Povertà, in Italia in 10.000 chiedono aiuto

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Povertà

Più di 1.400 i minori, ma crescono soprattutto le persone sole (oltre 7.300, il 6% in più dal 2022). L’analisi di Antoniano su 20 mense francescane italiane

 

Se si guarda al solo Continente europeo si può affermare che l’obiettivo 1 fissato dall’Agenda 2030 dell’Onu, che si prefigge di ridurre di 15milioni il numero di persone a rischio povertà e/o esclusione sociale, è ancora molto distante dall’essere realizzato. Dopo otto anni dalla sottoscrizione degli obiettivi di Sviluppo Sostenibile e tre anni e mezzo dalla crisi socio-sanitaria causata dal Covid sono stati fatti notevoli passi indietro. Purtroppo la pandemia, la crisi energetica e la guerra in Ucraina stanno influenzando molto negativamente rispetto al perseguimento dei target.

Oggi, in Europa, vivono in una condizione di rischio povertà e/o esclusione sociale oltre 95milioni di persone, il 21,8% della popolazione. L’incidenza appare sostanzialmente stabile rispetto al 2021 quando si attestava al 22%. Tuttavia sono ben chiari gli effetti del Coronavirus, a causa del quale, a partire dal 2020, c’è stata un’inversione di tendenza rispetto ai segnali di miglioramento che si erano iniziati a intravedere.

Dal confronto tra Paesi europei, le Nazioni a più alta incidenza risultano Romania (34%), Bulgaria (32%), Grecia e Spagna (entrambe al 26%). Invece i valori più bassi si registrano in Repubblica Ceca (11,8%), Slovenia (13,3%) e Polonia (15,9%). In Italia le persone a rischio povertà e/o esclusione sociale risultano essere 14 milioni 304 mila, pari al 24,4% della popolazione. Anche nella Penisola l’incidenza non subisce particolari variazioni rispetto al 2021 (25,2%), anche se il dato risulta molto al di sopra della media europea.

Differenze tra Nord e Sud

Come è noto, vengono considerate a rischio povertà e/o esclusione sociale le persone che vivono almeno in una delle tre seguenti situazioni:

  • in famiglie a rischio povertà, cioè con un reddito inferiore al sessanta per cento del reddito medio nazionale;
  • in condizione di grave deprivazione materiale e sociale;
  • in nuclei a bassa intensità lavorativa.

Se si analizzano singolarmente per l’Italia ciascuno dei tre indicatori, si nota innanzitutto una sostanziale stabilità della quota di persone a rischio povertà, ferma al 20,1% (a fronte di una media europea del 16,8%). Stabili anche le differenze macro-regionali: si passa infatti da un’incidenza del 33,7% delle Regioni del Mezzogiorno, a quella del 10,4% nelle aree del NordEst. Così se in Emilia Romagna e in Valle d’Aosta il rischio riguarda meno del 10% della popolazione, in Campania, Calabria e Sicilia va oltre il 40%.

Dal 2021 al 2022 cala la percentuale di persone in condizione di grave deprivazione materiale e sociale che passa dal 5,9% al 4,5%, grazie alla ripresa dell’economia registrata soprattutto nei primi trimestri del 2022 e all’incremento dei redditi familiari e dell’occupazione. Analogamente, per effetto di alcuni miglioramenti nelle condizioni del mercato del lavoro, tende a diminuire anche la quota di individui a bassa intensità lavorativa (dal 10,8% al 9,8%).

Fattori che incidono

L’istruzione continua ad essere tra i fattori che più tutelano dal rischio povertà. Dal 2021 al 2022 si aggravano in particolare le condizioni delle famiglie in cui la persona di riferimento ha conseguito al massimo la licenza elementare (passando dall’11,9 al 13%) ma anche dei possessori della licenzia media inferiore (dall’11,1 al 12,5%). Al contrario tra i nuclei dove c’è almeno un titolo di scuola superiore l’incidenza della povertà risulta molto più contenuta (4%) e non registra alcun tipo di inasprimento da un anno all’altro.

Rispetto alla condizione professionale, continua ad acutizzarsi la situazione degli occupati e in modo particolare quelli a più bassa qualifica come gli operai o assimilati, per i quali il peso della povertà sale al 14,7% (dal 13,8% del 2021). Cresce, tuttavia da Povertàun anno all’altro, anche la percentuale tra chi svolge un lavoro autonomo diverso da imprenditore o libero professionista (dal 7,8% all’8,5%). Complessivamente, se si guarda alle famiglie povere nel loro insieme (in totale 2milioni 187mila) colpisce come, per quasi la metà di loro, non ci sia un problema di mancanza di lavoro: il 47% dei nuclei in povertà assoluta risulta avere infatti un componente occupato. Tra le famiglie povere di soli stranieri la percentuale sale addirittura all’81,1%; tra gli italiani si attesta al 33,2%.

Tante le fragilità del mercato del lavoro che ne sono alla base: l’ampia diffusione di occupazioni a bassa remunerazione e bassa qualifica, soprattutto nel terziario; la diffusa precarietà, la forte incidenza dei lavori irregolari e dei contratti non standard, soprattutto tra i giovani; il forte incremento del part-time involontario; la stagnazione dei salari; il basso tasso di occupazione femminile (che incide sui modelli di famiglia monoreddito); le marcate differenze territoriali Nord-Sud; il dualismo tra insider (lavoratori con contratti stabili) e outsider (lavoratori precari).

Campagna solidale

Sono già oltre 10.000 le persone che nel 2023 hanno chiesto aiuto alle 20 mense francescane di Operazione Pane per un pasto caldo e un sostegno con le spese quotidiane. Numeri che, inseriti nel quadro dei dati Istat, secondo i quali nel 2022 erano oltre 5,6 milioni gli individui in condizione di povertà assoluta, danno la misura della gravità della situazione. Tra chi chiede aiuto sono in crescita soprattutto le persone sole: nel 2023 sono state oltre 7.300, il 6% in più rispetto allo scorso anno. Ma tante sono anche le famiglie, e quindi i bambini, che devono contare sull’aiuto dei frati per mettere un pasto in tavola. Nel 2023 le mense stanno supportando più di 1.400 famiglie, composte da più di 750 mamme, 650 papà e 1.400 bambini.

Dal 27 novembre al 23 dicembre torna la campagna solidale Operazione Pane, per sostenere le mense della rete: 20 realtà francescane distribuite su tutta la Penisola, da Torino a Palermo, passando per Milano, Bologna, Roma, a cui quest’anno si aggiungono Cava de’ Tirreni (Sa) e Reggio Calabria. Ogni mese insieme distribuiscono quasi 41.000 pasti. Operazione Pane è presente anche all’estero con 3 realtà in Ucraina, 1 in Romania e 1 in Siria.

«Negli ultimi anni abbiamo accolto e sostenuto sempre più persone» – commenta fr. Giampaolo Cavalli, direttore di Antoniano – «e la situazione non sta migliorando. Con l’aumento dei prezzi per troppe persone è sempre più difficile mettere un pasto in tavola, ma il bisogno alimentare non è l’unico che incontriamo. In tanti si rivolgono a noi perché non riescono a pagare le bollette e l’affitto, perché lo stipendio non basta ad arrivare a fine mese. Per continuare a stare accanto a tutte queste persone abbiamo a nostra volta bisogno dell’aiuto di tutti».

 

Ginevra Larosa

Foto © Euronews, Bloomberg, Euractiv

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