Omaggio al grande scrittore praghese Franz Kafka

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Kafka

Nei testi del più grande e rivoluzionario scrittore del XX Secolo emerge un inguaribile amore per la capacità di immaginare nuove storie

 

“Il Mondo enorme che ho nella mia testa. Ma come liberarmi e liberarli senza mettere a soqquadro. E mille volte piuttosto strappano o mi trattengono (…). Per questo sono qui,  questo è abbastanza chiaro per me”. Questa riflessione esistenziale di Franz Kafka, lo scrittore praghese di cui ricorrono quest’anno i 100 anni dalla morte, è stata una costante nella sua vita e tragica conclusione. Un’esistenza pervasa dal desiderio di trovare un posto nel Mondo, ma che invece ha dato luogo ai dubbi esistenziali e ai buchi neri. La società lo aveva risucchiato e vedeva altre persone fare lo stesso senza via di scampo. Da qui la modernità delle sue opere, per un verso labirintiche sul modello di Borges e dall’altra filosofico e drammaticamente vissute come in un altro autore, di cui si ricorda l’anniversario Bukovski.

Senso del dovere e solitudine

Due personalità diametralmente opposte: il Kafka figlio e vittima della società borghese mitteleuropea, soffocato da immagini presenti nei suoi romanzi, ancora oggi molto attuali. Dall’altra Bukovski, dove il malessere è ancora più radicale perché colpisce il sistema sociale e politico del suo tempo. Due rivoluzionari, ma certamente Kafka lo ha fatto alla letteratura del XX secolo. Il piccolo assicuratore praghese non aveva molto tempo da dedicare alla scrittura, la sua vera vocazione. “La Metamorfosi” del 1915 è il ritratto del senso di colpa e di inadeguatezza nei confronti della propria famiglia del proprio lavoro e in definitiva dell’ambiente sociale in cui lo scrittore viveva.

Poi un susseguirsi di romanzi, racconti, lettere, in cui Kafka fa emergere con chiarezza l’immagine di un uomo diviso fra un asfissiante senso del dovere e una inevitabile solitudine.

Dai romanzi “Il processo” “America” “Il castello“, dai racconti e soprattutto dai diari e dalle lettere, le più famose “Lettera al padre” (1919) e “Lettera a Milena” (1968), emerge l’immagine di un uomo diviso fra il dovere e la solitudine. E i temi esistenziali kafkiani tengono conto di una singolare capacità di introspezione e di trasfigurazione del reale. Sono rimaste immortali le parole che Kafka pronunciò per consolare una bambina conosciuta per caso in un parco berlinese. Lo scrittore si immedesima nella figura della bambola persa: “Per favore non piangere, sono partita in viaggio per vedere il Mondo, ti riscriverò raccontandoti le mie avventure”.

Frammenti di realtà

Nei testi di Kafka emerge un inguaribile amore per la capacità di immaginare nuove storie e un posto che le rende vive. E il realismo magico di Kafka nelle Metamorfosi, anticipano e attualizzano le angosce e l’inquietudine dei nostri giorni e di una letteratura che con forme diverse e narrazioni e stili, mantiene reale la sostanza dei valori. Dal Leopardi, a Borges, a Marquez; Ma anche dai romagnoli Dino Campana alle opere del pittore Antonio Ligabue, l’inquietudine e la solitudine, devono ricordarsi degli scritti di Kafka.

Per Giorgio Manganelli il fenomeno Kafka è «una presenza deforme che continua ad agire e ipnotizzare il pubblico con la sua straordinaria maniera di fare letteratura. Uno scrittore Kafkalabirintico, astratto, duro e arcaico. Vi è nella rilettura di Kafka la sproporzione della dimensione eroico-tragica della sua scrittura, contrapposta alla povertà e sordidezza del quotidiano». Per Franco Fortini: «partendo dalla giovinezza dello scrittore e dalle testimonianze delle lettere e dai diari, in Kafka vi è una forte vitalità accompagnata da una ricerca della distruzione. Lo scrittore boemo è un eroe dei nostri tempi, in cui si incarnano angoscia e orrore istituzionalizzato, per cui i conti non sono chiusi e dobbiamo accettare quei meravigliosi frammenti di realtà che lui ci offre».

 

Paolo Montanari

Foto © Radio Duna, LetteraTUreStorie, Riflessioni

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