La situazione dei gruppi parlamentari di Strasburgo a un mese dalle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo
Le coalizioni e i gruppi parlamentari del Parlamento europeo (Pe) sono formate dai partiti nazionali sulla base di una affinità politica e ideologica comune. Tuttavia, queste coalizioni possono cambiare a seconda dell’esito elettorale e della situazione politica del momento.
I gruppi parlamentari europei e la componente italiana
Schematicamente possiamo definire i gruppi parlamentari di Strasburgo e i relativi partiti italiani nel seguente modo:
- Partito popolare europeo (Ppe, centrodestra) – Forza Italia, Südtiroler Volkspartei e Noi Moderati.
- Socialisti e Democratici (S&D, centrosinistra) – Partito Democratico.
- Renew Europe (liberali) – Azione, +Europa, Italia Viva.
- Verdi (ambientalisti) – Alleanza verdi e sinistra.
- Conservatori e riformisti (destra) – Fratelli d’Italia.
- Identità e democrazia (estrema destra) – Lega.
- La sinistra (sinistra/estrema sinistra).
- Non iscritti – Movimento 5 Stelle.
Il Pe possiede 720 seggi, 76 dei quali saranno occupati da eurodeputati italiani scelti per elezione diretta dai cittadini. Per garantire la proporzionalità il territorio nazionale è suddiviso in cinque circoscrizioni elettorali sovra-regionali che eleggono un numero di deputati in proporzione agli abitanti.
Le cinque circoscrizioni italiane
La circoscrizione Nord-Occidentale comprende Valle d’Aosta, Liguria, Piemonte e Lombardia.
È la più popolosa ed esprime 20 seggi. Della Nord-Orientale fanno parte Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige e Veneto. Si eleggono qui 15 deputati. La circoscrizione Centrale è composta da Lazio, Marche, Toscana e Umbria ed elegge 15 seggi. La Meridionale include Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise e Puglia. Sono 18 i seggi scelti dagli elettori del Mezzogiorno. Infine, la circoscrizione Isole, elettori di Sardegna e Sicilia sono rappresentati a Bruxelles da otto eurodeputati.
L’importanza dei gruppi parlamentari
Il comportamento dei gruppi parlamentari nel Pe segue la congiuntura politica del momento. Pertanto, anche se un partito o un gruppo politico può avere una maggioranza su determinate questioni, non è garantito che questa sia automaticamente trasferita al sostegno della Commissione europea. In termini di controllo politico, il Pe ha il potere di approvare o respingere la nomina della Commissione. Dopo le elezioni europee, il Parlamento elegge il presidente della Commissione su proposta del Consiglio europeo, prendendo in considerazione i risultati delle elezioni e le consultazioni con i gruppi politici del Parlamento. Inoltre, ha il potere di censurare la Commissione tramite un’apposita mozione, se ritiene che l’operato dell’organo sia inadeguato o inappropriato.
Non può direttamente rimuovere la Commissione
Tuttavia, nonostante il suo potere di controllo, il Parlamento non può esautorare direttamente la Commissione o il Consiglio europeo.
Questi organi hanno i loro ambiti di competenza e responsabilità specifici all’interno del sistema decisionale dell’Ue. La Commissione è responsabile dell’attuazione delle politiche dell’Ue e dell’applicazione delle leggi, mentre il Consiglio europeo, composto dai capi di Stato o di Governo degli Stati membri, guida l’agenda dell’Ue. Sia il Parlamento che la Commissione svolgono ruoli fondamentali nella formulazione e nell’attuazione delle politiche, ma la seconda non è retta da una maggioranza del Pe.
Il risultato elettorale sarà l’ago della bilancia della nuova Europa
Il presidente della Commissione europea viene proposto dal Consiglio tenendo conto dei risultati delle elezioni. Successivamente, il candidato si sottopone a un’audizione davanti al Parlamento europeo, durante la quale presenta il proprio programma politico e risponde alle domande dei membri. Infine, vota per confermare o respingere il candidato proposto. Se non ottiene la maggioranza assoluta dei voti, il Consiglio europeo ne deve proporre uno nuovo entro un certo periodo di tempo.
Il prossimo presidente verrà dal Ppe?
I membri del Parlamento europeo provengono da partiti politici diversi e rappresentano una vasta gamma di opinioni e interessi. Questo significa che non esiste una maggioranza monolitica all’interno che sostenga automaticamente la Commissione. La decisione di confermare o respingerne il presidente è influenzata da una serie di fattori, tra cui la coesione politica tra i gruppi parlamentari, le priorità politiche dei singoli membri del Pe e le questioni specifiche sollevate durante l’audizione del candidato. È ragionevole pensare che il Ppe sarà confermato come il gruppo più forte a Strasburgo. Con 13 capi di Governo su 27 provenienti dalle proprie fila sembrerebbe naturale che sia un loro membro a guidare la Commissione.
Le chances di un italiano
Come noto, Ursula von der Leyen si ricandida alla presidenza, ma la sua corsa sembra osteggiata anche da buona parte dei popolari. Se non ce la facesse, molti commentatori vedono possibili altri membri autorevoli del Ppe.
Ad esempio, la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola oppure il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani. Da più parti si caldeggia a una coalizione tra popolari, liberali e conservatori allargando l’area di centro-destra. In tale caso anche Mario Draghi potrebbe essere un forte candidato con una decisa vocazione a una più stretta integrazione dell’Unione.
Nuove maggioranze con diverse aggregazioni
In conclusione, sostenere che la Commissione europea è retta da una maggioranza del Parlamento sarebbe un’affermazione troppo semplificata. Tuttavia, il Pe ha un ruolo importante nella nomina della Commissione e nel controllo sulla sua attività. La sua influenza dipende da una serie di cause, tra le quali i rapporti politici tra i gruppi parlamentari e le reciproche alleanze su specifici programmi. Dipenderà dall’esito elettorale il formarsi di aggregazioni tra gruppi parlamentari che eleggeranno la prossima Commissione e, quindi, la futura Europa.
Nicola Sparvieri
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