosciuto una menzione speciale per la validità del progetto culturale a Duino Aurisina e Montepulciano.

«Siamo molto contenti che sia stato premiato il nostro dossier e lo sforzo di coinvolgimento del territorio e delle istituzioni locali e regionali, che ci supporteranno nel programma di appuntamenti ed eventi previsti per il 2021 – ha dichiarato Renata Bianco, sindaco di Barolo -. Il 2020 è stato un anno molto difficile e crediamo che questa iniziativa sia un forte messaggio di speranza e ripartenza».

Il programma

Il programma messo in calendario dalla città di Barolo prevede mostre, seminariLectio magistralis, installazioni artistiche.

«Questo concorso tra i Comuni a vocazione vitivinicola ed enoturistica intende mettere in risalto l’influenza della cultura del vino nella società, nel paesaggio, nella cultura e nell’economia locale» – ha sottolineato il presidente di Città del Vino, Floriano Zambon – «È un’occasione per promuovere modelli virtuosi di gestione del territorio e valori culturali e di sostenibilità che da sempre contraddistinguono la nostra Associazione. Insignire Barolo del titolo di “Città Italiana del Vino 2021” è un riconoscimento del lavoro e dell’impegno di un Comune che ha saputo valorizzare il legame del territorio con il vino e l’enoturismo, al centro di un’area, le Langhe, che è anche Patrimonio Unesco».

24 grandi iniziative

Sono previste 24 grandi iniziative nell’ambito del programma di “Barolo Città Italiana del Vino 2021”. Tra queste, per i temi della “memoria” e della “comunità”, la Hall of Fame, cioè la cerimonia d’ingresso nel Museo del Vino delle grandi personalità del vino italiano. Gemellaggi internazionali tra realtà museali e territori del vino; iniziative di avvicinamento tra campagne e città; la Convention d’Autunno delle Città del Vino; ma anche mostre d’arte contemporanea in alcune cantine del Barolo, in collaborazione con Artissima, la principale fiera italiana di settore. E naturalmente, se la situazione sanitaria lo consentirà, grandi degustazioni di Barolo.

«Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti». (Pavese). Soprattutto in questi tempi di pandemia galoppante, che registrano una fuga dalle città verso i paesi.

 

Enzo Di Giacomo

Foto © Città del vino

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