La Gioconda di Raffaello

0
2368
Gioconda

Similitudini e misteri di due geni del rinascimento che hanno fatto dell’arte la loro ragione di vita

Sebbene non vi siano prove concrete sui contatti diretti con Leonardo, Raffaello ebbe una grande ammirazione per l’opera innovativa arte pittorica del genio toscano. Quando vide la “Gioconda” a Firenze rimase estasiato, come riferisce il Vasari. Studiò con grande interesse e attenzione questa opera, come dimostra la copia che il Sanzio esegui della perduta “Leda col cigno” del maestro da Vinci.

Nel 1504 Raffaello si trasferì nella Città toscana proprio per osservare i disegni preparatori delle Battaglie di Anghiari e di Cascina che Leonardo e Michelangelo avevano eseguito nel salone del Cinquecento di Palazzo Vecchio. L’osservazione delle opere leonardesche contaminò lo stile del giovane Raffaello, che assorbì da Leonardo, di oltre 30 anni più anziano, l’armonia geometrica per collegare le varie figure e l’abile utilizzo dello sfumato, rielaborandoli in una nuova chiave espressiva del tutto personale “La Madonna Belvedere” di Raffaello. Ad esempio, presenta la composizione piramidale tipica di Leonardo.

Altri elementi

Anche nella ritrattistica Raffaello assorbi l’influenza di Leonardo chiaramente visibile nei dipinti del periodo fiorentino come “Il ritratto di donna ravida“, “Il ritratto di Agnolo Doni“, “Il ritratto di Maddalena Strozzi” e in quello della “Donna col Licorno“. Raffaello però non replicò la carica allusivo e suggestiva dei soggetti leonardeschi preferendo una rappresentazione più calma e familiare.

Altro elemento che Raffaello apprese da Leonardo fu la rielaborazione costante di tutte le figure e dei paesaggi delle singole opere, senza fare uso dei modelli di repertorio come molti altri artisti dell’epoca erano soliti fare. Tale metodo che implicava un maggior carico di lavoro, permise a Raffaello di creare opere sempre nuove e caratterizzate da una costante evoluzione di stile. Anche durante il soggiorno romano, Raffaello nutre un rinnovato interesse verso lo stile di Leonardo che si trovava alla corte vaticana nel 1514, come mostrano alcune figure della “Trasfigurazione” molto simili a quelle dell'”Adorazione dei Magi” di Leonardo. La stima e l’ammirazione che Raffaello nutriva sono dimostrate dall’affresco della “Scuola di Atene” che il Sanzio realizzo nella stanza della Segnatura, dove dipinse Leonardo nella veste di Platone, insieme a Michelangelo, Bramante e Raffaello.

La “Gioconda” cela il volto del giovane amante di Leonardo Da Vinci?

La “Gioconda” è il dipinto assurto a simbolo dell’eterea e raffinata bellezza rinascimentale ed è il più misterioso perché studiosi artisti critici ancora oggi si pongono l’interrogativo della vera identità della “Gioconda”. Per Silvano Vinceti, Leonardo si ispirò inizialmente alla nobildonna fiorentina Lisa Gherardini, moglie di Francesco del Giocondo. Leonardo iniziò a dipingere il famoso quadro a Firenze, e poi lo portò con sé in Francia, dove lo avrebbe venduto al re Francesco I per ben 4000 ducati d’oro. Ma Vinceti dà una nuova interpretazione attribuendone le ultime fasi all’ispirazione proveniente dal suo amante di sempre Gian Giacomo Caprotti, detto Salai.

Il Salai aveva rapporti ambigui con Leonardo, fa sapere Vinceti. “Le sue sembianze sono molto femminili e riconducibili ad altri quadri del pittore che presentano tratti molto somiglianti a quelli della Gioconda”. Pensiamo al “San Giovanni Battista“, “Sant’Anna” e la “Monna Vanna” (Gioconda nuda) che Salai dipinse con Leonardo. Il comitato nazionale per la valorizzazione dei beni storici, culturali e ambientali, dopo attenta analisi ha trovato il segreto della “Gioconda” negli occhi della Monna Lisa, dove vi è una specie di firma. In particolare nell’occhio sinistro vi sarebbe una S e in quello destro una L. Dunque una ambiguità fra uomo e donna.

Analogie

Anche il ponte che si staglia discreto sulla sinistra del dipinto offre un altro enigma. Infatti negli archi del ponte e stato individuato il numero 72, rinviando così a una lettura dell’Apocalisse di Giovanni, Giocondacon precisi riferimenti alla fine del Mondo e ai saggi e sapienti che saranno risparmiati. La studiosa Cara Glori ha identificato questo con il ponte gobbo o del Diavolo che fu costruito nel VII secolo dai monaci dell’abbazia di San Colombano. Il ponte fu distrutto nel 1472 e quindi ricostruito: il riferimento all’anno sarebbe stato nascosto da Leonardo proprio negli archi. Secondo la Glori la “Gioconda” sarebbe il ritratto di Bianca Giovanni Sforza. A tutt’oggi fra i vari studiosi sul ritratto della “Gioconda” non vi è accordo. Sta di fatto che l’enigma del più famoso quadro del Mondo affascino a tal punto Raffaello che rimase per sempre condizionato da quegli occhi.

 

Paolo Montanari

Foto © Il Quotidiano del sud, Wikipedia, Radio Monte Carlo

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui