Il pianista milanese che ha rivoluzionato l’interpretazione di Chopin ma anche dei musicisti contemporanei, era legato a Pesaro e a Rossini
Maurizio Pollini, intellettuale schivo ma di profonda cultura musicale, è scomparso all’età di 82 anni nella sua casa milanese. Profondo conoscitore e rivoluzionario fu definito il pianista dei due mondi e reinterpretò Chopin e Beethoven. Inoltre, promosse l’ascolto di autori contemporanei.
Lascia in eredità la sua visione della musica, vissuta anche come strumento di trasformazione della società. Un aspetto questo che lo accomuna al direttore d’orchestra Claudio Abbado di cui ricorrono i 10 anni anni dalla morte. Infatti Pollini e Abbado avevano una visione della musica non accademica, ma aperta a tutti con un profondo indirizzo sociale. La musica educativa fra le classi sociali e soprattutto un messaggio per le nuove generazioni.
Il maestro Chailly, direttore dell’orchestra del teatro della Scala di Milano, il teatro dove si formò Pollini, ha parlato del «sodalizio con l’artista, intenso, frequente ed elettrizzante». Il pianista Giovanni Allevi ha scritto sui social: “Così come, grazie a Kant e Platone, ho fede nell’immortalità dell’anima, il maestro Pollini dimostra la permanenza eterna dell’Arte e della Bellezza nella storia futura dell’umanità” E il compositore Nicola Piovani ha scritto: “Quando gli artisti giganti volano in cielo, sulla terra rimane un vuoto amaro“.
Pollini e il rapporto con Pesaro e il Rossini opera festival
Maurizio Pollini dopo aver vinto da giovanissimo il prestigioso Premio internazionale
pianistico Chopin, si esibì fra i primi concerti al pubblico a Pesaro, e la critica musicale e il pubblico compresero il suo talento da enfant prodige. La sua interpretazione di Chopin, lanciava un messaggio musicale nuovo, che si sarebbe sviluppato nella sua lunga e gloriosa carriera, suonando nelle più grandi sale da concerto al Mondo e inaugurando a Roma il Parco della Musica, progettato dall’amico Renzo Piano, tornando spesso nella Capitale, ospite dell’Accademia di Santa Cecilia.
Ma si esibì anche nelle scuole di periferia, in fabbriche occupate, coltivando l’amore per l’arte e la passione civile. E la passione per il nuovo che Maurizio Pollini ereditò dalla famiglia, il padre Gino, grande architetto e tra i fondatori del Movimento Razionalista italiano, e la madre Renata, musicista e lo zio, il noto scultore, Fausto Melotti, fecero crescere Pollini in un ambiente di entusiasmo e soprattutto per il moderno.
Il ruolo di Elena
Ma per Pollini, a cui la musica non stancava mai, la scoperta era anche di autori del passato, come quando nel 1981 venne ripresa l’edizione critica del Rossini Opera Festival (Rof) e per la prima volta e l’unica vide la direzione d’orchestra di Pollini con Lella Cuberli. Da allora “La donna del lago“, fu rappresentata nel ruolo di Elena da grandi cantanti come Montserrat Caballe, Katia Ricciarelli, Cecilia Gasdia, June Anderson, Mariella Devia e Joyce Di Donato e il ruolo di Malcolm a Marilyn Horne, e Lucia Valentini Terrani.
Ma quella prima rappresentazione della Donna nel lago con la direzione di Maurizio Pollini, rimase nella storia del Rof. Seguii tutte le prove dell’opera all’auditorium Pedrotti di Pesaro, dove rimasi meravigliato dai gesti naturali della direzione d’orchestra di Pollini. Parlando al termine di una prova con il maestro Pollini, mi disse: «l’acustica dell’Auditorium Pedrotti del Conservatorio Rossini, è tra le migliori al Mondo».
Il debutto milanese
Nel 1958 Maurizio Pollini, sedicenne, debuttò al Teatro alla Scala, eseguendo in prima assoluta la Fantasia per pianoforte e strumenti a corda di Ghedini diretto da Thomas Schippers e dove tornò costantemente per oltre 150 tra recital e concerti da solista o con i direttori più importanti. Anche per il maestro Riccardo Muti, la figura di Pollini rimarrà nella storia del pianismo mondiale.
«Un poeta del pianoforte che nei suoi lunghi anni di straordinaria carriera ha dato lustro all’Italia sulla scena artistica internazionale», cosi si è espresso il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Un viaggio musicale
Pollini ha unito la passione per il grande repertorio pianistico, sua l’incisione completa dei “Notturni di Chopin”, un grande successo per la discografia italiana, fino alla vocazione per la musica contemporanea, da Schoenberg a Boulez, tenendo a battesimo opere i musicisti dei nostri giorni. Da qui il “Progetto Pollini”, con concerti in cui proponeva Beethoven insieme a Berio e Nono. Il maestro denunciava un distacco fra il pubblico e gli autori dei nostri tempi e ciò non era mai accaduto in passato. Lui che detestava la tecnica musicale, ma ne era dotato in modo sbalorditivo, esercitandosi con la musica e per il rapporto mani e cuore di un pianista spiegava: «Si dà per scontato che l’interpretazione debba venire dal cuore, ma non è vero, può venire da tante altre parti del corpo», un omaggio al suo maestro Rubinstein.
Paolo Montanari
Foto © Le Salon Musical, Il Giornale della musica, Teatro













