I rischi di un attacco nucleare in Europa

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Esiste una strategia di difesa europea in caso di attacco nucleare strategico russo?

Nel 1947 gli scienziati della rivista Bulletin of atomic scientist dell’Università di Chicago ebbero l’idea di creare un orologio virtuale, chiamato “Orologio dell’apocalisse” su cui si potesse leggere la stima dei minuti mancanti alla mezzanotte, indicata come l’ora della fine del Mondo. Nel 1991 il tempo rimanente era di circa un quarto d’ora. Oggi questa stima è inferiore ai due minuti.

L’Europa un blocco nemico

Con il protrarsi della guerra tra Ucraina e Russia la probabilità che i russi sfiancati dall’esacerbarsi del conflitto possano decidere di usare un’arma nucleare aumenta di giorno in giorno. Poiché l’Europa si è di fatto schierata a fianco dell’Ucraina e dal momento che concretizza il suo sostegno con l’invio di armi, viene inevitabilmente considerata dai russi un blocco nemico. Che la Russia possa scatenare un improvviso attacco strategico con missili balistici intercontinentali (ICBM) è molto improbabile. Potrebbe tuttavia usare una testata nucleare a basso potere distruttivo per colpire le linee di rifornimento dell’esercito ucraino. Questi “proiettili” costituiscono quelle che in gergo vengono chiamate armi tattiche o “di teatro”. La loro esplosione causa un danno limitato se confrontato con quello terrificante delle testate strategiche.

Un ordigno di questo genere viene usato in aree non molto lontane dal fronte, per danneggiare o distruggere obiettivi sensibili, come depositi, aeroporti e, in generale, strutture logistiche di approvvigionamento alle prime linee. Se si considera il solo effetto dirompente dovuto all’onda d’urto e al lampo di calore, la distruzione è ingente, ma non spaventosamente elevata. Ovviamente ben diversa è la conseguenza perniciosa del materiale radioattivo immesso nell’atmosfera e nelle zone circostanti, il cosiddetto “fall out”. Simulazioni condotte negli anni ‘80 del secolo scorso hanno tuttavia evidenziato come una offensiva tattica innescherebbe unaescalation” che con una probabilità molto alta, sfocerebbe in una guerra di tipo strategico.

Che cosa rischierebbe l’Ue in un simile frangente e quali, se esistono, le sue eventuali contromisure a un simile attacco?

Per chiarire la portata dei danni a cose e persone immaginiamo che una testata di 15 megatoni, cioè di potere esplosivo pari a quindici milioni di tonnellate di tritolo, sia fatta esplodere sulla verticale del duomo di Milano. La cosiddetta sfera di fuoco si estenderebbe per un raggio di circa tre chilometri dall’epicentro. Cioè per una superficie di più di venticinque chilometri quadrati. All’interno di quest’area, le temperature sarebbero talmente elevate da vaporizzare qualsiasi sfortunato che dovesse trovarsi in quella zona. La distruzione totale a causa dell’onda d’urto si estenderebbe in un cerchio di diciassette chilometri di raggio e i danni al corpo umano indotti dal calore sprigionato dalla reazione nucleare arriverebbero a esercitare il loro effetto devastante fino a circa quaranta chilometri di raggio dal duomo. Per intenderci, Lodi e Pavia rientrerebbero in quest’area.

Danni di minore portata si estenderebbero fino a circa cinquanta chilometri dall’epicentro dell’esplosione. Le simulazioni indicano un numero di morti pari a poco meno di due milioni e circa due milioni e quattrocentomila feriti gravi in pochi secondi. Con queste cifre, è evidente che nessuna Nazione può permettersi di farsi “consegnare”, come si dice in gergo, un ordigno strategico sul suo territorio.

L’Europa sarebbe in grado di fronteggiare un simile devastante bombardamento?

NucleareVediamo innanzi tutto come questo attacco verrebbe portato. Se escludiamo i bombardieri di tipo convenzionale, vulnerabili alla contraerea, esistono due modalità di colpire il bersaglio prescelto. Il primo è l’utilizzo di missili balistici intercontinentali. La testata attiva è posta all’interno di un razzo vettore che percorre una traiettoria che lo porta al di fuori dell’atmosfera per poi dirigersi per effetto della gravità e a propulsori spenti sul punto di impatto. Per neutralizzare il cosiddetto veicolo di rientro che contiene la bomba è necessario intercettarlo ad altezze molto elevate.

Ma non solo. Poiché la testata nucleare è contenuta all’interno di un involucro corazzato, il missile intercettore dovrebbe colpirla esattamente in un punto prestabilito e con un angolo di impatto particolare. Sarebbe come colpire un passero a distanza di un chilometro con un fucile a singolo pallettone, per giunta, mentre il passero sta volando con traiettoria casuale. L’Europa non dispone di intercettori di questo tipo. Inoltre, quando il balistico “scarica” tale veicolo, lancia tutto intorno dei cosiddetti “decoys”, cioè delle bombe finte che hanno lo scopo di ingannare il nemico. Ne consegue che per distruggere un singolo ordigno, dovrebbe essere lanciato un numero elevato di missili intercettori in modo da essere sicuri che almeno uno vada a segno.

Il secondo tipo di minaccia è costituito dai missili ipersonici. Si tratta di una tecnologia missilistica nella quale i russi sono all’avanguardia e che consente, ad esempio, di colpire Milano da Kaliningrad in dieci minuti senza nessuna possibilità di intercettazione e successiva distruzione. Contro un tale tipo di arma non vi è alcuna difesa, anche perché questi missili sono in grado di volare a bassa quota e di compiere manovre evasive tali da rendere impossibile qualsiasi azione efficace da parte della contraerea.

La conclusione è semplice

Se la Russia dovesse ricorrere a un attacco nucleare per fronteggiare la minaccia Nato, l’Europa non avrebbe nessuna concreta possibilità di difendersi. L’unica eventuale forma di contromisura sarebbe affidata ai missili antibalistici statunitensi situati nelle basi Nato che però non potrebbero assolutamente difendere l’intero territorio europeo e sarebbero oltretutto in numero limitato. C’è anche da considerare che i russi potrebbero far esplodere bombe ad alta quota per provocare il cosiddetto effetto EMP (Electro – Magnetic Pulse), ossia un impulso elettromagnetico in grado di distruggere tutti i circuiti elettrici a terra, rendendo impossibile qualsiasi reazione. Schierarsi apertamente contro una potenza che dispone di oltre seimila testate nucleari, quanto basta per rendere le principali città europee un mucchio di cenere radioattiva, senza minimamente perorare la causa della soluzione diplomatica del conflitto, è quindi una scelta altamente rischiosa.

 

Riccardo Liberati

Foto © Virgilio notizie, Wikipedia, Cisa

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