Acqua, un bene prezioso che va tutelato

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Giornata mondiale dell’acqua 2023 (World Water Day), la carenza sta peggiorando con l’imminente rischio di una crisi globale

L’acqua dev’essere al centro dell’azione per l’ambiente e il clima. Le disfunzioni nell’intero ciclo sta compromettendo il progresso di tutte le principali questioni globali. Dalla salute alla fame, dalla parità di genere all’occupazione, dall’istruzione all’industria, dai disastri alla pace. Per questo è necessario “accelerare il cambiamento”: tema della Giornata mondiale dell’acqua 2023 (World Water Day), che si celebra come tutti gli anni oggi, 22 marzo.

Il Mondo sta «ciecamente camminando su una strada pericolosa con l’insostenibile uso di acqua, l’inquinamento e il surriscaldamento climatico che stanno drenando la linfa vitale dell’umanità», afferma il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres. L’acqua è sempre più a rischio nel Pianeta a causa dell’eccesivo sviluppo e del consumo “vampirico”. A lanciare l’allarme è l’Onu in un rapporto in cui mette in evidenza come la carenza di acqua sta peggiorando con l’imminente rischio di una crisi globale. Circa due miliardi di persone non hanno l’accesso ad acqua potabile sicura.

“La scarsità di acqua sta diventando endemica“, si legge nel rapporto nel quale si osserva come il suo utilizzo sia aumentato a livello globale di circa l’1% ogni anno negli ultimi 40 anni e dovrebbe mantenere tassi di crescita simili fino al 2050.

Un colibrì per la Giornata mondiale dell’acqua 2023

Dal 1993, ogni anno, il 22 marzo, in tutto il Mondo si celebra il World Water Day. La ricorrenza è stata istituita dalle Nazioni Unite con la risoluzione A/RES/47/193 sulla base delle decisioni prese l’anno prima a Rio de Janeiro durante la United Nations Conference on Environment and Development, meglio nota come il Summit della Terra, la prima conferenza mondiale dei capi di Stato sull’ambiente.

Lo scopo del World Water Day è quello di catalizzare azioni concrete per promuovere la consapevolezza dell’importanza di tutelare le risorse idriche.acqua Per la Giornata mondiale dell’acqua 2023 UN Water, l’organismo Onu che organizza la giornata, ha lanciato la campagna globale Be the change (Sii il cambiamento). Il simbolo è un colibrì e vuole sottolineare l’importanza delle azioni individuali e su piccola scala per realizzare un cambiamento globale. La scelta di questa specie di uccello viene da una storia presa dalla tradizione del popolo Quechua, originario dell’attuale Perù.

“Un giorno nella foresta scoppiò un incendio. Tutti gli animali si salvarono. Si fermarono ai margini dell’incendio, guardando le fiamme con terrore e tristezza. Sopra le loro teste, un colibrì volava avanti e indietro verso il fuoco, più e più volte. Gli animali più grandi chiesero al colibrì cosa stesse facendo. «Sto volando verso il lago per prendere l’acqua e aiutare a spegnere il fuoco». Gli animali risero di lei e dissero: «Non puoi spegnere questo fuoco!». Il colibrì rispose: «Faccio quello che posso».

Il World Water Day nell’Italia colpita dalla siccità

Una ricorrenza che assume un valore particolare quest’anno per l’Italia, alle prese con il secondo anno consecutivo di carenza d’acqua. Per il quale oltre 4 miliardi di persone soffrono di scarsità d’acqua per almeno un mese l’anno. Il 2022 è stato uno degli anni più estremi mai registrati sia per il caldo sia per la mancanza di precipitazioni. A fine anno, il saldo pluviometrico mostrava un deficit del 30%. E il 2023 non è iniziato meglio, anzi: il rischio siccità è sempre più alto. Pioggia e neve di dicembre hanno sanato solo in minima parte la situazione e i livelli dei fiumi, soprattutto al Nord, sono quelli che si dovrebbero riscontrare ad agosto. La neve in montagna è il 67% in meno della media degli ultimi 10 anni.

I problemi legati all’acqua, da un lato la siccità – con il relativo aumento degli incendi – dall’altro alluvioni e inondazioni, sono destinati a peggiorare in tutto il Mondo con la crisi climatica. A rischio ci sono milioni di specie animali e vegetali, inclusa quella umana che già vede oltre due miliardi di persone in situazione di precarietà o sofferenza idrica. Non a caso proprio oggi si apre a New York, fino al 24 marzo, la seconda Conferenza Mondiale sull’Acqua, a 45 anni dalla prima (1977).

Transizione smart e digitale

L’emergenza idrica potrebbe mettere a rischio 320 miliardi di euro tra imprese idrovore e filiera estesa dell’acqua, ovvero il 18% del Pil italiano, ma si può rispondere alla crisi con il modello circolare delle 5R: Raccolta, Ripristino, Riuso, Recupero e Riduzione. La proposta operativa contro gli sprechi e la siccità emerge dal Libro Bianco 2023 “Valore Acqua per l’Italia”, realizzato dall’Osservatorio istituito dalla Community dall’omonimo fine creata nel 2019 da The European House-Ambrosetti per rappresentare la filiera estesa dell’acqua in Italia.

Per abilitare la transizione smart e digitale della filiera estesa dell’acqua, si legge nel rapporto ufficiale, è necessario tutelare maggiormente le infrastrutture idriche: anche a causa di investimenti limitati, il tasso di sostituzione delle reti idriche italiane (il 25% ha più di 50 anni) è di 3,8 metri per chilometri all’anno: a questo ritmo, sarebbero necessari 250 anni per la loro manutenzione completa.

L’Acqua nascosta

L’acqua che beviamo è solo una piccola parte di quella che consumiamo ogni giorno. L’utilizzo diretto (per lavarsi, cucinare, pulire o innaffiare le nostre piante) che in Italia è di 215 litri al giorno a persona contro una media europea di 165 litri, va aggiunto quello indiretto, legato alla cosiddetta ”acqua nascosta”, ossia a quella necessaria per produrre i beni e i servizi che utilizziamo e il cibo che mangiamo. Se compriamo una t-shirt in cotone, mangiamo una bistecca o beviamo una birra stiamo consumando acqua.

Ogni fase produttiva per realizzare un prodotto finito può consumare acqua. La somma di tutti questi consumi rappresenta l’impronta idrica quotidiana. In Italia consumiamo in media circa 130 miliardi di m³ all’anno – una delle impronte idriche più alte d’Europa, con una media di 6.300 litri a persona al giorno. Consumi non più sostenibili e allarmanti considerando che secondo il World Resources Institute nel 2040 l’Italia sarà in un serio stress idrico.

Quella che “mangiamo”

Sarebbe importante che sui prodotti venisse indicata la loro impronta idrica (e altrettanto per la CO2) in modo da indirizzare il consumatore premiando le aziende che maggiormente si impegnano in una gestione sostenibile delle risorse idriche. Il 90% dell’impronta idrica di ciascuno di noi è determinata dal cibo che porta in tavola. È stato stimato che ogni personamangiain media 5.000 litri di acqua al giorno: mangiamo assai più acqua di quella che beviamo (da 1.500 a 10.000 litri al giorno, a seconda di dove si vive e di cosa si mangia).

La carne è l’alimento maggiormenteidrovoro”. La sua impronta idrica è legata principalmente all’acqua necessaria per l’alimentazione del bestiame ed è influenzata da diversi fattori, che vanno dal sistema di produzione impiegato alla composizione e origine del mangime utilizzato.

Non solo cibo

I vestiti che indossiamo, i tessili che abbiamo e utilizziamo in casa hanno una lunga filiera alle spalle che inizia dai campi dove si coltiva il cotone e dalle piattaforme dove si estrae il petrolio per le fibre sintetiche. Ogni passaggio del processo di produzione dei tessili comporta un enorme utilizzo di acqua, dalla tinteggiatura al trattamento delle fibre. Questo fa sì che l’industria tessile sia la seconda industria ad alta intensità di consumo idrico al Mondo, con circa 93 miliardi di metri cubi di acqua all’anno, pari al 4% di tutta quella dolce estratta a livello globale. Per produrre tutti i tessili acquistati dalle famiglie europee sono necessari ogni anno circa 24.000 milioni di m³ di acqua.

Per quanto riguarda gli usi produttivi, in Italia l’agricoltura è il settore economico più assetato, con l’85% dell’impronta idrica della produzione, comprendendo l’uso di acqua per la produzione di colture destinate all’alimentazione umana e al mangime per il bestiame (75%), e per pascolo e allevamento (10%). È evidente quindi che l’attenzione principale nella gestione dell’acqua debba essere posta sul settore agricolo, promuovendo il risparmio idrico in agricoltura.

Cosa fare

È imperativo abbattere le emissioni climalteranti, onde evitare gli scenari più preoccupanti e ingestibili della crisi climatica, affrancandosi dall’uso dei combustibili fossili, fermando la deforestazione e la cementificazione, proteggendo la salute degli ecosistemi.acqua Ma è altrettanto indifferibile l’adattamento, vale a dire cercare un nuovo modello di benessere che affronti con lungimiranza i cambiamenti già in atto: per l’acqua, vuol dire anche abbatterne lo spreco, ridurne e razionalizzarne l’uso, assicurare la salute della natura e ripristinare il territorio, garantire un’equa distribuzione della risorsa. Le persone possono essere parte attiva in questo cambiamento di paradigma, generando un beneficio evidente all’ambiente e costringendo Governi e aziende ad agire subito.

 

Ginevra Larosa

Foto © UN Water, Englishnews, Furnacesblog, Twinkl

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