“La bohème” non è solo una tragedia d’amore

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2019
La bohème

La musica di Puccini porta al fenomeno sociale della violenza sulle donne perché al male d’amore, alla gelosia, oggi si sostituisce l’individualismo e l’egoismo più sfrenato

La triste storia d’amore tra una sartina malata e un giovane e povero poeta, è questo che oggi cerchiamo e valorizziamo ne “La bohème“? Se nell’immaginario popolare è l’infelice storia d’amore ad essere ricordata come simbolo della musica pucciniana, nella realtà è la musica a dominare sulla storia. Un’opera particolare che incide direttamente sulla vita di Puccini ma soprattutto sull’evoluzione della musica operistica italiana a cavallo tra XIX e XX secolo.

Nella collana editoriale Carocci, Fabrizio Scipioni ha svolto un interessante studio su Puccini: “La bohème”. Storicizzare il compositore nelle coordinate culturali del suo tempo significherebbe congelarlo nel passato, mentre tutta la sua opera è in sintonia con la nostra realtà, la sensibilità e la civiltà odierna. Puccini sfata il pregiudizio di molti melomani e non è l’ultimo rappresentate del melodramma italiano, ma anzi è un apripista. Il tema della malattia e della morte tanto caro a Verdi, diviene attualità che supera l’intimismo pucciniano, e ci porta al fenomeno sociale della violenza sulle donne. E si perché al male d’amore, alla gelosia, oggi si sostituisce l’individualismo e l’egoismo più sfrenato.

L’opera che cambia il teatro del Novecento

Sono passati quasi cento anni dalla morte di Puccini (Bruxelles 1924), ma le sue opere sono immortali e il pubblico ama ancora “La bohème”, “Tosca“, “Turandot“, “Madame Butterfly“. Un artista popolare Puccini che era trascurato dalla critica accademica. In realtà la sua fama è accresciuta. Dal punto di vista musicologico e della critica giornalistica, Puccini è stato un caso molto complesso. Vi è una data da spartiacque, il 1958, centenario della nascita del maestro. Da allora la sua bibliografia si è arricchita a dismisura e alle analisi negative della sua retorica melodrammatica di Torchi, si sono aggiunti gli studi psicoanalitici di Carner e quelli biografici di Pinzauti. Insomma Puccini rientra nel gotha dei genitori della musica e questo è confermato anche da critici musicali stranieri in particolare inglesi.

Nel 2007 il Centro Studi Giacomo Puccini ha avviato l’edizione nazionale delle opere e l’accesso allo studio analitico delle opere. La filologia delle opere e in particolare de “La bohème” è incompleta in quanto non rispecchia, nella versione corrente, la forma originaria, tramandata dallo spartito. Tra il manoscritto autografo e lo spartito per versione canto e pianoforte vi è un vuoto di documentazione che rende inutile ogni tentativo di un’edizione critica basata sul confronto delle fonti. Le opere di Puccini hanno subito una serie di trasformazioni e adattamenti prima di trovare una forma definitiva.

Ma perché “La bohème” è l’opera di riferimento del repertorio pucciniano?

Si tratta di un’opera di transizione fra quella verista, decadente e scapigliata, e il nuovo linguaggio musicale che ha modificato il volto del teatro del Novecento. “La bohème” è la sintesi delle varie esperienze operistiche di Puccini fino a “Manon Lescaut”. Un’opera nodale che con i nuovi studi può ridare al compositore e alla sua musica una nuova centralità, soprattutto in termini di analisi musicale.

Puccini è un compositore del mutamento dalla tradizione verdiana, la scuola tedesca di Wagner e la scuola di Cilea. Proprio partendo dai punti che caratterizzano il melodramma italiano verso XIX secolo non si può non citare due opere “La cavalleria rusticana” del 1890 e “La bohème” del 1896. Da una parte il Verismo di Mascagni che non modificò l’impugnatura dell’opera tradizionale i “Pagliacci” di Leoncavallo e “L’Andrea Chenier” di Giordano. Con “La bohème” molti parametri teatrali vengono alterati, creando una dimensione comunicativa nuova in grado di scompaginare le antiche componenti drammaturgiche. Forti furono le influenze esercitate dal coevo teatro italiano dai librettisti Illica e Giacosa. Il primo avrebbe schizzato i personaggi e l’intreccio mentre la verificazione corretta sarebbe stata del secondo.

Una versione che riprende il melodramma tedesco e francese

Il rapporto PucciniWagner non fu marginale se si pensa che il giovane toscano compose nel 1884 “Le villi” che ebbero una influenza da parte della musica di fin de specie e in particolare la musica totale di Wagner, definito un compositore con una marcia in più.

La questione del rapporto PucciniVerdi fu interessante anche se il compositore toscano non parlò spesso del genio di Busseto. L’opera verdiana più vicina a “La bohème” fu “Il falstaff”. Ma anche dall'”Otello verdiano” Puccini colse i valori per una modernizzazione dei vari parametri musicali: forma, melodia, armonia, uso dei motivi conduttori
Ma anche riprendendo dal melodramma tedesco e francese cercò di ammodernizzare il La bohèmeteatro a livello internazionale, assegnando all’orchestra un ruolo maggiore nella realizzazione della continuità musicale.

Puccini è stato il compositore del Novecento che ha creato uno stile molto personale dove elementi wagneriani si fondono con quelli verdiani. Lo stile da una parte e la melodia vocale dall’altra. La prima è radicata con la tradizione italiana anche se nel periodo più maturo vi sono escursioni sui lavori degli impressionisti e di Stravinskij. Il teatro di Puccini è ancora romantico ma il suo post Verismo lo porta ad adattarsi al nuovo ambiente borghese che si può denominare “basso romanticismo”. Nel teatro di Puccini l’individuo del ceto medio si identifica con l’ambiente. Pensiamo al finale liturgico di “Tosca“, dove si fece consigliare da amici sacerdoti per la parte musicale e ambientale. Nella “La bohème” più che in altre opere vi è un colore urbano che non è quello locale. Ma semmai esiste una bohème verista, accurata geograficamente e vicino ai “Pagliacci” di Leoncavallo.

Nel teatro di Puccini sono riconoscibili due fasi: la prima si sforza di conservare la concezione naturalistica del melodramma dell’ultimo Verdi, con le sue opere più conosciute. La seconda attraversa la crisi della “Fanciulla del West” dove il compositore deve tener conto della contraddizione fra la forma del melodramma e la scarsa ascendenza nel Novecento del teatro musicale ottocentesco. Ma è soprattutto importante sottolineare che il cambiamento nella concezione drammatica al contrario di quanto avveniva nella prassi precedente sottomise lo sviluppo dell’azione alla logica musicale della partitura.
I temi centrali che scorrono nella maggior parte delle sue opere sono l’amore e la morte.

La nascita de “La bohème”

Non si sa quando Puccini iniziò a pensare a “La bohème” se non dopo avere letto il dramma La bohèmeScenes de la bohèmedi Murger. Di sicuro vi fu una polemica con Leoncavallo in un caffè a Milano per la priorità della scelta di questo soggetto. Polemica che andò avanti a suon di articoli, fino a quando Puccini nell’estate del 1893 iniziò a lavorare su “La bohème”. Sono gli anni in cui, in accordo con i librettisti Illica e Giacosa, iniziò a mettere in musica: poesia, affettuosissimo e spasimanti. Sono anche gli anni in cui incontra Verga in una delle sue ville in Toscana e lo scrittore siciliano gli dà il permesso di mettere in musica “La lupa”. Ma il progetto non fu mai realizzato.

Vedere “La bohème” oggi

È un opera attuale o solo legata alla storia d’amore fra una sartina malata e un pittore squattrinato o il capolavoro fra i più visti nei teatri del Mondo perché Puccini crea uno spettacolo coinvolgente e non legato a momenti storici specifici? Certamente questo secondo motivo avvalora l’attualità dell’opera. Lo stile melodico e moderno va dalla conversazione allo slancio lirico superando qualsiasi schema precostituito. Come la musica di Bach resiste a qualsiasi trasformazione anche quella di Puccini è adattabile a versioni moderne. Come “E lucevan le stelle” nella versione jazz di Enrico Rava. Puccini ha fondato un nuovo sistema compositivo fondato sulla melodia e con quella crea il dramma e accresce l’emotività latente della scena.

 

Paolo Montanari

Foto © Zingarate, Library of Congress, OperaLibera, Ameria Radio,

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