Figli d’Italia, il viaggio della Riconoscenza

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Un cammino nella memoria italiana passeggiando per il cimitero monumentale di Roma con i visionari del Risorgimento, i ragazzi degli anni di piombo, e i patrioti delle grandi guerre

Domenica 14 gennaio il cimitero di Roma è stato animato da una passeggiata interrotta con soste accompagnate da momenti di musica, rappresentazioni artistiche, citazioni letterarie e racconti di momenti che affondano le radici nel sangue della storia nazionale.

 

L’iniziativa Figli d’Italia si ripete ormai da quarant’anni e si svolge tra le lapidi e i cipressi del Verano. Centinaia di persone si sono raccolte di fronte a tre luoghi simbolici per raccontare il legame tra chi vive e chi ha dato la vita per chi vive. La volontà non è quella di negare la morte ma di darle un senso contemplandola, attingendo da essa nuova linfa per essere degni di quei caduti.

Evoluzione dell’iniziativa

I militanti politici fino agli anni Novanta erano soliti recarsi in un pellegrinaggio doloroso sulle tombe dei ragazzi uccisi nelle lotte politiche degli anni Settanta per testimoniare che non si erano dimenticati di loro e del loro sacrificio. Nel Novanta ci fu la svolta: la presa di coscienza che quei ragazzi non avevano sacrificato se stessi per una ideologia ma per l’Italia e che la guerra civile strisciante che gli aveva condannati non era diversa da altri conflitti. Così la visita di militanti ad altri militanti è stata trasformata in una festa in onore di eroi che hanno reso grande l’Italia.

Negli ultimi decenni l’iniziativa non è più contemplazione della morte ma ricerca della vita. I fratelli caduti nel nome dell’Italia sono stelle che illumineranno per sempre il cielo del Mondo. Si è assistito a un evento per tramandare ai figli il senso di un popolo che si è battuto per essere libero.

Non erano presenti simboli politici, di partito o di associazione perché la manifestazione appartiene alla Nazione tutta intera. Non si è trattato di un corteo ma di una vera e propria passeggiata: composta, silenziosa, ordinata, raccolta, in ascolto dei passi, del vento e del respiro perenne di un luogo memorabile.

Sepolcro di Mameli

La prima tappa accompagnata dalla musica di un violino è stata quella di fronte al sepolcro di Goffredo Mameli, patriota e poeta. È morto a ventun anni perchè credeva nell’Italia unita, indipendente e sovrana. Le sue parole vennnero poi cantate in ogni campo di battaglia fino al 1861, anno in cui il sogno si concretizzò con l’unificazione del Paese.

I ragazzi si sono alternati nella lettura di alcune citazioni da Mazzini a Virgilio, da Oriana Fallaci a Nazario Sauro, citazioni sulla Patria e sul nostro Paese. È poi seguito il racconto storico dell’Italia risorgimentale, insieme alla visione dei giovani di tutta Europa che credevano nella libertà, e al ricordo dei caduti del Risorgimento.

Lapide di una vittima degli ” anni di piombo”

La seconda tappa è avvenuta presso la lapide di Stefano Recchioni, realizzata dalla madre per celebrare tutti i ragazzi uccisi negli “anni di piombo”. Tante le citazioni lette anche qui: Coelho, Fellini, Cervantes, Chesterton, Tolkien e lo stesso Stefano Recchioni.

Le pagine raccontate sono state per questa tappa strappate dai libri della storia più recente. Sono fatti intrisi di orrore e di ingiustizie ma anche di amore, coraggio e lotta fatta col sorriso. Avvenimenti degli “anni di piombo” dove moriranno troppi ragazzi, sia della destra che della sinistra, pagine di verità celata davanti a cui si ha il dovere di ricordare tutti quei morti, indistintamente.

Al racconto commosso del rogo di Primavalle è seguito quello delle aggressioni, degli attacchi, delle sassaiole lungo tutta l’Italia degli anni Settanta. Fu un’epoca buia che cambiò la vita dei nostri ragazzi e il modo di fare politica: si rispondeva alla violenza con violenza, al sangue con sangue. Nel racconto viene riportato il gesto dell’allora presidente Sandro Pertini, un ex partigiano, che andò a trovare in ospedale l’attivista Paolo Di Nella, mettendo fine a un decennio di esecuzioni.

In quegli anni girava lo slogan «uccidere un fascista non è un reato» e la stessa stampa e l’opinione pubblica dava maggior risonanza alle uccisioni di esponenti di sinistra piuttosto che a quelli di destra. Tramandare questa storia è ristabilire in qualche modo la verità. Come momento musicale di questa seconda tappa è stata eseguita alla chitarra una toccante canzone scritta dallo stesso Stefano Recchioni.

Sacrario dei Caduti

La terza e ultima tappa si è svolta presso il Sacrario dei Caduti della Prima guerra mondiale. Il luogo simbolico ha ricordato le vittime delle guerre moderne, della mafia, delle dittature e del terrorismo.

Su questa ara sacra sono state ricordate le esistenze degli eroi, dei patrioti, di uomini e donne, della gente comune le cui vite si sono intrecciate con la storia del Paese. Soldati, vittime delle dittature, servitori dello Stato trucidati dal terrorismo e dalla mafia. Ci sono i caduti di Nassiriya e caduti nelle missioni di pace nel Mondo.

Si è ricordata l’eroica impresa di d’Annunzio che sorvolando Vienna, piuttosto che gettare bombe sulla città nemica, lanciò volantini col tricolore, invitando il nemico alla resa. Il ricordo è andato anche alla tragedia confinata nell’oblio delle uccisioni, degli stupri e delle violenze nelle città italiane della Dalmazia.

E ai funzionari dello Stato come Falcone, Borsellino, Ambrosoli che fedeli al proprio dovere non hanno ceduto alle minacce e alla corruzione della mafia, della criminalità, della massoneria. Con coraggio hanno insistito nel loro intento di fare qualcosa di buono per il Paese. A quegli eroi conosciuti e sconosciuti è andato il ricordo e la memoria.

cimiteroGli atti conclusivi sono stati molto scenografici. Si sono esibiti due ballerini vestiti di nero che danzavano sotto un velo bianco. Hanno voluto rappresentare tutte le vittime, accompagnati dal suggestivo suono di un’arpa. La manifestazione si è conclusa donando ai bambini raccolti intorno al sacrario un piccolo tricolore per ricordare loro che sono appunto i figli d’Italia.

 

Veronica Tulli

Foto © Eurocomunicazione

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