Fiducia “stretta” per Conte con 156 sì, anche grazie al “Var”

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Fiducia Conte

Governo regge ma alla ricerca di nuovi responsabili o costruttori. Per ora il vincitore sembra in realtà Renzi

Il governo Conte II sisalva” al Senato e incassa una fiducia a dir poco striminzita con 156 voti di maggioranza relativa. Non raggiunge quella assoluta, di 161, per 5 voti. Ma soprattutto ci arriva con i senatori a vita e a due voti a sorpresa di Forza Italia.

Conte stanco ma soddisfatto

Una strada tanto stretta che lo stesso Giuseppe Conte, su Twitter, annota che «il governo ottiene la fiducia anche al Senato. Ora l’obiettivo è rendere ancora più solida questa maggioranza. L’Italia non ha un minuto da perdere». E infatti un applauso “liberatorio” dei giallorossi accoglie il risultato a tarda serata, dopo ben 13 ore di dibattito e dichiarazioni.

Una giornata lunghissima

Un tour de force dall’esito incerto fino all’ultimo, con tanto di caos e suspance negli ultimi minuti, a causa della riammissione al voto – grazie a un’imprevista “Var“, entrata in azione dopo le 22 per decisione dei senatori questori, dell’ex M5s Lello Ciampolillo e del Psi Riccardo Nencini, che alla seconda chiama e al fotofinish votano sì alla fiducia, portando i voti a favore a quota 156. Non mancano le sorprese: votano a favore del governo due senatori di Forza Italia, Andrea Causin e Maria Rosaria Rossi – storica fedelissima nonché tesoriera per Silvio Berlusconi ai tempi dell’ultimo governo guidato dal Cavaliere – subitocacciatidal partito, come ha spiegato poi categorico Antonio Tajani. I dubbi che la “mossa” sia dello stesso Berlusconi aleggia nell’aria. Ma insoccorsodel Governo arrivano anche i voti degli ex M5S, anche se non tutti quelli sperati: votano la fiducia Lello Ciampolillo, Gregorio De Falco, Luigi Di Marzio, oltre a Maurizio Buccarella passato al Maie e a Tommaso Cerno, che fa rientro nel Pd. E, come la cronaca ha ampiamente spiegato in questi giorni, la moglie di Mastella Sandra Lonardo.

I senatori a vita determinanti

fiducia ConteVotano sì i tre senatori a vita presenti in aula Liliana Segre, Mario Monti ed Elena Cattaneo. Conte non convince, invece, gli altri ex M5S Michele Giarrusso, Tiziana Drago, Carlo Martelli, Marinella Pacifico e Gianluigi Paragone. I voti contrari sono 140. Italia viva regge: su 17 senatori presenti (Mauro Marino assente per Covid), in 16 seguono la linea indicata da Matteo Renzi e si astengono. Vota sì, invece, come già scritto Riccardo Nencini, che spiega di essere stato “convinto” dalle parole del premier, ma assicura che non toglierà il simbolo al gruppo renziano.

I “responsabili” o “costruttori”

Dunque si sono visti i primi della pattuglia di “responsabili” o “costruttori” che dir si voglia, finora dormienti e che da oggi potrebbero aggiungersi alla maggioranza. «Lavoriamo a renderla più forte», sottolinea il premier Giuseppe Conte. Ma la sua partita è in salita. Nella giornata di oggi è previsto un vertice di maggioranza per fare il punto della situazione. Anche perché il presidente della Repubblica Sergio Mattarella aspetta al Colle novità. Lì il premier potrà comunicare la volontà di rafforzare la maggioranza. Avrà una manciata di giorni. Il tempo di superare il voto sullo scostamento di bilancio e quello sul dl ristori, sul quale – al momento – il governo può contare anche su Iv e centrodestra.

Italia Viva determinante

Numeri alla mano, però, la sfida del lungo martedì l’ha vinta Italia Viva. E Matteo Renzi, nella notte dal salotto di Vespa, promette battaglia. «Dovevano asfaltarci ma non hanno i numeri. Mi sembra evidente che siamo all’opposizione», attacca l’ex premier dicendosi pronto a un governo di unità nazionale ma assicurando che non sarà alleato del centrodestra. La nuova partita a scacchi tra Conte e Renzi è, di fatto, già cominciata. E il premier è a un bivio: per evitare l’ultima ratio dell’appello a FI, può solo mirare a svuotare Iv guardando, al tempo stesso, all’Udc. Operazione difficile ma non impossibile. «Se non si ricuce, io non vado all’opposizione», è l’avvertimento del senatore renziano Eugenio Comincini. Nel partito di Renzi, comunque, a parte lo strappo di Nencini e l’assenza per Covid di Marino, l’astensione per ora regge.

La poliedricità del Gruppo Misto

Il Governo racimola inoltre consensi tra le frange del Gruppo Misto, che a Palazzo Madama conta complessivamente 29 senatori di varie componenti. In particolare, per la fiducia si schierano i 7 del gruppo Autonomie (con Pieferdinando Casini in testa), i 5 del Movimento italiani all’estero, fuoriusciti come Gregorio De Falco (ex M5S) e Sandra Lonardo Mastella (ex FI) o “rientranti’ come Tommaso Cerno che da stasera ritorna al Pd, da cui era uscito un anno fa. A loro si aggiungono i senatori a vita Mario Monti, Liliana Segre ed Elena Cattaneo. E, spiegano fonti di governo, vanno considerate le assenze del pentastellato Francesco Castiello e del senatore a vita Carlo Rubbia.

Le posizioni dei due partiti principali della coalizione

Il Pd, che per ora si limita a parlare attraverso “fonti” del partito, parla di “sciagurato salto nel buio” dopo la mossa di Renzi e ribadisce la necessità delrilancio dell’azione del governo“. Per i Dem Renzi, ormai è out. Diverso il discorso per i parlamentari pentastellati. Il M5S, con Alfonso Bonafede, sottolinea che, dopo i due voti di fiducia, “una maggioranza alternativa” non esiste. Ma è una maggioranza che va allargata. «Chi intende la politica in modo serio, è chiamato dalla storia a dare il suo contributo. Noi ci siamo», è il nuovo appello aicostruttori” di Luigi Di Maio.

 

Nicola Del Vecchio

Foto © Euronews, Bloomberg

Video © Eurocomunicazione

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