Il Ring des Nibelungen a firma di Plamen Kartaloff colpisce per la cura registica e la sontuosa veste musicale
Nato alcuni anni or sono dalla visione utopica del suo direttore Plamen Kartaloff, il Festival wagneriano di Sofia è ormai una realtà riconosciuta, meta di pellegrinaggio da parte degli appassionati. Un sogno che a poco a poco si è concretizzato, con risultati di grande rilievo.
L’inizio del progetto
Fortemente colpito dalle esperienze compiute a Bayreuth quale studente negli anni Settanta,
Kartaloff inizia a maturare la sua idea: portare il teatro di Wagner in Bulgaria e nei Balcani. Quella che appare dapprima come un’irrealizzabile utopia trova concepimento concreto negli anni fra il 2010 e il 2013, durante i quali prende forma l’allestimento dell’intero “Ring”. Una sfida, con tutti i rischi finanziari e artistici che questo comportava. Un lavoro enorme testimoniato in un volume a firma dello stesso Kartaloff dal titolo “My Wagner with Sofia Opera“.
Una formula inedita
L’impiego della compagnia di canto del teatro dell’Opera di Sofia, e comunque di cantanti in massima parte bulgari, ha permesso la maturazione di una generazione di interpreti formata sul repertorio. Nel medesimo tempo la frequentazione assidua con le masse sonore e con il mondo poetico wagneriano ha portato l’orchestra del teatro a un livello di eccellenza difficile da trovare nei teatri dell’est Europa e non solo.
Le atmosfere del Festival
L’attrattiva del Festival si fonda anche sulla particolare atmosfera costruita nel corso degli anni. Come a Bayreuth, prima della rappresentazione e a ogni intervallo gli ottoni suonano i temi principali dei drammi rappresentati, con grande soddisfazione del pubblico locale e internazionale. Una platea davvero attenta ed entusiasta, completamente coinvolta nell’universo wagneriano.
L’edizione 2023
Quest’anno il pubblico ha l’occasione di assistere all’intero “Ring“, al Tristan und Isolde e al Parsifal, in scena presso il teatro dell’Opera. “Der fliegende Hölländer” verrà invece allestito sul suggestivo palcoscenico presso il lago Pancharevo, nell’ottica della ricerca di spazi sempre nuovi e accattivanti per il pubblico.
Der Ring des Nibelungen
L’allestimento del ciclo del “Ring” rappresenta uno sforzo produttivo enorme per qualsiasi teatro.
Merito dunque all’opera di Sofia e al suo direttore nell’aver messo in campo un progetto tanto ambizioso, basandosi quasi esclusivamente sui cantanti e sulle maestranze del teatro. L’allestimento è firmato dallo stesso Kartaloff, il quale ha recuperato una cifra visiva tradizionale, consona al contesto. Scenografie di Hans Kudlich, mentre il disegno luci è di Andrej Hajdinjak. Chi scrive ha potuto assistere alle rappresentazioni del Prologo e della Prima giornata, delle quali si offre cronaca.
Das Rheingold
Dicevamo di una cifra scenografica introduttiva al “Ring”. Nell’Oro del Reno vediamo prendere
forma il mito di fronte ai nostri occhi, con gli Dei, i giganti e le ondine. La mente corre alla tradizione di Bayreuth degli anni Sessanta. Il numeroso cast ha le sue punte di diamante nel Loge di Daniel Ostretsov, nell’Alberich di Plamen Dimitrov e nella Fricka di Mariana Zvetkova. Nicolay Petrov (Wotan) supplisce con l’esperienza all’usura vocale, mentre troppo esile appare il Froh di Hrisimir Damyanov. Nel complesso buono il resto del cast.
Die Walküre
L’opera più rappresentata del “Ring” registra un’esecuzione di notevole impatto emotivo e particolarmente rifinita dal punto di vista registico.
Thomas Hall è un Wotan possente e sofferente al tempo stesso, preda di dilemmi inestricabili. Il suo addio è fra le pagine da ricordare. Allo stesso modo vocalmente sicura e interpretativamente toccante la Brünnhilde di Gergana Rusekova. Martin Iliev è un Siegmund vigoroso, così come la Sieglinde di Tsvetana Bandalovska. Unica pecca in un cast altrimenti perfetto l’Hunding di Angel Hristov. Ottimo infine il gruppo delle Walkirie,che all’inizio del terzo atto appare in sella a spettacolari destrieri scarlatti.
L’orchestra
Sorprendente la capacità di assimilazione mostrata dall’orchestra, ormai specializzata in questo repertorio. Il suono morbido e sempre impeccabile è il vero valore aggiunto di questo “Ring”. Constantin Trinks dirige con profonda scienza musicale, mantenendo un equilibrio perfetto fra voci e palcoscenico.
Sofia si impone dunque come meta appetibile per gli appassionati di quel mondo affascinante che è il teatro musicale wagneriano.
Oksana Tumanova
Foto © Teatro dell’Opera di Sofia













