Al filosofo Massimo Cacciari il Premio Raffaello 2023 a Pesaro

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Cacciari

Nella serata all’Alexander Museum di Pesaro ha presentato il suo ultimo libro “Metafisica concreta” edito Adelphi

 

Un grande intellettuale, filosofo, ex sindaco di Venezia, Massimo Cacciari ha ricevuto all’hotel Alexander Museum di Pesaro, il premio Raffaello. L’iniziativa voluta dal proprietario della originale struttura alberghiera-museale, conte Alessandro Marcucci Pinoli di Valfesina, in questi anni ha premiato personalità dell’arte, cinema, letteratura e altre discipline.

Il 2023 ha visto la premiazione di Cacciari, frequentatore di Pesaro, grazie all’amicizia con il pesarese Ivano Dionigi, rettore emerito dell’Università di Bologna. Nella serata all’Alexander Museum, Massimo ha presentato l’ultimo suo libro “Metafisica concreta” edito Adelphi. In realtà questa opera teoretica è la summa dei suoi ultimi libri e vuole essere un omaggio, sin dal titolo, al richiamo di un progetto filosofico inascoltato, vuole creare un dialogo tra le scienze dopo le rivoluzioni epistemologiche del Novecento, la Metafisica, intesa come capacità di riconoscere i nessi, le analogie, alla ricerca di quei principi che diano il senso dell operare delle scienze.

Metafisica

Un labirinto creato a Cacciari in cui il rapporto tra scienza e filosofia emerge come il problema intorno al quale dispiegare un dispositivo teorico e che è fissato in “Dell’inizio e Della cosa ultima”, maggiormente concentrate sulla relazione fra filosofia e teologia. Il primo riferimento per Cacciari è il filosofo spiritualista Pavel Florenskij, che realizzò un’opera innovativa dal titolo “Allo spartiacque del pensiero. Lineamenti di una Metafisica concreta”. Come in Florenskij, non accetta una subordinazione gerarchica, nè quella della separazione fra scienza e filosofia.

Ed è lo stesso Pareyson in ontologia della libertà a riprendere le elaborazioni schellinghiane tramite le quali Cacciari ha posto il problema dell “Inizio in chiave anti-hegeliana. La mancata attenzione sul nesso tra una ontologia della libertà e la Metafisica implicita nella contemporanea scienza della natura”. Il dispositivo teorico che varia dai tempi di “Dell’inizio” è quella di un neoplatonismo che tiene insieme le due ipotesi dell’uno irrelato e dell’uno che è, dell’uno totalmente altro e dell’uno che congiunge la molteplicità degli enti. Un dispositivo teorico che si rifà a Plotino, Proclo, Cusano, Bruno, Leibniz, Schelling, ma che trova spazio nella filosofia russa, da Solovev a Bulgakov e Florenskij, con cui Cacciari dialoga dai tempi di “Icone da leggere”.

Orizzonte ontologico

L’idea di scienza, in Metafisica concreta più sviluppata, ritorna all’orizzonte del pensiero Cacciarinegativo. Diviene allora una ragione insufficiente, come nell'”Uomo senza qualità” di Musil. Questa indeterminazione è prospettiva che sul piano logico e sperimentale si rende compatibile con l’orizzonte ontologico omnipossibilita come inizio. Tutto ciò che accade non è riconducibile a un’ordine che contengono in sè. Lo sguardo metafisico non vuole andare al di là, non cerca “un mondo dietro il Mondo”, ma vuole cogliere i nessi a cui i diversi discorsi scientifici, nel loro mettere ordine, alludono.

Questa escatologia permette di rintracciare la radice comune del messianesimo ebraico e di un cristianesimo tragico come in Dostoevskij. E una escatologia che prova a pensare l’impossibile e prova a scardinare il Muro di Pietra, che cerca nella parola morte di Heidegger la condizione intrascendibile del Dasein o la illusione nichilista di Severino. Ma poi nel pensiero di Cacciari vi sono altre schegge variabili che vanno da Francesco d’Assisi a Dante, da Kafka  a Godel e i maestri di un novecento da Schopenauer, Nietzsche e Wittgenstwin. Coordinate teoriche che conducono l’articolazione di “Metafisica concreta” a ripercorrere una storia del rapporto tra filosofia e scienza.

 

Paolo Montanari

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