Carne coltivata, tifo proteste e pure una rissa

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Carne coltivata

Chi applaude e incoraggia il divieto del Governo italiano, altri che lo ritengono un freno all’innovazione e allo sviluppo sostenibile

 

L’approvazione finale della Camera dei deputati del disegno di legge (ddl) presentato dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida sancisce il divieto di produzione e commercializzazione di carne coltivata e le restrizioni sulle denominazioni delle alternative vegetali alla carne. La legge prevede sanzioni da 10.000 a 60.000 euro per ogni violazione.

Agricoltori e allevatori in piazza

La giornata era iniziata con gli agricoltori e allevatori provenienti da tutta Italia hanno lasciato le campagne e le stalle per scendere in piazza a Roma in occasione del voto finale del Parlamento sul ddl che introduce il divieto di produrre e commercializzare cibi a base cellulare per uso alimentare o per i mangimi animali.

In largo Chigi a Roma sono arrivati “uomini, donne e giovani contadini dalle diverse Regioni per sostenere l’approvazione definitiva del disegno di legge e fermare una pericolosa deriva che mette a rischio la sana alimentazione e il futuro del cibo made in Italy”, capeggiati dal presidente nazionale della Coldiretti Ettore Prandini e dal segretario generale Vincenzo Gesmundo, in attesa dei rappresentanti delle Istituzioni e della politica. Da notare che il voto finale in Parlamento coincide proprio con il compleanno dell’iscrizione nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’Unesco, avvenuta il 16 novembre del 2010, della Dieta mediterranea che viene festeggiata dagli agricoltori che hanno portato prodotti tipici da tutta Italia.

Coldiretti: tre italiani su quattro contrari

“Quasi 3 italiani su 4 (74%) dicono no al cibo sintetico prodotto in laboratorio, dalla carne al latte fino al pesce che gruppi di potere finanziario e multinazionali stanno cercando di imporre sui mercati mondiali nonostante le perplessità sugli effetti a lungo termine sulla salute umana”. È quanto emerge dall’indagine Coldiretti/Notosondaggi proposta in occasione della manifestazione di oggi.

Carne coltivata“Una battaglia iniziata il 10 novembre del 2022 con l’avvio della grande mobilitazione della Coldiretti che ha portato alla raccolta di oltre 2 milioni di firme a sostegno del provvedimento, con oltre 2mila comuni che hanno deliberato a favore spesso all’unanimità, tutte le Regioni di ogni colore politico ed esponenti di tutti gli schieramenti oltre a ministri e sottosegretari, parlamentari nazionali ed europei e sindaci”.

Essere Animali: così si rinuncia alle proteine alternative

Dopo la decisione della Camera “Essere Animali”, che lavora per porre fine agli allevamenti intensivi e promuovere il passaggio a un sistema alimentare sostenibile e che preveda la transizione a un’alimentazione a base vegetale e senza sofferenza animale, esprime profonda preoccupazione per una decisione che frena ingiustamente un settore che ha un doppio vantaggio: da un lato, non contribuisce all’allevamento intensivo di animali, e dall’altro, gioca un ruolo importante nel ridurre le emissioni di gas climalteranti generate dal settore alimentare.

“Nel caso della carne coltivata nello specifico, questa misura avrà il grave effetto negativo di rendere impossibile lo sviluppo di aziende italiane in un settore potenzialmente in grande crescita, capace di creare posti di lavoro e indotto economico. Inoltre spingerà alla fuga ricercatori e ricercatrici italiani interessati a lavorare in questo settore. Infine, limiterà la libera competizione nel mercato e la libera scelta di cittadine e cittadini di mangiare ciò che desiderano. Un sondaggio condotto tra i consumatori italiani rivela infatti che il 55% è interessato all’acquisto di carne coltivata, mentre il 75% crede che sia necessario ridurre il consumo di carne convenzionale”.

In Europa il Governo italiano aveva fatto retromarcia

Nel mese di ottobre l’Italia ha ufficialmente ritirato la notifica TRIS di questo ddl alla Commissione europea, una procedura prevista per tutte le norme che possono limitare il libero commercio delle merci. Questo ritiro aveva lo scopo di evitare una probabile bocciatura, che ne avrebbe frenato o rallentato notevolmente i lavori. Secondo la giurisprudenza una disposizione nazionale non notificata può però essere considerata inapplicabile, e inoltre la Commissione potrebbe perfino aprire una procedura di infrazione verso l’Italia. E per questo motivo persino il Quirinale ha espresso dei dubbi e potrebbe non controfirmare il disegno di legge.

In ogni caso oggi l’aula della Camera ha approvato il ddl, già votato dal Senato, con una maggioranza di voti a favore di 159 deputati, contrari 53 e astenuti 34. Dopo un acceso dibattito in aula l’Italia ha ufficialmente approvato il disegno di legge che prevede il divieto di produzione e vendita di carne coltivata e l’uso di termini che ricordano i prodotti animali, come “salame” o “bistecca”, per i prodotti vegetali.

Gli animi si scaldano

Alla dimostrazione contro la messa al bando della Coldiretti da cui siamo partiti c’è stata una vera e propria rissa tra il presidente Coldiretti Ettore Prandini e i deputati di +Europa Benedetto Della Vedova e Riccardo Magi. Spinte, insulti, a pochi passi da Palazzo Chigi.

Il motivo la disparità di vedute sul tema: i due parlamentari manifestavano contro la messa al bando della carne definita da Lollobrigida e Prandini “sintetica”, con l’esposizione di cartelli come: “Coltivate ignoranza. Il divieto alla carne coltivata è antiscientifico e anti italiano”. Prandini avrebbe dato “del delinquente” a Della Vedova, poi c’è stato qualche spintone, come ripreso da alcuni video diffusi su Telegram. I due parlamentari hanno annunciato che sporgeranno denuncia in merito all’episodio.

Ettore Prandini

«Dopo l’approvazione definitiva della legge per fermare i cibi costruiti in laboratorio nei bioreattori, la battaglia si sposta in Europa dove l’Italia, che è leader mondiale nella qualità e sicurezza alimentare, ha il dovere di fare da apripista nelle politiche di tutela della salute dei cittadini».

«Non è la prima volta che facciamo da pionieri in Europa» precisa Prandini nel ricordare che «l’Italia proprio grazie al pressing di una raccolta di firme della Coldiretti è stata il primo Paese ad adottare norme nazionali per l’obbligo di etichettatura di origine degli alimenti verso il quale si sta progressivamente allineando l’Unione europea con il superamento di dubbi e contestazioni, a livello nazionale e comunitario, che fanno ormai parte del passato».

Diverse associazioni: legge ideologica, danneggia le imprese

«Poche settimane fa il Governo aveva ritirato la bozza del ddl dalla procedura di notifica TRIS prevista dalle norme comunitarie per i progetti di legge che introducono norme tecniche che possano creare ostacoli alla libera circolazione delle merci», denunciano alcune associazioni. «Con questa mossa è stato possibile evitare che la Commissione europea e altri Stati membri fornissero osservazioni negative, che avrebbero potuto ritardare l’approvazione della legge fino a 18 mesi».

Questo modus operandi però «rende la legge potenzialmente inutile: infatti, secondo la giurisprudenza consolidata della Corte di giustizia dell’Unione europea, una disposizione nazionale non notificata, quando avrebbe dovuto esserlo, può essere dichiarata inapplicabile nei confronti dei singoli dai tribunali nazionali, con tanto di condanna al risarcimento per danno per le opportunità economiche perse».

«La Commissione europea potrebbe comunque decidere di aprire una procedura d’infrazione contro l’Italia per violazione della libertà di circolazione, principio cardine dell’architettura europea, con applicazione di sanzioni elevate», concludono le associazioni ALI – Animal Law Italia, Animal Equality, CiWF – Compassion in World Farming Italia, ENPA – Ente nazionale Protezione Animali, Humane Society International/Europe, LAV – Lega Anti Vivisezione, LEIDAA – Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente, LNDC Animal Protection e OIPA – Organizzazione Internazionale Protezione Animali.

 

Ginevra Larosa

Foto © Nature, Affaritaliani, Leggo

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