Il lato nascosto della Luna come sito per osservazioni speciali

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Luna

Un sito per spionaggio o deposito di armamenti oppure rivelatori per lo spazio profondo e sfruttamento delle risorse naturali

 

Il programma Artemis e le missioni commerciali hanno riacceso un vivo interesse per il nostro satellite. A cinquanta anni dal Programma Apollo si ricomincia a parlare di viaggi e colonizzazione e la carta geografica lunare ci è sempre più familiare. Eppure, vi è un suo aspetto, un suo lato, definito spesso e impropriamente “oscuro”, che è meno conosciuto, proprio perché la Luna non ce lo mostra mai: il Farside, ovvero il suo lato nascosto, quello a noi più lontano che si contrappone al Nearside, che vediamo abitualmente.

Un nascondiglio permanente che potrebbe ospitare minacce o grandi opportunità

La Luna orbita intorno al Pianeta in modo sincrono, ovvero impiega lo stesso tempo a ruotare attorno al suo asse e a effettuare una rivoluzione completa attorno alla Terra. Questo significa che il periodo di rotazione coincide con l’orbitale e, di conseguenza, il lato a noi visibile della Luna è sempre lo stesso. Quindi il lato nascosto rimane tale in permanenza. Nessuno potrebbe vedere dalla Terra un sito nel Farside. Questa caratteristica può essere sfruttata in molteplici modi. Si potrebbe usare la faccia nascosta per costruire insediamenti di spionaggio o magazzini per armamenti oppure per osservazioni scientifiche dello spazio profondo o di sfruttamento delle risorse del sottosuolo lunare. Questi semplici esempi fanno capire come sia importante presidiare e controllare la faccia nascosta del nostro satellite da parte di un organismo internazionale super partes.

Un ambiente incontaminato privo di interferenze elettromagnetiche

Tuttavia i due volti della Luna hanno caratteristiche profondamente diverse tra loro: il lato vicino appare liscio e fortemente caratterizzato da macchie scure di magma basaltico che chiamiamo mari. Il versante nascosto risulta pieno di crateri e composto prevalentemente da una roccia magmatica che rappresenta la crosta originaria del nostro satellite. Il fatto che nella parte nascosta ci siano molti più crateri ci racconta di come il Farside sia il più antico. Inoltre il lato visibile è esposto alle trasmissioni terrestri mentre il nascosto, proprio per le sue caratteristiche di isolamento precedentemente discusse, risulta essere schermato dalle interferenze provenienti dalla Terra. Di conseguenza, si caratterizza come un ambiente incontaminato.

Ricerca scientifica e cosmologia

La Luna è adatta per rivelare piccoli segnali provenienti dallo spazio, perché non c’è atmosfera, né ionosfera. Dalla faccia nascosta non si vede la Terra e quindi si possono evitare tutti i segnali provenienti dalle trasmissioni televisive, dai telefoni cellulari e dai radar. Quindi, se si vogliono osservare segnali molto deboli dell’Universo primordiale, il lato nascosto della Luna è un luogo ideale. Attualmente, con i telescopi più recenti, come il James Webb Space Telescope, stiamo guardando indietro nell’Universo fino a qualche centinaio di milioni di anni dopo il Big Bang. Con dei radiotelescopi installati sulla faccia nascosta della Luna potremmo rilevare i deboli segnali della cosiddetta radiazione a 21 centimetri, prodotta dalle nubi di idrogeno che pervadevano il Cosmo prima della formazione di stelle e galassie.

Una efficace difesa dagli asteroidi

Il Farside e le sue caratteristiche possono anche essere utilizzate per monitorare gli asteroidi potenzialmente pericolosi. Ad oggi ne sono stati osservati un totale di 1.345.911 nel Sistema Solare, dei quali 35mila sono classificati come NEO (Near Earth Objects). Di questi è conosciuto il 95% di quelli con diametro maggiore di 1 km, mentre per quelli di dimensioni più piccole, ovvero maggiore di 140 metri, la percentuale scende sensibilmente al 40%. Questi valori sono particolarmente significativi, poiché essi mostrano come non siano tanto gli asteroidi di dimensioni massive a destare preoccupazione, piuttosto quelli di dimensioni minori che ancora non sono stati scoperti. Questi, seppure più piccoli, possono comunque causare danni di grande portata. Anche in questo caso, un sistema di osservazione localizzato sul lato lontano della Luna comporterebbe enormi vantaggi, in quanto l’osservazione sarebbe priva delle interferenze dovute all’atmosfera terrestre e ai satelliti in orbita.

Lo sfruttamento minerario di materie prime rare

Sulla Terra alcune importanti risorse naturali si stanno esaurendo come quelle necessarie per i componenti elettronici, il cui prezzo è destinato ad aumentare sempre più. Come noto oggi il mercato mondiale è dominato dalla Cina che produce circa il 60% delle terre rare esistenti. La Luna è una miniera di questi elementi rari e lo sfruttamento delle risorse avrà un crescente interesse sia commerciale che politico. In particolare, aree come il bacino Polo SudAitken, che è un cratere meteoritico di circa 2.500 km di diametro nei pressi del Polo Sud lunare, sarebbero particolarmente promettenti in quanto ricche di ferro, titanio, torio. Ad oggi l’unica missione che abbia raggiunto il lato nascosto della luna è Chang’e 4, dell’agenzia spaziale cinese (CNSA), che ha effettuato un soft landing il 3 gennaio 2019, rilasciando il primo rover su questo lato della Luna.

Aree lunari protette e accordi internazionali

In questo complesso scenario, ci sono anche conflitti di interesse tra scienza e lunar economy. Da più parti si pensa di istituire aree naturali protette sulla Luna, similmente a quanto fatto sulla Terra per aree di grande rilevanza ecologica, scientifica, come i parchi nazionali e le biosfere. In particolare, un insieme di attività di origine antropica non controllate sotto un framework operativo condiviso, potrebbero comportare l’inquinamento definitivo di questo ambiente tanto prezioso quanto delicato. Allo stesso tempo, i recenti Accordi Artemis non forniscono precisazioni su questi punti, focalizzando l’attenzione sulla preservazione non tanto dell’ambiente naturale, quanto dei siti storici di atterraggio di missioni significative per la storia esplorativa del satellite, come i siti degli allunaggi Apollo.

A tal proposito però, l’istituzione di aree protette condivise non sembra essere una soluzione di semplice adozione, in quanto, a livello legislativo, il Treaty on Principles Governing the Activities of States in the Exploration and Use of Outer Space, including the Moon and Other Celestial Bodies, anche conosciuto come “Outer Space Treaty”, attivo dal 1967 e firmato da 102 Paesi, agli articoli I e II prevede il libero accesso di tutte le aree della Luna e altri corpi planetari, senza restrizioni, escludendo la possibilità di appropriazione esclusiva di una qualsiasi area da parte di Stati.

 

Nicola Sparvieri

Foto © Curioctopus, NASA LRO, La Repubblica, Wired Italia

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