100 anni dalla nascita di Wislawa Szymborska

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Wislawa Szymborska

Una mostra a Genova ricorda l’opera della grande poetessa polacca vincitrice del premio Nobel nel 1996

A villa Croce a Genova è in corso una mostra per ripercorrere i 100 anni di Wislawa Szymborska con video poesie inedite e collage. Un rapporto particolare fra la poetessa e la Polonia. Nata il 2 luglio 1923 ha vinto il premio Nobel nel 1996. Alla domanda di critici e giornalisti sul perché scrivesse poesie, la risposta fu: «Non lo so». Solo una vera artista avrebbe potuto rispondere così per due motivi: la prima dettata dalle sue curiosità «Io mi sono comportata male nel Cosmo. Ho passato tutto il giorno senza fare domande». Il secondo motivo è dettato dalla sua vena ironica. Inoltre il 2023 è il centenario del Manzoni e la Szymborska idealmente si congiunge con il suo maestro per l’amore verso la letteratura.

Nel 1945 compone la sua prima poesia “Cerco la parola“, nel 1952 invece la sua prima raccolta poetica. Un peregrinare di emozioni, di riflessioni fino ad arrivare al premio Nobel del 1996 inaspettato che definì «tragedia di Stoccolma» per la volontà di rimanere se stessa e non un personaggio. Nonostante la notorietà passa a vivere da un bilocale a un trilocale. Poetessa a livello internazionale non si è mai curata dei giudizi e per lei parlare del futuro significava parlare del passato. Fondamentale nella sua vita è l’attimo. Tutta la sua vita si basa sull’attimo.

La Szymborska ha frequentato le avanguardie europee ed è stata amica di Kantor, teorico del teatro circolare. Ma prima di giungere ai versi è stata una illustratrice. Da qui il senso di un realismo fugace che si evidenzia con la poesia “Forse non ci sono campi se non di battaglia“. Una citazione che potrebbe trovare un parallelismo cinematografico nei film di Ermanno Olmi. Un grido contro la guerra. Le sue poesie parlano di piccole esperienze  quotidiane ma anche di riflessioni generali sulla vita, l’enormità del Cosmo e della storia. E non a caso il tema della guerra è molto sentito dalla poetessa polacca in particolare nella raccolta “La fine e l’inizio“, tradotta in italiano nella raccolta “La gioia di scrivere. Tutte le poesie” edito Adelphi.

«Ho sempre guardato all’interno del Globo terrestre. Avevo la sensazione che in un’altra parte del Mondo accadessero cose ancora più terribili», racconta la Szymborska. «La vita di un uomo è unica e irripetibile ed è racchiusa entro orizzonti così penosamente angusti. Per questo cercavo di scrivere poesie che andassero oltre a tali orizzonti».

Esperienza polacca

La S. è profondamente legata alla sua terra e anche in Italia dove è stata tradotta da Pietro Marchesoni si ritrova questo spirito polacco e che ricade in una scena tratta dal film “Cuore sacro di Ozpetek“, in cui cade a terra un volumetto di poesie della Szymborska, o nella canzone di JovanottiBuon sangue“.

Wislawa SzymborskaWislawa Szymborska non ha scelto l’esilio preferendo sopportare le difficoltà in Polonia. Nel 1952 aderì all’ideologia comunista ed entrò a far parte del Partito Operaio Unificato Polacco e la rottura con il partito comunista avvenne nel 1966. Negli anni Settanta diventò ricorrente nella sua opera il rifiuto di ogni utopia, nonostante il regime di Gierek in Polonia. La poetessa racconta nei suoi versi le piccole cose e la quotidianità.

Per la raccolta poetica che va dal 1957 al 1993 affermò: «Nel parlare comune, che non riflette su ogni parola, tutti insieme i termini “Mondo normale” e “Vita normale” rientrano nel mio quotidiano. Ogni parola ha un suo peso che è la vita».

 

Paolo Montanari

Foto © Potlatch, Adelphy

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