Maui, indagini su allarmi e sirene non partite

0
821
Maui

Sale a 99 il numero delle vittime del più grande incendio di vegetazione mai verificatosi nella storia degli Stati Uniti

Le vittime dello spaventoso incendio che ha colpito l’Isola di Maui, alle Hawaii, ad oggi, sono 99 ma il numero potrebbe salire ancora. Secondo le autorità ci sono ancora centinaia di dispersi, sebbene decine di persone siano state rintracciate nei centri d’accoglienza e primo soccorso. Migliaia di persone hanno dovuto lasciare le loro case per sfuggire alle fiamme. Le operazioni con i cani alla ricerca dei corpi sono all’inizio. La polizia locale conta di terminarle entro il prossimo fine settimana.

Si stima che l’incendio a Maui abbia abbattuto circa 2.200 edifici, la maggior parte dei quali residenziali per un totale di 5,5 miliardi di dollari di danni, ma quelli all’ecosistema sono ancora tutti da calcolare. Una ristoratrice di Lahania ha detto che la storica cittadina e meta turistica “è devastata. Sembra che sia caduta una bomba”. Quello della scorsa settimana è il più grave incendio delle Hawaii da quando sono diventate uno Stato americano, nel 1959. Si tratta del rogo più letale nella storia degli Usa dal 1918, quando 453 persone morirono in Minnesota e Wisconsin. Il numero delle vittime nell’arcipelago tropicale ha superato quello del Camp Fire, l’incendio del 2018 in California che ha praticamente cancellato la piccola Città di Paradise dalla mappa e ucciso 86 persone.

Errore umano?

A Lahaina, storica cittadina di 12.000 abitanti, una coppia di residenti ha fatto causa alla compagnia elettrica, la Hawaiian Electric Industries, e ad altre tre sue aziende appaltatrici dei servizi. MauiCome si legge sulla Cnn, “l’accusa è di aver contribuito a propagare l’incendio nelle aree abitate e viene quindi richiesto un indennizzo collettivo per le migliaia di cittadini che hanno perso “case, aziende, chiese, scuole e siti culturali storici”. Secondo i querelanti, i responsabili non avrebbero disconnesso la rete elettrica né “dopo l’allerta incedi” né quando sono state informate della “caduta di alcuni pali della luce, poi entrati in contatto con la vegetazione o il terreno”.

Ad oggi non è ancora resa nota la causa ufficiale dei roghi. In una nota il governatore Josh Green ha annunciato unaindagine completa” da parte dell’Ufficio del procuratore generale per fare luce sulle decisioni assunte prima e durante la propagazione dei roghi. Ioltre, da giorni, i media danno voce alle accuse dei cittadini nei confronti delle autorità locali. Maggiormente vertono sulla mancanza di allerta in tempo della popolazione sugli incendi in arrivo, che potevano essere previsti dati i forti venti causati dall’uragano Dora, categoria 4, che sta attraversando il Pacifico centinaia di chilometri a sud dell’Arcipelago. Alcuni sopravvissuti hanno parlato di sirene d’allarme che non avrebbero suonato e di una macchina dei soccorsi impreparata a far fronte all’emergenza.

Sistema in tilt

Secondo le prime ricostruzioni, gli avvisi d’allerta sui cellulari sarebbero partiti in ritardo mentre le sirene – il cui sistema è considerato tra i più sviluppati negli Stati Uniti – non sarebbero scattate. È stata infatti aperta un’inchiesta. Lo Stato delle Hawaii avrebbe mandato quindici alert sui cellulari, usando il suo sistema integrato, ma forse non in modo tempestivo. Il governatore, Josh Green, ha ammesso di non avere la certezza che il sistema d’allarme di Maui abbia funzionato correttamente. «La velocità di propagazione delle fiamme potrebbe aver danneggiato le infrastrutture e reso inutilizzabile il sistema».

Anche sull’efficienza dei sistemi di allarme punta l’inchiesta aperta dalla procuratrice federale delle Hawaii Anne Lopez. «Il mio dipartimento è impegnato a capire quali decisioni sono state prese prima e durante gli incendi e a rendere pubblici i risultati».

Le ricerche continuano

Il capo del Dipartimento dei Trasporti dello Stato delle Hawaii, Ed Sniffen conferma che più di 11.000 persone hanno lasciato l’Isola. E mentre si continuano a portare le persone al sicuro nei centri d’accoglienza, il capitano della Guardia Costiera Aja Kirksey ha fatto sapere di aver ordinato alle sue squadre di continuare a monitorare l’Oceano, dopo oltre 50 persone sono state recuperate dopo essersi gettate in acqua per scappare al fumo dei roghi. Ad oggi non sono arrivate nuove richieste di soccorso.

L’Autorità federale per l’aviazione, nell’intento di agevolare le operazioni di salvataggio, ha chiuso lo spazio aereo sulle tre Regioni maggiormente colpite dagli incendi boschivi. Le restrizioni riguardano in particolare Lahaina, nel nord-ovest, Kihei sulla costa occidentale e Kula nell’entroterra.

Secondo le autorità, ci sono ancora un migliaio di dispersi e solo il 3% dell’aerea devastata dalle fiamme è stata per ora perlustrata, anche con l’aiuto dei cani da soccorso. Il capo della polizia di Maui, John Pelletier, ha invitato la popolazione a sottoporsi a test del Dna, in modo da accelerare le difficili identificazioni. Finora ne sono state effettuate solo un paio, a causa della potenza devastante dei roghi. «I resti che stiamo trovando provengono da un incendio che ha fuso il metallo. Quando li raccogliamo cadono a pezzi», ha spiegato Pelletier.

Papa Francesco

Profondamente rattristato nell’apprendere della perdita di vite umane e della distruzione causata dagli incendi nell’Isola hawaiana di Maui”, Papa Francesco “esprime la sua solidarietà a quanti soffrono per questa tragedia, in particolare a tutti coloro i cui cari sono morti o dispersi”. Queste le parole scritte nel telegramma di cordoglio per le vittime inviato – a nome del Santo Padre – dal cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, al nunzio apostolico degli Stati Uniti d’America, mons. Pierre Christophe. “Sua Santità offre anche l’assicurazione di preghiere per i morti, i feriti e gli sfollati, così come per il personale di emergenza impegnato nei soccorsi”. Su tutti, “come segno della sua vicinanza spirituale, le benedizioni di forza e di pace di Dio onnipotente“.

Disastri precedenti

Lo scorso anno i disastri miliardari causati da condizioni meteo estreme, sospinte dal cambiamento climatico, sono stati 18. MauiE sono costati agli Usa 165 miliardi di dollari, oltre alla morte di almeno 474 persone. Al conto di quest’anno manca ancora la stagione degli uragani, che gli esperti prevedono sarà superiore al normale per il riscaldamento degli oceani. Per questo molti chiedono a Biden di proclamare una «emergenza climatica nazionale».

 

Ginevra Larosa

Foto © Los Angeles Times, Consumeraffairs, BBC, USToday

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui